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IL Destino Delle Sacre Rose...CAPITOLO 9-AGGIORNATA!!!!!!!
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Deuccia Cullen



Joined: 10 Aug 2008
Posts: 305
Location: Cagliari

PostPosted: Sun Aug 24, 2008 7:29 am    Post subject: IL Destino Delle Sacre Rose...CAPITOLO 9-AGGIORNATA!!!!!!! Reply with quote

Dunque! Questa è una storia elaborata da due menti malate! XD io e una mia amica un giorno stavamo fantasticando ed è nata questa storielluzza che a conclusione si spera che riusciremo a pubblicare (Rolling Eyes ottimisteeeee) Abbiamo scritto un chappy a testa, e siamo arrivate al 5.. vi posto il prologo e il primo spero vi piacciano! Ne va della nostra -mia e della mia amica Laughing - carriera! Kisses :* ps: se leggete commentate please!
Vi posto le due protagoniste, Alessandra (vestita di blu) e Giulia(vestita di rosso) [



PROLOGO

-Infiniti anni prima.-
Era notte. Una notte senza stelle, illuminata dalla luna piena alta nel cielo. Pianeta stupefacente la luna: mostra il suo volto sempre sorridente, luminoso, privo, o quasi, di crateri, mentre cela la sua parte sofferente, imbruttita, oscura. La parte colma di ferite..
Formulando questi pensieri, un essere dall’età indefinita si tolse gli occhiali a mezzaluna cerchiati di corno e osservò con occhi stanchi la luna che tanto amava e che l’aveva aiutato a formulare un’importantissima scoperta che avrebbe salvato Algor, il suo mondo. Sospirò e si alzò dalla vecchia sedia, passandosi una mano ossuta tra la lunga barba argentea. Afferrò il frutto di anni di ricerche e, con occhio critico, alla luce di una candela tremolante, rilesse quelle righe scritte con una calligrafia elegante, stretta e minuta. La Profezia. Titolo banale per quella scoperta, eppure era proprio così: ciò a cui aveva lavorato per tutta la vita studiando le antiche rune, il ciclo lunare e le costellazioni era proprio una Profezia.
Col cuore, ormai vecchio di mille anni, che si dimenava furioso, scorse la prima parola, poi la seconda, la terza..
“Prestate molta attenzione alle mie parole, o mortali. Nel momento in cui il vostro Regno si troverà sull’orlo del collasso, quando l’odio e il rancore si fonderanno annunciando la dannazione, quando solo i malvagi avranno trionfato abbeverandosi del puro e cristallino sangue degli innocenti, non temete allora di precipitare nell’ignobile ingiustizia. Poiché ciò io vi annuncio, saranno le sacre due rose a salvare il regno e il popolo suo. Bianco e nero, giorno e notte, uomo e donna, sole e luna, bene e male: allorchè l’equilibrio sia ristabilito negli elementi, due fanciulle interverranno. Esse porteranno pace e prosperità, dunque che ciò sia di monito ai malvagi: guardatevi dallo sfidare le rose, poiché esse possiedono accuminate spine.”
Terminò, soddisfatto. La data in cui esse, le sacre rose, sarebbero apparse, era ormai molto vicina. Soffiò sulla fiamma morente, e la candela si spense.

1)

Terra, 2008.
“Abbiamo una notizia dell’ultimo minuto …”
“Capirai”, pensò distrattamente una ragazza dai lunghi capelli castano chiaro, accoccolata sul divano mentre guardava il telegiornale annoiata, sgranocchiando un pacco di biscotti. “Chi avrà divorziato stavolta? Brad Pitt? Oppure Madonna avrà adottato un altro bambino sudafricano?”
Il giornalista proseguì, ignaro dei pensieri della ragazza. “Nei pressi della Sardegna, più precisamente nell’isola di Sant’Antioco, è stata avvistato un oggetto non identificato …” la ragazza balzò in piedi, rovesciando i suoi biscotti, che si sparsero sul pavimento. Corse verso la finestra, sollevò la tenda e osservò attentamente l’oscurità della notte, dissipata soltanto dalla flebile luce delle stelle e della luna nascente. Il mare era calmo, poteva percepirne l’odore salato e il ritmico rumore delle onde che s’infrangevano nel bagnasciuga. Nessuna anomalia. Sospirò, seccata e si voltò verso la televisione. Le solite idiozie dei giornalisti, pensò, non accorgendosi però della scia luminosa che colorava il cielo alle sue spalle.

“Kristal! Come va il motore?” Urlò un uomo dall’aspetto giovane, con orecchie a punta e i lunghi capelli corvini raccolti in una coda, verso una ragazza molto bella, dai lunghi capelli viola e gli occhi di un blu magnetico. “Alexis, non va! Ho tentato con la magia m-ma …” Tremava, sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. “E poi dove si è cacciato quel cretino di Juppiter?!” Sbraitò, agitando le braccia. “Noi stiamo precipitando! Gliel’hai fatto presente?!” Urlò, verso Alexis. “Sì, a quel punto ha scrollato le spalle e …” Alexis deglutì, sapendo che ciò che stava per rivelarle l’avrebbe fatta andare su tutte le furie e questo NON era davvero il caso; conosceva la forza erculea della donna e sapeva che avrebbe dato in escandescenze prima che qualcuno avesse potuto fermarla. “…E?” Incalzò lei afferrandolo per il collo, il viso di lui ad un palmo dal suo naso. Alexis deglutì di nuovo. “E’ andato a dormire …” rivelò, in un sussurro appena percettibile. Lei lo lasciò andare e gli sembrò che la sua figura si fosse d’un tratto ingigantita. “QUELL’IDIOTA!” Gridò Kristal, con tutto il fiato che aveva. Strinse il pugno destro e con tutta la sua forza lo fece ricadere sulla parete dell’astronave, la quale, dopo un sonoro rumore si spense del tutto. Alexis scosse il capo: lo sapeva. “Oh no! E adesso? Cosa raccontiamo al capo? Se precipitiamo in questo luogo sperduto come faremo a trovarle?” Kristal si agitò, continuando a distruggere la navicella con calci e pugni senza rendersene conto. “La colpa è solo tua, maschiaccio!” Sbraitò un altro alieno rivolto a Kristal, uscendo da una porta a forma ovoidale. Era bellissimo: aveva lunghissimi capelli dorati, e i suoi lineamenti delicati erano impreziositi da due occhi di un verde intenso e sfuggente. Lei tirò su col naso e parve calmarsi. “M-ma … la missione … le due fanciulle della profezia …” Borbottò lei, con gli occhioni ingenui lucidi dalle lacrime. “Juppiter, tra meno di cinque minuti cadremo sulla spiaggia” Fece notare Alexis, guardando oltre l’oblò della navicella semi distrutta. “Bene. Preparatevi all’impatto.” Rispose l’alieno biondo, chiamato Juppiter. Kristal gli fece la linguaccia. “Con te farò i conti dopo …” Sentenziò lui, con sguardo severo, mentre le carezzava la testa viola.

Uno schianto sonoro attirò la sua attenzione.
“Giulia! Cos’è stato?”
La ragazza dai capelli castano chiaro venne chiamata dalla madre. “Niente mamma!” Le urlò di rimando. Silenziosa, uscì dalla casa. Doveva sapere.
Quel giorno erano accadute parecchie cose strane. Prima l’annuncio al telegiornale … poi la sua strana voglia a forma di rosa rossa, incisa sulla pelle della sua caviglia sinistra come un marchio impresso a fuoco aveva cominciato a bruciare, e ora questo schianto assordante che proveniva dalla spiaggia … No, lei DOVEVA sapere. Si avvicinò al garage della casa, entrò e prese la sua bici, complice di tante belle giornate estive passate con la sua più cara amica, Alessandra. Già, Alessandra; decise che l’avrebbe chiamata, più tardi. In fondo quella ragazza amava moltissimo il pericolo e questa sembrava un’ottima occasione in cui avrebbe potuto sfruttare quell’amore. Portò la bici fuori casa e si sedette. Cominciò a pedalare, illuminata dalla luce fioca dei lampioni, diretta verso la fonte del rumore.


“Cough! Cough!” Kristal tossì, cercando di scacciare con le mani l’intenso fumo che fuoriusciva dalla navicella, ora completamente distrutta. I tre alieni erano precipitati con tanto di navicella, nella spiaggia accanto ad un’enorme villa. “Potremo riposare là.” Propose Alexis, cercando tra le macerie qualche bagaglio che non era andato distrutto dall’impatto. Kristal giunse le mani con aria sognante. “Chissà se c’è un bagno? Avrei proprio bisogno di una bella doccia …” Agognò. Juppiter la fulminò con lo sguardo. “Ti sembra questo il momento di pensare a simili sciocchezze?” La rimproverò, con durezza. “Ehi! Sono tutta ricoperta di fuliggine e i miei preziosissimi capelli sanno di fumo! Ribattè lei, lagnandosi. “Ti ricordo che se siamo così è colpa tua e dalla tua forza che ancora, nonostante i tuoi 160 anni, non sei riuscita a controllare …” Rimbeccò Juppiter, incrociando le braccia sul petto. Kristal fece per aprire la bocca nell‘intento di rispondere a tono, ma Alexis la zittì, ponendo fine ad una delle tante loro assurde liti. “Vogliamo entrare sì o no?” Chiese ai due, che non smisero di guardarsi in cagnesco. “Oh e va bene!” Sbottò Kristal, dando le spalle al “nemico” e dirigendosi dentro casa. Naturalmente non ci fu bisogno di forzare la maniglia, in quanto l’aliena sfondò la porta con un calcio ben assestato. “Fa paura quando è arrabbiata …” Constatò l’alieno dai capelli corvini. Juppiter sogghignò e afferrò il compagno per il braccio. Lo fissò in volto, tornando serio, e il suo sguardo implacabile lo raggelò. “E’ necessario trovare le due fanciulle. Il più presto possibile. Perciò dobbiamo escogitare un piano.” Gli sussurrò. Qualche istante più tardi, una volta che il biondino abbandonò la presa, si accinsero a seguire Kristal all’interno di quella sconosciuta dimora.

Pedalare! Pedalare!
Giulia pedalava con tutte le sue forze, ripetendosi quella parola come monito. Non ne conosceva il motivo, ma per lei era essenziale raggiungere la fonte di quel rumore. Non sapeva dove andava, ma non se ne preoccupò: si sentiva legata al luogo misterioso da qualcosa; presto o tardi l’avrebbe raggiunto. L’aria incominciò a farsi frizzante, quella notte d’estate. Era ormai notte inoltrata e la luna sovrastava l’immensa volta ricoperta da un soffice manto stellato. Mentre ansimava nel tentativo di accelerare l’andatura, poteva udire i grilli cantare e il dolce russare del mare scosso da un brezza gentile. Sudava, sentiva le gambe cedere. Ormai pedalava incessantemente da un quarto d’ora buono. Si scosse un poco quando vide altezzosa davanti a sé la villa dove spesso lei e Alessandra si erano avventurate da bambine, giocando alle dame inglesi.
Scese cauta dalla bici. Ebbe la certezza di essere arrivata.
Si guardò intorno: sembrava tutto normale e molto tranquillo. Un brivido le percorse la schiena. Non aveva un gran bel presentimento, c’era troppa tranquillità in quel luogo deserto. Odiava ammetterlo a sé stessa, ma aveva paura. “Solo un po’” ammise tra sé e sé, arrossendo percettibilmente. Fortuna che non c’era nessuno e che era notte …
Poi, come un fulmine a ciel sereno, le vide. Il cuore le ballò nel petto, incominciando una sfrenata corsa verso una meta ipotetica e lo stomaco si strinse in una feroce morsa, come se fosse stata costretta a inghiottire dell’acqua gelida. Si portò le mani alla bocca per soffocare l’urlo agghiacciante che stava per emettere, ma si sorprese quando, invece, le uscì soltanto un gemito di spavento. Proprio lì, davanti all’antica dimora, c’erano delle rovine di qualcosa. Lentamente e con passi felpati si avvicinò per scoprire di cosa potesse trattarsi e stavolta, osservando un pezzo di metallo che, decisamente -per la sua lucentezza, leggerezza e per il fatto che era capace di librarsi in aria da solo- non proveniva dalla Terra, quasi svenne. Aveva ragione dunque il giornalista, pensò amaramente. Beh ogni tanto anche loro raccontano la verità … Sospirando, deglutì e lasciò che quello strano metallo di una qualche navicella aliena si librasse in aria senza alcuna difficoltà. Si accostò alla casa e cominciò a sentire delle voci (probabilmente di chi aveva viaggiato su quella astronave) che discutevano concitate. Corse verso una finestra rigorosamente sbarrata con delle assi, s’inginocchiò e tese le orecchie, in ascolto.
“… Potremo cercarle benissimo anche qui!” Sbraitava una profonda voce maschile. Ah, buono a sapersi. Cercavano qualcosa, dunque.
“Insomma Juppiter!” esclamò una fastidiosa vocetta femminile, “Siamo in un’isoletta sperduta di una regione sperduta! Come speri di trovarle qui?” Proseguì, alzando il tono di voce. “scusate, ma.. Anziché pensare a dove cercarle, perché non ci concentriamo su come farlo? A questo punto, vedo che ci siamo concentrati su un punto irrilevante tralasciando quello fondamentale, temo.” Dopo questa dichiarazione espressa da un’altra voce maschile, il silenzio regnò sovrano. Fu la donna a rompere il silenzio opprimente. “Abbiamo un indizio, Alexis.” Sussurrò evidentemente all‘uomo che aveva appena parlato. “Già, ha ragione Kristal.” Non lo vide, ma le sembrò quasi di poter percepire che l’uomo chiamato Juppiter annuì verso la donna. “Le due fanciulle hanno rispettivamente due voglie a forma di rosa, una blu e l’altra rossa. Possono essere collocate in qualunque parte de corpo.”
“Bell’indizio!” Sbuffò Alexis, “Ci sono migliaia di ragazze al mondo e …” S’interruppe, confuso. Giulia tremava da capo a piedi: aveva gridato, osservando la sua voglia rosa e rendendosi cosciente di ciò che stava capitando. Gli alieni parvero averla sentita, perché un attimo dopo un boato l’assordò e vide una confusa macchia viola atterrare accanto a lei. Si sbalordì non poco, capendo che ad aver provocato l’esplosione distruggendo il muro della casa e ad atterrare così agilmente accanto a lei era stata una ragazza che dimostrava all’incirca una ventina d’anni.La donna le sorrise con fare complice. Era bellissima. Aveva dei lunghissimi capelli viola, lasciati liberi di piovere sulle spalle fino alla vita. I suoi delicati ed affascinanti lineamenti ora erano illuminati dal sorriso e dagli occhi di un incredibile blu intenso. Era vestita con un leggero corpetto lilla che le ricalcava le forme sinuose e faceva intravedere l’ombelico, e con una cortissima gonna dello stesso colore. Portava come unico ornamento degli orecchini sulle stranissime orecchie a punta. “Abbiamo una spiona eh?” Disse, con dolcezza. Giulia arretrò. “Dà qua!” Strepitò all’improvviso Kristal, afferrandole la caviglia con la voglia rossa. Gli occhi le si illuminarono di una gioia infantile. “Kyaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!” Urlò, abbracciandola. Giulia dovette soffocare le risate, di fronte alla stranezza di quell’aliena così infantile. “Cosa è successo?” I suoi due compagni la raggiunsero, colmi di apprensione. Si fermarono di botto, osservando Giulia. Indugiarono a lungo ispezionandole i lunghi e mossi capelli chiari, i suoi occhi color dell’ambra e i suoi vestiti estivi. Lo sguardo di entrambi gli alieni si posò sulla caviglia della ragazza spostandosi increduli sulla figura di Kristal, come per cercare conferma. Lei, intuendo i loro pensieri, annuì raggiante. “Ne abbiamo trovato una!”

“Insomma, io sarei destinata a salvare il vostro mondo?” Chiese Giulia ai tre, una volta che l’ebbero fatta entrare nella casa disabitata e fatta accomodare in un divano tolto fuori con la magia di Alexis per l’occasione. Juppiter, che si era voltato scrutando l’oscurità che inghiottiva il cielo oltre la finestra impolverata di quell‘antico salotto, ritornò a posare i suoi occhi verdi su quelli ambrati di lei, come se volesse oltrepassarla con i raggi X. “Esatto. Tu e un’altra ragazza. Il nostro regno è minacciato da potenti invasori di altri mondi, comandati dal cugino del nostro sovrano. Purtroppo, il nostro imperatore è sotto il controllo mentale di quest’ultimo e con trattati in favore del perfido cugino sta distruggendo l’intera popolazione. Un valoroso combattente, nonché nostra valida spia all’interno dell’esercito reale, ha radunato tutti coloro che si oppongono alla politica del nostro imperatore, una volta che ebbe scoperto l’esistenza di una profezia.” Spiegò, senza distogliere lo sguardo. “Profezia?” chiese, in un sussurro. Alexis prese la parola. “Racconta che due giovani fanciulle, recanti due voglie colorate a forma di rosa incise sulla pelle, rispettivamente una blu e l’altra rossa siano le uniche a poter salvare il nostro mondo.”
“Attenendosi a questa cosiddetta profezia ” intervenne Kristal, “Dove è scritto che le fanciulle, benché umane, siano dotate di strani e meravigliosi poter poteri, ha mandato noi tre sulla Terra per cercare queste due fanciulle, portarle nel nostro mondo e addestrarle a dovere.” Concluse. Giulia rimase interdetta. Non sapeva se crederci o no. Era un sogno? Certo che per esserlo era davvero molto realistico. Ora dovevano solo cercare una ragazza con una voglia simile alla sua. Sì, ma dove? Il panico la invase pensando che al mondo esistevano migliaia, anzi no, milioni di ragazze … Poi, di colpo, un’immagine, o meglio, un ricordo, le attraversò la mente.
Lei e Alessandra tre anni fa, quando avevano appena quattordici anni, stavano facendo il bagno insieme nella grande vasca da bagno di casa sua. “Voglio mostrarti il mio piccolo segreto.” Sorrise Alessandra all’amica, “E’ una cosa che nessuno a parte mia madre ha mai visto … e poi sono così contenta di averla uguale alla tua!”
Giulia le sorrise di rimando, e Alessandra spostò un poco un lembo del reggiseno del costume da bagno che aveva indossato, mostrando una voglia a forma di rosa blu, identica a quella che lei aveva impressa sulla caviglia.
Giulia tornò alla realtà. Con gesto fulmineo estrasse il cellulare dalla tasca e digitò il numero dell’amica. Si fermò prima di pigiare il tasto verde, però, notando l’espressione di puro terrore dipinta sul viso dei tre strani alieni. “Sta- stammi lontana!” Balbettò Kristal, osservando l’oggetto che Giulia teneva in mano come se fosse una bomba con la miccia accesa. Giulia rise e i tre la osservano con circospezione. “State tranquilli. Con questo vi porterò la seconda ragazza!” Disse lei sorridendo. Si accinse a premere il tasto e la chiamata partì.
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Last edited by Deuccia Cullen on Sat Oct 18, 2008 7:43 pm; edited 10 times in total
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Cristel



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Posts: 436
Location: tra i libri e nel mio mondo XD

PostPosted: Wed Aug 27, 2008 5:57 am    Post subject: Reply with quote

è DAVVERO UNA BELLA STORIA!!!!!^^
I MIEI COMPLIMENTI!!!!!!!^^
SPERO che PSTERAI PRESTO!!!!!^^

BACI!BACI!^^
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WOLF - KIRYA'S STORY
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Deuccia Cullen



Joined: 10 Aug 2008
Posts: 305
Location: Cagliari

PostPosted: Wed Aug 27, 2008 7:52 pm    Post subject: Reply with quote

questo capitolo l'ha scritto la mia amica... (mentre il precedente è farina del mio sacco Laughing ) Spero che vi piaccia! Commentate, mi raccomando!

Driiin! Driiin!
Una mano sbucò da sotto le lenzuola di un grazioso letto in legno, cercando la fonte di quel fastidioso rumore. Chi diavolo era che chiamava a quell’ora? E proprio nel bel mezzo di un fantastico sogno… La ragazza afferrò il suo cellulare, portandoselo all’orecchio senza nemmeno vedere chi fosse.
“Pronto…?” mormorò, con la voce ancora impastata dal sonno.
“Ale! Sono io, ti disturbo?”
La ragazza riconobbe subito l’amica, benché non comprendesse il suo tono agitato e stranamente eccitato. Erano le due di notte, accidenti…!
“Vedi un po’ tu, stavo solo dormendo…” replicò, ironica.
“Oh, scusa.”
Immaginò Giulia che arrossiva, dispiaciuta, e si affrettò ad aggiungere. “Dai, non importa. Dimmi… Cos’è successo?”
A Giulia bastò quello per recuperare il suo consueto buonumore. “Ale, non ti immagini neanche cosa sia successo… Devi venire subito da me!”
“Da te? Ma i tuoi non si arrabbieranno?” ribatté stupita.
“Ma no, no. Tanto non sono a casa. Devi raggiungermi alla Villa Abbandonata, sulla spiaggia… Ricordi?”
“La Villa Abbandonata??” Alessandra si svegliò del tutto, rizzandosi a sedere sul letto. “Ma cosa ci fai lì??”
Sentì Giulia sospirare impaziente prima di rispondere. “Non è il caso che te lo dica a telefono… Tu pensa solo a venire. E fai in fretta!!”
“M-ma…” Non ebbe il tempo di replicare, perché Giulia aveva già interrotto la chiamata. Scese dal letto controvoglia, biascicando un “Accidenti!” mentre cercava tastoni l’interruttore della luce. Si vestì in fretta e furia, senza badare ai lunghi capelli rossicci che le scappavano da tutte le parti: non c’era il tempo di raccoglierli.
Scese le scale nel modo più silenzioso possibile, cercando di non svegliare il fratello che dormiva nella stanza accanto alla sua, afferrò il mazzo di chiavi che giaceva sul tavolo della cucina e uscì, saltando in sella alla sua fidata bicicletta.
Giulia doveva avere un buon motivo per giustificare il fatto di averla buttata giù dal letto nel bel mezzo della notte, pensava, pedalando più forte che poteva.
Una ventina di minuti dopo anche lei raggiunse la Villa Abbandonata. Certo, tutto sembrava, fuorché abbandonata: notò che le luci del pianterreno erano accese, e dal suo interno provenivano dei rumori, un brusio come di qualcuno che parla. Notò la bicicletta di Giulia poggiata sul muretto della casa e mise lì anche la sua. Poi si guardò intorno con circospezione: certo, non avrebbe dovuto avere paura, ma era più forte di lei… Quella villa le aveva sempre incusso timore, e sarebbe stato sempre così.
Salì lentamente i gradini che portavano al portone d’ingresso, eppure non ebbe cuore di suonare. Preferì armarsi nuovamente di cellulare e chiamare Giulia. Che rispose al primo squillo.
“Ciao! Allora, dove sei? Ti stiamo aspettando!”
Ti stiamo? Lei e chi altro? “Ehm… Sono qui fuori…”
“Ti apro subito!”
La chiamata si interruppe, e Alessandra potè sentire i passi concitati di qualcuno che attraversava la casa e provava freneticamente ad aprire il portone. Poi, una voce sconosciuta di ragazza.
“Giulia, spostati, faccio io.”
In quel momento si sentì un boato come di un qualcosa che veniva colpito con l’unico scopo di distruggerlo, poi il portone si sbriciolò davanti agli occhi atterriti di Alessandra, dandole il modo di vedere una ragazza bellissima, circondata dalla polvere causata dal portone, e con lineamenti assolutamente non umani.
“Ma… Ma cosa…” balbettò, confusa.
A quel punto Giulia sbucò da dietro la sconosciuta, scavalcando le macerie e venendo incontro all’amica con un sorriso incoraggiante.
“Ale! Scusami ancora se ti ho svegliata!” esclamò, abbracciandola. Profittò della posizione per sussurrarle, all’orecchio. “Non preoccuparti, non sono pericolosi… Però non guardarli troppo attentamente, credo che siano un po’ troppo permalosi…”
“Ho… Ho notato…” sussurrò l’altra di rimando. “Ma chi sono…?”
“Vieni dentro, così te lo spiego.”
Mentre Alessandra seguiva l’amica all’interno della villa, sotto lo sguardo attento e curioso dell’aliena, altri due ragazzi uscirono dal salotto venendo loro incontro. Il più alto, quello con i capelli d’oro, guardò prima i resti del portone distrutto poi la ragazza dai capelli viola, con uno sguardo carico di disapprovazione.
“Guarda cos’ hai fatto, Kristal… Hai intenzione di distruggere tutte le porte della villa solo perché non riesci ad aprirle?”
La ragazza gli fece la linguaccia, non curandosi nemmeno di rispondergli. L’altro ragazzo si fece avanti, sospirando. “Lascia, Juppy, me ne occupo io…”
Puntò un unico dito sulle macerie e queste, venendo come circondate da una strana lucetta bluastra, si ricomposero nell’antico portone, come se non fosse mai stato abbattuto.
“Fatto,” dichiarò, spolverandosi le mani. Poi tutti e cinque tornarono nel salotto.
Alessandra nel frattempo non aveva lasciato il braccio di Giulia nemmeno per un istante, chiedendosi come facesse l’amica a stare così tranquilla mentre erano circondate da creature potenzialmente pericolose. Loro due presero posto nell’unico divano presente nella stanza, mentre gli alieni rimasero in piedi.
“Va bene, Ale, ti spiego a grandi linee la situazione…” esordì l’amica, guardandola tranquillamente. “Prima, però, iniziamo con le presentazioni: lui è Juppiter…”
“Salve,” rispose il ragazzo dai lunghi capelli biondi, con un leggero cenno del capo.
“…Alexis…”
“Ehilà!” esclamò quello che aveva risistemato il portone, con un sorriso che gli attraversava il viso da un orecchio all’altro.
“…e poi c’è Kristal…”
“Ciao!” rispose la ragazza, facendo un ampio cenno con la mano.
Alessandra rispose a tutti con un debole “Ciao”, mentre in realtà voleva solo sapere che cosa accidenti ci facesse lì, anche se stava iniziando a credere di star vivendo solo un sogno. Bizzarro, certo, ma pur sempre un sogno.
“Allora…” mormorò, guardando l’amica. “Ora puoi dirmi cosa sta succedendo?”
Circa mezz’ora dopo, i tre alieni avevano spiegato nuovamente tutto anche alla nuova arrivata. Tuttavia Alessandra non sembrava molto ben disposta a credere a quella storia, anzi li aveva lasciati parlare solo per rispetto a Giulia, che invece sembrava credere ad ogni parola. Quando avevano finito col loro discorso, poi, c’era stata la reazione di quella strana ragazza, Kristal, che aveva una mezza intenzione di spogliarla solo per vedere la sua voglia! Alessandra non aveva nessuna voglia di stare al loro gioco, perciò, con molta calma, chiese all’amica di uscire un attimo per poter parlare tra di loro.
“Dimmi, non li trovi fantastici?” Fu la prima cosa che chiese Giulia, guardando complice l’amica.
“Fantastici? Ma stiamo scherzando?” ribatté Alessandra a bassa voce, per evitare che quei tre potessero sentirla. “Sono tre pazzi invasati che credono di venire da un pianeta a centinaia di anni luce dalla Terra! Dove si è mai sentito?”
Giulia scosse la testa. “Guarda che loro vengono davvero da un altro pianeta. Non hai visto i loro lineamenti, le loro orecchie…?”
L’altra alzò gli occhi al Cielo. “Allora sono tre pazzi invasati con gli orecchioni che credono che noi due saremmo disposte ad aiutarli nella loro assurda battaglia solo perché abbiamo queste due voglie! Ti sembra normale? E poi, chissà quante altre ragazze ci saranno con una voglia simile a questa!”
“Lo credi davvero?” replicò Giulia, incrociando le braccia. “Credi davvero che il mondo sia pieno di ragazze con queste voglie? Quante probabilità pensi che ci siano, seriamente?”
Alessandra non rispose, e l’amica sospirò. “Senti,” disse, con un tono di voce più calmo. “A te non è mai capitato di fare cose strane?”
“Beh, per un certo periodo credevo di voler bene a mio fratello e non ci litigavo… Ma non penso che sia così grave!”
“Ale, parlo sul serio! Parlo di cose davvero strane…” A quel punto la sua voce si ridusse ad un sussurro. “Per esempio, muovere gli oggetti, percepire suoni che di solito gli uomini non sentono, avvertire il respiro degli animali, sapere in anticipo quando qualcosa di brutto sta per accadere… Queste cose ti risultano estranee…?”
La ragazza fissava l’amica con gli occhi sgranati; poi, lentamente, scosse la testa. “Qualcosa… qualcosa mi è successa…” Deglutì. “Certe volte, mi capita di far accadere quello che voglio… Per esempio, se mia madre non vuole farmi uscire, io mi concentro e alla fine lei cambia idea… Ma ho sempre pensato che fossero coincidenze…!”
Giulia sorrise teneramente, guardando la sua migliore amica: sembrava davvero spaventata.
“Beh, ora sai che non si trattava di semplici coincidenze!”
“Giulia, vuoi la mia sincera opinione…?” Chiese dopo un po’, guardando indecisa l’amica. Quest’ultima la fissò interrogativa, annuendo, così Alessandra continuò. “Ho davvero paura…”
“Non devi averne.”
Questa volta a parlare non era stata Giulia, ma Juppiter, l’alieno biondo. Era uscito dal salone seguito dagli altri due, e ora si avvicinava alle ragazze con un incedere elegante.
“Non avevamo intenzione di spaventarvi con la nostra storia. Eravamo convinti che avreste capito, perché solo voi sareste in grado di aiutarci… E’ così difficile quello che vi stiamo chiedendo?”
Alessandra fissò leggermente nervosa l’amica, che si tormentava un ciuffo biondo. Istintivamente anche lei fece lo stesso con i suoi riccioli ramati: era la posizione che entrambe assumevano quando stavano pensando. Fu Giulia la prima a parlare.
“Non dirò che non ho dubbi su questa faccenda…” Esordì, lasciando vagare lo sguardo sui tre alieni. “Ma io, beh… Credo che valga la pena tentare.” Fissò l’amica, e aggiunse. “In fondo, cos’abbiamo da perdere se fosse una menzogna? Io ci sto.”
L’altra ricambiò lo sguardo, poi fissò a disagio gli alieni: sembravano pendere dalle sue labbra, ora tutto stava nella sua risposta. Con un sospiro, scosse la testa.
“Cosa dovrei fare?” Disse, rassegnata. “Ha ragione Giulia… Forse ne vale davvero la pena. Perciò… Ci sto anch’io.”
“KYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!! Si, lo sapevo che avreste accettato!” Kristal saltò letteralmente addosso alle due ragazze, gettandole a terra ma continuando ad abbracciarle. “Vi saremo eternamente debitori, pensate a quello che potranno dire di voi i vostri genitori!!”
“Sempre se vivremo abbastanza a lungo da raccontarlo…” Mormorò Alessandra, sarcastica.
“Bene, a questo punto l’unica cosa che ci resta da fare è mettere a posto la navicella…” A parlare era stato Alexis, che fissava desolato i resti della sua povera astronave.
“Dubito che sulla Terra troveremo degli strumenti adatti per farlo” constatò Juppiter, incrociando le braccia. “Dopotutto, l’elettronica terrestre è ancora così primitiva…”
Una gomitata alle costole da parte di Kristal lo fece tacere all’improvviso, e l’occhiata di fuoco della ragazza gli ricordò che comunque le loro uniche salvatrici erano umane… Perciò arrossì lievemente e, schiarendosi la voce, aggiunse. “Cioè… N-non primitiva, ma non adatta… Voglio dire, ci vogliono determinati pezzi, e…”
“Lascia perdere, Juppiter, tanto non ci sentiamo ferite nell’orgoglio,” lo interruppe Giulia, sorridendo. Si affacciò alla finestra per osservare di persona le macerie della navetta e, mentre ci ragionava un po’ su, disse. “Quando ero piccola, mi piaceva smontare e rimontare i miei giocattoli, lo facevo in continuazione malgrado i divieti dei miei genitori. Ed era una pratica che mi riusciva abbastanza bene… A questo punto, credo che faccia parte delle mie capacità, no?”
Si voltò verso gli alieni come per cercare una conferma e, vedendo Kristal e Alexis annuire, continuò. “Perciò, se non vi dispiace… Potrei dargli un’occhiata?”
Juppiter annuì. “Certo. Fa pure.”
La ragazza sorrise nuovamente e fece un cenno all’amica. “Dai Ale, vieni.”
Uscirono nel piccolo spiazzo davanti alla casa e lì Giulia, dopo aver osservato a lungo le macerie fumanti, vi si avvicinò e si chinò per studiarle. Man mano che osservava i pezzi, le sembrava di avere a che fare con un puzzle, uno di quegli assurdi rompicapo che le sottoponeva il padre sin da bambina e che lei amava risolvere, curiosa com’era di vedere la figura che ne sarebbe uscita.
Perciò, nel giro di una, due ore al massimo, la navicella era quasi pronta a partire. La ragazza era stata talmente tanto presa dal suo lavoro da non accorgersi del fatto che il suo ‘pubblico’ aveva trattenuto il respiro fino a quando non aveva terminato.
“Wow…” Mormorò Alexis, avvicinandosi stupito alla navetta e sfiorandola con riverenza. “Non ci posso credere… E non hai nemmeno usato un computer…!”
Giulia arrossì, alzando le spalle. “Non ho fatto molto… Era abbastanza semplice…”
L’alieno aveva un’espressione davvero rapita mentre la osservava, tanto che Kristal dovette dargli uno spintone per farlo riprendere.
“Ero certa di non sbagliarmi…” Disse l’aliena guardando le due ragazze. “Siete davvero voi le ragazze della profezia…” Poi il suo tono cambiò nuovamente, tornando quello allegro di prima. “WAAAAAAH quando lo saprà il capo ci farà un monumento!”
Alessandra scuoteva la testa sorridendo, avvicinandosi e prendendo l’amica sottobraccio. Ogni traccia di sospetto e paura era completamente svanita, e ora si sentiva pronta per affrontare ogni avventura, purché continuassero a combattere insieme, l’una accanto all’altra.
Perché in fondo era questa la cosa che davvero importava.
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Cristel



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Location: tra i libri e nel mio mondo XD

PostPosted: Thu Aug 28, 2008 12:56 am    Post subject: Reply with quote

COME HO DETTO NELL'ALTRO POST ...
è DAVVERO UN FF BELLISSIMA!!!!
FAI I COMPLIMENTI ALLA TUA AMIVA DA PARTE MIA!!!!1
SIETE BRAVISSIME TUTTE E 2!!!!^^
MI RACCOMANDO! POSTATE PRESTO che VOGLIO SAPERE^^!

BACI BACI!!!!^^
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Deuccia Cullen



Joined: 10 Aug 2008
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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 5:25 am    Post subject: Reply with quote

Cristel wrote:
COME HO DETTO NELL'ALTRO POST ...
è DAVVERO UN FF BELLISSIMA!!!!
FAI I COMPLIMENTI ALLA TUA AMIVA DA PARTE MIA!!!!1
SIETE BRAVISSIME TUTTE E 2!!!!^^
MI RACCOMANDO! POSTATE PRESTO che VOGLIO SAPERE^^!

BACI BACI!!!!^^
Grazie!! per fortuna che ci sei almeno tu!! Unica fan! Siamo contente che ti piaccia!! ^^ continua a seguirci!
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Deuccia Cullen



Joined: 10 Aug 2008
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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 5:28 am    Post subject: Reply with quote

Ecco il 3... questo l'ho scritto io (è un cap a testa) spero ti piaccia, nostra lettrice cristel! Very Happy facci sapere!!


3)
Era l’alba. Un nuovo giorno stava per iniziare. Un nuovo capitolo nella vita delle due ragazze si stava spalancando: e di certo non l’avrebbero mai dimenticato.
Sotto consiglio di Juppiter e Alexis le due “fanciulle della profezia” si erano recate nelle loro rispettive case. Era necessario, aveva spiegato Juppiter, prepararsi a dovere prima che la navicella partisse per il suo lungo viaggio. Alessandra al che aveva alzato gli occhi al cielo, agitando vagamente le mani, come ad indicare che la questione era di scarsa importanza. “Penso che ti riferisca al fatto che dovremo spiegare tutto ai nostri genitori. Già immagino la scena.. ehi mamma, sto partendo per un altro pianeta e devo combattere una lunga e sanguinosa guerra! Ma non preoccuparti, con me ci sarà anche Giulia..” disse sarcastica, tornando ad osservare Juppiter con il suo sguardo penetrante. “Perché? Non approverebbe?” Chiese Kristal ingenuamente. Alessandra aveva sospirato, scosso il capo e afferrato una Giulia ridacchiante per il polso, intimandole di andare a dormire: per oggi ne avevano già subite abbastanza.
“Ale, sveglia.” una voce la chiamava.. No.. Avrebbe risposto più tardi..
Si rigirò nel letto.
La voce, però, non demordeva. “Che pigra che sei! E’ già la seconda volta oggi che ti butto fuori dal letto!” La voce aveva sbuffato e si erano aggiunti dei lievi colpetti sulla porta. Alessandra aveva alzato il capo dal cuscino, sbadigliando, con gli occhi ancora chiusi. “Giulia?” Aveva chiesto, sedendosi nel letto e, cercando tentoni la sveglia sul comodino, aveva finito per rovesciare fumetti e libri sul pavimento. “Che ore sono?”
“Le sei e mezza. Juppiter e gli altri ci staranno già aspettando!” Rispose Giulia dall’altra parte della porta, con evidente impazienza. Alessandra borbottò qualche imprecazione, si grattò la testa e aprì le ante dell’armadio, afferrando un paio di pantaloncini corti, una canottiera e la biancheria. “Mi faccio una doccia. Tu aspetta al piano di sotto..” Considerò l’idea di chiederle di inventarsi qualcosa per giustificare tutto ciò con sua madre, ma non lo fece. Ci avrebbe pensato lei più tardi.
Giulia intanto scese di sotto e si accomodò nel morbido divano rosso del salotto. Nella stanza attigua la madre di Ale faceva colazione. La donna era abituata alle stranezze delle due ragazze, perciò non aveva fatto domande, quando si era ritrovata Giulia che suonava il campanello ad un orario della mattina così improbabile, ed aveva alzato con noncuranza le spalle, quando la ragazzina si era profusa in mille scuse. Giulia la osservò mangiare distrattamente i biscotti inzuppati nel caffèlatte, e si chiese come avrebbero potuto giustificare ai propri genitori la loro lunga assenza. Sorrise. Sicuramente quei tre combinaguai avevano la soluzione. Era certa, nutriva un’insolita fiducia in loro.
All’improvviso il suo campo visivo fu occupato da un paio di ciabatte azzurre e si costrinse ad alzare lo sguardo dal suolo distraendosi dai suoi pensieri.
“Eccomi.” Alessandra apparve davanti a lei, con un’aria decisamente seccata. Beh, sicuramente i tre alieni non avevano fatto la stessa impressiona all’amica. “Dai andiamo” Aggiunse quella, afferrando la maniglia della porta d’ingresso e aprendo un poco la porta. Parve esitare per un attimo, assorta nei suoi pensieri. Volse il capo lentamente verso la madre e poi sospirò. Subito dopo i suoi occhi scuri incrociarono quelli color cioccolato dell’amica, intimandola ad uscire con un frettoloso cenno del capo. Giulia annuì, si alzò e la seguì. “Mamma noi andiamo.” Annunciò Alessandra alla madre. “Non tornare tardi!” Le gridò dietro quella, proprio quando la ragazza chiuse la porta alle loro spalle. “Nemmeno se lo immagina quanto tardi torneremo..” Sospirò, osservando la facciata della sua grande casa come se volesse imprimere ogni piccolo particolare nella sua mente. Giulia comprese il suo stato d’animo, e con sguardo dolce e sensibile le sfiorò il braccio nel tentativo di consolarla. Alessandra sorrise debolmente ed entrambe si diressero correndo verso la Villa.

“Oh issa! Oh issa!” La graziosa aliena dai capelli viola portava un enorme zaino sulle spalle, diretta verso l’entrata della navicella, la quale era stata posta accanto all‘acqua. Sembrava fare un immenso sforzo, e le sue gambe parevano essere sul punto di cedere di fronte a tutto quel peso. Gettava sguardi nervosi verso Juppiter e Alexis, seduti su delle rocce intenti ad osservarla. Juppiter si esaminava tranquillamente le unghie, mentre Alexis sembrava agitato. “Non credi che dovremmo aiutarla?” Gli chiese, preoccupato. Juppiter sogghignò in risposta. “Ehi, Kristal piantala! Sappiamo benissimo che saresti in grado di portarne cento di quelli..” Urlò poi in direzione della ragazza che, stizzita, afferrò lo zaino e con un solo dito lo spedì all’interno della navicella. “Volevo che mi aiutassi!” Piagnucolò, guardandolo con ira e stringendo i pugni. Juppiter sostenne il suo sguardo con aria divertita. “Sapevo che potevi benissimo cavartela da sola.” Ribatté. “Sei un cretino, Juppiter!” Kristal scoppiò in lacrime e cominciò a distruggere tutto quello che le capitava a tiro. “Ehm, non credi che dovremmo fermarla?” Chiese Alexis mentre la osservava, grattandosi la guancia con fare imbarazzato. “Oh, no. Lasciala fare è divertente.”
“Eccoci!”
Juppiter e Alexis si voltarono verso coloro che avevano parlato e Kristal pose fine al suo capriccio. Alessandra e Giulia correvano ansanti verso di loro, bagnate da una pioggia di raggi solari. Erano così belle ed eteree.. Alessandra, timida ma coraggiosa ed orgogliosa, portava dei semplici pantaloncini corti, che mettevano in risalto le sue candide gambe lunghe e snelle. Aveva indossato una canottiera colorata, in modo che il caldo non la infastidisse in maniera eccessiva. I lunghi ricci castani dai riflessi rosso cangiante erano lasciati liberi sulle spalle. Il suo sguardo ardente era l’espressione della determinazione: illuminava il suo volto sorridente con una forza sconosciuta. Giulia, al suo fianco, dava l’impressione della dolcezza ma anche della forza allo stato puro. Indossava un vestito aderente che la stringeva nei punti giusti, modellando le forme che di certo non le mancavano. I lunghi capelli ondulati color miele erano legati in un’ampia coda che lasciava libero il suo viso dalle gote rosate. I suoi occhi d’ambra scuro donavano calore e serenità.
Nel contemplarle i tre alieni rimasero incantati. Ora non avevano alcun dubbio; le due fanciulle, con quella forza immensa che emanavano e che racchiudevano dentro al loro cuore, sarebbero riuscite ad affrontare anche i pericoli più insidiosi, superandoli con coraggio e agilità.

Qualche minuto dopo i cinque erano pronti a partire. Alessandra e Giulia non stavano nella pelle: non capitava tutti i giorni viaggiare per la galassia con tanto di navicella spaziale! “Bene, siamo pronti!” Esclamò Alexis, con un’espressione di pura felicità. Giulia si batté una mano sulla fronte. “Ci siamo dimenticate una cosa!”
Alessandra capì immediatamente. “Già! Non possiamo partire così senza sistemare la faccenda dei nostri genitori! Staremo via per chissà quanto tempo..” La sua voce, agitata, tradiva il panico che ostentava a non voler dimostrare.
I tre alieni si guardarono interrogativamente, poi Kristal assunse un cipiglio assorto, con lo sguardo rivolto al celo e il dito indice posato sul labbro inferiore. “Beh, si potrebbe fermare il tempo..” Propose. “Ma noi non ne siamo capaci!” protestò Alexis.
Juppiter e Kristal si scambiarono uno sguardo eloquente, prima di fissare le due ragazze. “Noi no. Ma loro sì.” Mormorò il biondino, rapito. Alessandra prese parola, eccitata. “E..come?” Chiese, sorridendo. “Dovete tenervi per mano, e desiderare ardentemente cosa volete che si realizzi” Spiegò lui, in tono pratico. Alessandra si voltò verso Giulia. “Pronta?” Le chiese, raggiante. Giulia sorrise di rimando. “Prontissima!”
Si presero per mano ed entrambe chiusero gli occhi, concentrandosi. Un piacevole tepore le invase e, come in trance, ripeterono mentalmente la stessa frase, come se ogni parola fosse intrisa di una magia assoluta e potente.
Fa che il tempo sulla Terra si fermi, almeno finché non saremo tornate! Recitarono mentalmente all’unisono, per un numero illimitato di volte. Era come se le loro menti avessero stabilito un contatto, sfiorandosi di continuo e traendo forza da questa momentanea unione. Poi all’improvviso questo contatto si ruppe, e loro seppero di esserci riuscite. Quando si decisero a riaprire gli occhi, constarono ammaliate che nulla, fuorché i loro amici, si muoveva. Era come se l’intero pianeta si fosse congelato: Il respiro del mare si era placato, le palme smisero di sussurrare e si fermarono come immortalate in una fotografia che le ritraeva sospinte da un vento inesistente. I gabbiani rimasero saldi sul cielo. Nulla si muoveva. “Ci siamo riuscite!” Esclamarono Giulia e Alessandra, abbracciandosi.
“Forza, è ora di partire!” Kristal le chiamò dall’interno della navicella agitando una mano mentre con l’altra teneva aperta la porta. Le due non se lo fecero ripetere due volte ed entrarono chiudendosi la porta alle spalle.

Erano in viaggio da qualche ora, e le due ragazze, troppo emozionate per parlare, osservavano l’universo dall’oblò della vettura. I tre alieni, troppo attenti a pilotare la navicella, non si curavano di loro.
“E’ bellissimo..” Sussurrò Giulia alla sua migliore amica, mentre osservava la Terra farsi sempre
più piccola riducendosi ad un puntino azzurro, in contrasto con il nero pece che l‘avvolgeva, e che sarebbe stato insostenibile se non ci fossero state le luci delle stelle dei pianeti, che galleggiavano in aria come tenute in sospeso da un filo invisibile.
Alessandra non rispose ma annuì, affascinata. Giulia prese a trarre lenti, struggenti sospiri. Alessandra spostò lo sguardo dall’universo all’amica, alzando un sopracciglio. “C’è qualcosa che non va?” le chiese, la voce ridotta ad un impercettibile sussurro. Giulia ci mise un po’ prima di rispondere. “Non trovi che Alexis sia tremendamente carino?” Rispose osservando l’alieno in questione con sguardo adorante. Alessandra alzò gli occhi al cielo.
“Se ti piace il genere.. Ma non dirmi che stai pensando davvero a lui!”
Giulia le fece la linguaccia. “Ah già, dimentico che tu propendi i tipi come Juppiter!”
Alessandra rimase un attimo in silenzio, e il suo viso assunse una pericolosa tonalità color cremisi. “Cosa vorresti dire?!” Esclamò, imbarazzata. Giulia sorrise con malizia, facendo un vago gesto con la mano. “Uhm niente, niente.. Solo che so che ti piace!” Rise. Alessandra alzò timidamente lo sguardo verso il biondino. “Detesto il fatto che i miei occhi tradiscano sempre le mie emozioni!”
“Bingo! Allora avevo ragione!” Esclamò Giulia ridacchiando. Alessandra le sorrise, ancora leggermente imbarazzata. “Chissà se sono occupati..” Si chiese, interpretando lo sguardo dell’amica, che evidentemente aveva formulato lo stesso pensiero. Alessandra però non si accorse che Kristal aveva ascoltato ogni parola e ora la osservava con sguardo omicida.

Erano le due di notte, e nella navicella regnava incontrastato il silenzio. Le due amiche dormivano sonni tranquilli, tra le sicure braccia di morfeo, mentre Juppiter faceva la guardia di fronte alla loro stanza. Alexis era di turno al motore, per controllare che tutto andasse per il verso giusto. Mancava poco al loro arrivo.
“Non è giusto” Singhiozzava una ‘fragile’ aliena dai lunghi capelli viola, tirando su con il naso. Si trovava fuori dalla navicella, seduta sul tetto. Kristal si cinse le gambe con le braccia e vi affondò il capo. Il suo cuore era a pezzi.
Non era giusto, si ripeté mentalmente, non era affatto giusto. Lei, quella smorfiosa dai capelli rossi, con quel sorrisetto snervante e lo sguardo così arrogante..lei aveva osato mettere gli occhi sul suo Juppiter! Tutti nella sua città sapevano che lei lo amava da quando erano bambini. Così come sapevano che lui non provava lo stesso..
Perciò la fanciulla della profezia ne ha tutto il diritto.. Ha tutto il diritto di prendersi una cotta per lui. Ma Alessandra lo amava come lo amava lei? La risposta a questa domanda arrivò fulminea.
No.
Eppure, era certa che Juppiter fosse rimasto folgorato dalle due ragazze, così giovani, carine e ricche di ottime qualità. Lei invece era capricciosa; bella sì, ma insopportabile con quella sua aria da bambina ‘so-tutto-io’, abituata ad ottenere tutto quello che desiderava. Anche stavolta era così?
Juppiter era per lei un giocattolo che costava troppo e che non poteva permettersi? Era per questo che si era intestardita con lui, come una bambina che desiderava a tutti i costi un giocattolo che non poteva avere e s’infuriava se un’altra bimba poteva ambire a quel privilegio?
Si asciugò una lacrima distratta. Dato il suo pessimo carattere questo era quasi sicuro. Però, come mai il suo cuore ardeva di desiderio nei suoi confronti? Era così bello incrociare i suoi candidi occhi verdi.. Capaci di scaldare quel suo rigido cuore. E il suo sorriso.. La rendeva felice.
La rabbia crebbe inesorabile dentro di sé.
Scosse il capo furiosa. Doveva sfogarsi. Strinse il pugnò, pronta a scagliarlo.

“Sì lo vedo!” Strillò Alexis, sorridendo. “Il nostro mondo, Algos, è a due minuti da qui!”
Un boato. Un improvviso terremoto.
“Ma cosa..?” Sussurrò l’alieno, perdendo l’equilibrio e cadendo al suolo.
“Alexis!”
Apparvero Alessandra, Giulia e Juppiter, con un’espressione di evidente terrore dipinta sul volto.
Lui fece spallucce, mentre la navicella continuava a perdere quota.
“Almeno possiamo stare tranquilli. Atterreremo ad Algos, il nostro mondo.”
Alessandra gli lanciò un’occhiata fulminante. “E pensi che questo ci rassicuri?” Sbraitò, avvicinandosi all’alieno e afferrandolo per la collottola. “Stiamo precipitando! Ci schianteremo!” Urlò rabbiosa, osservandolo dritto negli occhi. Giulia le si avvicinò, e la separò da Alexis con mano calma e ferma. Poi le si rivolse, scrutandola con rimprovero. “Ale, non è il momento di farsi sopraffare dal panico.”
“No..Dici?” Proruppe lei, incrociando le braccia al petto con aria strafottente, “Stiamo solo precipitando..” Giulia sbuffò. “Ce la caveremo, va bene? Ci sarà stato un guasto, forse non l’ho riparata a dovere o…”
“Kristal. E’ sparita.” I tre si volsero verso Juppiter, e solo ora si accorsero della sua momentanea assenza. Aveva assunto un cipiglio preoccupato e sembrava non essere in se. “L’ho cercata dappertutto.” Disse, in un flebile bisbiglio. Alexis scosse la testa rassegnato. “E’ la settima volta che rompe la navicella.. L’assicurazione la pagherà lei, stavolta!”
“Ehi, guardate!” Alessandra si era avvicinata a un oblò, e vi aveva premuto sopra le mani, lasciando le impronte. “Vedo..delle luci! Algos, deve essere questo!” Si voltò raggiante verso gli amici e sorrise, dimentica del fatto che stessero precipitando...

“Una luce!”
“I nemici!”
Un mormorio confuso di panico si sparse sull’esercito chiamato ‘I Ribelli’, la resistenza contro l’imperatore corrotto. Una mano sbucò dal nulla, intimando il silenzio. Dalla penombra apparve un uomo alto, robusto, dalla barba incolta. Si passò la mano destra fra gli sporchi capelli castani. I suoi occhi neri tradivano un’aria stanca e spossata.
“Le due fanciulle.” Sentenziò, con voce atona. “State attento, generale Andreia!” Urlò qualcuno rivolto all‘uomo che poco fa aveva preso parola, alla vista di una navicella che precipitava in quella direzione. L’esercito, che si trovava in quella palude sperduta per addestrarsi, si scansò simultaneamente. La navicella atterrò sul terreno argilloso con un sonoro boato, provocando un grosso polverone. Quando la polvere si dileguò, dal tetto della navicella atterrò con agilità Kristal, che in quel momento aveva una brutta cera. Li scrutò con furia uno per uno poi, con un debole “Mpf” si allontanò, sparendo inghiottita dalla folta vegetazione. A tutti fu chiaro: era stata Kristal con uno dei suoi formidabili pugni.
Andreia emise un buffo suono a metà tra lo sconcertato e il divertito. La conoscevano troppo bene.
“Uff! Kristal me la paga stavolta!”
Tutti si voltarono verso colei che aveva parlato. Si sorpresero nel vedere una giovane umana dai rossi capelli che aiutava un’altra fanciulla con i capelli biondi ad uscire dalla navicella distrutta. Era chiaro cosa stessero pensando, e cercarono conferma negli occhi di Juppiter che uscì dalle macerie seguito da Alexis che, osservando gli avanzi di quella che era stata la loro vettura, mormorava contrariato tra sé e sé “Kristal questa me la paghi cara..”
Juppiter rispose agli sguardi incuriositi che lo circondavano, con un ampio sorriso. “Sì, sono loro, le fanciulle della profezia.” Disse, indicando le due fanciulle che avanzarono due timidi “Ciao” agitando la mano. Cadde il silenzio. Poi, l’uomo robusto chiamato Andreia si profuse in un inchino ossequioso, inginocchiandosi mentre chinava il capo, con una mano sul cuore in segno di profondo rispetto. Tutti seguirono il suo esempio.
“Benvenute ad Algos, nostre salvatrici. Io sono Andreia.” Proferì, in tono severo ed estremamente formale. Le due arrossirono di fronte a tanta riconoscenza, e si scambiarono un frettoloso sguardo: sarebbero state all’altezza del loro compito?

Una figura incappucciata si raggelò all‘istante. Era nascosta dietro un albero, e aveva osservato tutta la scena. Non era possibile, pensò, le fanciulle della Profezia erano giunte ad Algos sane e salve… Neppure distruggere il motore della navicella di quei tre poveri imbecilli era valso a qualcosa. Di una cosa era certa: quelle due mocciose non avrebbero portato che guai… Il suo capo, lo sapeva, non sbagliava mai.
I suoi gelidi occhi azzurri lampeggiarono, e le sue labbra carnose di un rosso invitante si mossero a mormorare un’imprecazione confusa, mentre con un movimento del mantello si dileguava rapida nell’oscurità.
“Ale, tutto a posto?” Chiese Giulia ad Alessandra, che osservava con circospezione il punto esatto dove la figura femminile incappucciata era sparita. “Mmh.. Sì..” Fece, continuando ad osservare quell’albero, come cercando conferma per il guizzo che aveva catturato i suoi occhi poco prima. Era tutto tranquillo, eppure avrebbe giurato di aver scorto qualcosa… Due gelidi occhi azzurri.. Rabbrividì, poi decise di seguire Giulia e il resto dell’esercito.
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Shahrazàd



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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 6:35 am    Post subject: Reply with quote

ci sono anch'io come fan...
Bravissime! Very Happy
Hai detto che avete scritto fino al quinto capitolo, giusto?
Quindi spero che non ci farete aspettare molto per conoscere il seguito! Wink

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...The closer you get to the meaning,
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Deuccia Cullen



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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 6:42 am    Post subject: Reply with quote

Shahrazàd wrote:
ci sono anch'io come fan...
Bravissime! Very Happy
Hai detto che avete scritto fino al quinto capitolo, giusto?
Quindi spero che non ci farete aspettare molto per conoscere il seguito! Wink
Che emozio, un'altra lettrice! *io e Giulia saltelliamo allegre intorno ad un falò* certo, siamo contente che vi piaccia! Embarassed
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Shahrazàd



Joined: 28 Jun 2008
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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 6:48 am    Post subject: Reply with quote

certo che ci piace!
... poi... voi avete interrotto sul più bello...
Rolling Eyes
chi sarà mai quella figura incappucciata?

siete molto brave anche perchè di solito, quando sono due persone a scrivere separatamente, si vede la differenza tra un capitolo e l'altro... Invece voi avete quasi lo stesso stile, e il racconto è facile e scorrevole da leggere, ma soprattutto MOLTO interessante Wink

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Deuccia Cullen



Joined: 10 Aug 2008
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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 6:51 am    Post subject: Reply with quote

Shahrazàd wrote:
certo che ci piace!
... poi... voi avete interrotto sul più bello...
Rolling Eyes
chi sarà mai quella figura incappucciata?

siete molto brave anche perchè di solito, quando sono due persone a scrivere separatamente, si vede la differenza tra un capitolo e l'altro... Invece voi avete quasi lo stesso stile, e il racconto è facile e scorrevole da leggere, ma soprattutto MOLTO interessante Wink
oh grazie!! Embarassed *emozionate* abbiamo molto feeling io e lei infatti anche sullo stile! comunque posto ora il quarto, quindi! Spero vi piaccia! ^^
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Deuccia Cullen



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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 6:54 am    Post subject: Reply with quote

ecco il quarto!

CHAPTER 4
"Maledizione!"
Un sonoro pugno battuto sul prezioso legno della scrivania seguì l'imprecazione, facendo tremare le guardie di turno all'interno dell'antica biblioteca. Quando il granduca Thanatos era infuriato, era meglio per gli altri tenersi lontano da lui. L'uomo stringeva tra le mani un foglio di pergamena accartocciato, e dovette lottare contro il forte impulso di gettarlo tra le fiamme del camino. Non avrebbe dovuto fidarsi della parola di quell'idiota del capo delle sue guardie, un tirapiedi che avrebbe mentito anche a se stesso se questo avesse giovato alla sua persona... Si era cullato nella convinzione di aver definitivamente eliminato la spedizione di Ribelli sulla Terra, e invece non solo non c'era riuscito, ma nemmeno era stato capace di impedire che trovassero le due ragazze della profezia! Non che ci credesse, ovviamente: ma era meglio non rischiare nella posizione in cui si trovava. Si alzò con uno scatto, iniziando a camminare su e giù per la stanza. Poi si voltò e, rivolgendosi ad una delle guardie, ruggì.
"Fate venire subito mio nipote!"

"Oh, Principe, restate... Non lasciatemi qui…"
L'uomo fissò divertito la sua amante che lo osservava dall'immenso letto a baldacchino, facendogli delle smorfiette accattivanti. I lunghi e setosi capelli biondi le ricadevano sulle spalle in soffici onde, incorniciandole un viso a forma di cuore impreziosito da due splendenti occhi color zaffiro. Era molto bella, e il Principe era davvero orgoglioso della sua ultima conquista. Purtroppo però stava già iniziando a perdere interesse nei suoi confronti, ed era ora che se ne trovasse un’altra: dopotutto, il palazzo traboccava di giovani fanciulle bendisposte ad acconsentire ai suoi desideri… Tuttavia, era divertente il modo in cui lei continuava a sedurlo: non si curava nemmeno di coprirsi, anzi, sembrava sfacciatamente fare in modo che l'uomo vedesse ogni centimetro della sua pelle.
"Sai che devo andare, Nastassja." Rispose lui rivestendosi, con una profonda e affascinante voce.
"Succede sempre così," brontolò lei con una smorfia, incrociando le braccia.
Lui sorrise, avvicinandosi al letto e sfiorandole le labbra con le proprie. "Rivestiti, mia cara, prima che arrivi la cameriera. Buona giornata."
"Buona giornata, Principe." Sospirò lei con un sorriso, rifugiandosi nuovamente sotto le coperte. Non aveva nessuna intenzione di rivestirsi subito, continuava a sperare che Erik sarebbe tornato da lei.
Ma lui aveva ben altri programmi che assecondare le voglie di una sua amante. Prima di tutto, se lo zio lo aveva fatto chiamare così presto, doveva avere degli ottimi motivi per farlo, altrimenti sarebbe stato occupato anche lui con le numerose amanti di cui disponeva. Erik sperava solo che qualunque fosse la notizia non riguardasse la spedizione dei Ribelli: perché in tal caso ci sarebbe stato di che preoccuparsi. Attraversò velocemente i lunghi corridoi che separavano le sue stanza dalla biblioteca nella quale lo aspettava lo zio, con l'unica compagnia del rumore dei suoi passi sui marmorei pavimenti. Una volta arrivato davanti alla porta della biblioteca fece un bel respiro poi, con due colpi decisi, bussò.
"Buon giorno, zio."
L'uomo si voltò furioso verso di lui, piantandosi le braccia sui fianchi e fissandolo minaccioso. "Dove diavolo eri? Ce ne hai messo di tempo per arrivare!"
Erik non rispose, limitandosi ad avvicinarsi allo zio. Era abituato ai suoi continui salti di umore, e ad ogni modo sapeva come prenderlo.
"Perdonatemi, zio." Rispose solo. "Volevate parlarmi?"
"Certo," scattò lui. Poi gli porse la pergamena, invitandolo a prenderla. "Tieni, leggi. E dimmi un pò che cosa ne pensi."
Il nipote scorse velocemente le righe scritte in modo frettoloso e tremante, impallidendo ad ogni parola. Quando terminò, fissò stupito lo zio.
"Che cosa significa?"
Lord Thanatos distolse lo sguardo dalla finestra per tornare a rivolgerlo al nipote. "Non è chiaro? La spedizione è tornata indietro, e tutti - TUTTI - sono ancora vivi!" Ruggì. "E non basta! Sembra che abbiano anche trovato quelle due ragazze!"
Erik alzò le spalle, scuotendo poi la testa. "Ma era solo una leggenda!" Replicò. "Non crederete davvero che esistano queste due fanciulle...!"
"Beh, è ovvio che non lo credo!" Ribatté l'uomo, battendo un altro pugno sulla scrivania. "Ma chi può dirlo? Per quello che ne sappiamo noi, potrebbe benissimo essere vero."
Erik non rispose, limitandosi a leggere nuovamente la lettera. Poi sbuffò, infastidito. "Avremmo dovuto uccidere il generale Andreia quando ne avevamo l'occasione... Adesso è già troppo tardi."
"Lo so," riconobbe il granduca. "Ma avremmo destato troppi sospetti. Non voglio che il popolo diffidi di me… Devono credermi un reggente severo ma giusto, che si occupa amorevolmente del povero fratello malato… Devo avere la fiducia e la lealtà del popolo se voglio continuare a governare."
"Ma possiamo semplicemente eliminarli tutti, così non avremmo di questi problemi…" suggerì il Principe, incrociando le braccia.
"No, nipote. Non voglio trovarmi a governare su un pianeta morto," dichiarò secco. "Anche perché, in quel caso, temo di ritrovarmi tutta l'Assemblea delle Galassie puntata contro. E ciò sarebbe indubbiamente controproducente, dopo tutto quello che ho fatto per arrivare a questo punto…"
Il Principe annuì, serio. Sapeva che le parole dello zio erano vere, soprattutto quando parlava dell’Assemblea. Se i Consiglieri Anziani avessero anche solo sospettato il tradimento di Lord Thanatos, sarebbero stati capaci di aizzare contro di loro tutti i regni dei pianeti vicini e lontani, per ripristinare il vecchio imperatore ed esiliare o imprigionare suo fratello, insieme ai suoi seguaci. Finora le cose erano andate bene, ma era probabile che la comparsa di queste due mitologiche ragazze potesse mettere a repentaglio il loro piano di supremazia, oltre che rendere vani gli sforzi di tutta una vita del granduca. Erik era a conoscenza degli sforzi e dei sacrifici che aveva dovuto compiere lo zio per uscire dall’ombra del fratello, ombra nella quale era confinato fin dall’infanzia a causa di uno stupido sentimento quale… L’amore. Il vecchio imperatore, il padre di Thanatos e del fratello Zen, infatti, aveva sempre prediletto quest’ultimo perché figlio della sua prima moglie, una donna che amava con tutto sé stesso, più della sua vita, più del suo popolo. E quando quest’ultima lo aveva lasciato a causa di una terribile malattia, ed era stato costretto a riprendere moglie per non lasciare il suo popolo privo di un’imperatrice, egli non aveva mai mostrato un reale affetto verso il secondogenito nato dalle sue seconde nozze. E Thanatos coltivò un odio orrendo verso quel padre che non lo aveva mai voluto, dopotutto, e quando egli morì, lasciando il trono e il regno a Zen, il granduca giurò solennemente che si sarebbe vendicato di tutti i torti subiti… Prese al fratello tutto ciò che riteneva dovesse spettare a lui, la corona, il regno, persino la vita della moglie e il figlio… Ma, mentre era stato costretto a uccidere la donna, era comunque riuscito a crescere il nipote, Erik, come suo figlio.
Ed ora, entrambi covavano il medesimo sentimento di odio nei confronti dell’ex imperatore Zen.
Malgrado tutto, non avevano potuto liberarsi definitivamente di lui. Come il granduca aveva sottolineato, infatti, se Zen fosse morto all’improvviso l’Assemblea non avrebbe esitato a dichiarare guerra al Reggente. Perciò, per il momento era meglio fingere… Fingere, e pregare. Pregare che due sciocche ragazzine non fossero così stupide da mettere loro i bastoni tra le ruote. In caso contrario…
Nessuno avrebbe avuto dei rimorsi ad uccidere loro.

“E questi che cosa sono?”
Alessandra stava fissando stupita e leggermente intimorita i due animali che i Ribelli avevano messo a loro disposizione, in modo da scortarle senza pericolo nel loro quartiere generale.
“Sembrano unicorni,” rispose tranquillamente Giulia, avvicinandosi senza paura alle bestie e carezzando teneramente una di esse sul muso. Avevano effettivamente l’aspetto di normali cavalli, con l’unica differenza di un corno lungo una decina di centimetri che gli spuntava in mezzo alla fronte.
“Avete scelto un ottimo esemplare, Lady Giulia.” Constatò il generale Andreia, avvicinandosi a lei ma tenendosi ad una debita distanza, che doveva ritenere abbastanza rispettosa. “Questo è Rot, un giovane maschio che ho aiutato io stesso a venire alla luce. E’ vostro, se lo desiderate.”
“E’ molto bello, generale. Vi ringrazio,” Rispose lei, rivolgendogli un luminoso sorriso. Era vero: quel cavallo, o come si chiamava, l’aveva attratta da subito. Aveva due splendidi occhi color rubino, e un manto candido come la neve. Il corno, poi, sembrava d’argento, e come tale risplendeva al sole.
Alessandra continuava a non sembrare convinta, malgrado la reazione tranquilla dell’amica e la calma dell’animale l’avevano tranquillizzata sulla natura docile di questi ultimi. Si avvicinò tentennante all’altro cavallo, e, chiudendo forte gli occhi per non vedere la reazione dell’animale, imitò l’amica e gli posò una mano sul muso. Con suo immenso sollievo non accadde nulla, anzi: il cavallo si lasciò accarezzare come se fosse stata la cosa più normale del mondo.
“Quello invece è Grün, Lady Alessandra, ed è vostro.”
“Grazie, generale.” Sospirò, sorridendo poi nervosamente e dedicandosi allo studio dell’animale. Anche il suo era molto bello: i due magnifici occhi color smeraldo risaltavano come stelle, e il suo manto era di un delicato color ocra, come l’infinita distesa di un deserto. Il suo corno, invece, sembrava di puro oro.
“Adesso tutti in sella!” Ordinò il generale, con un cenno deciso della mano e saltando in groppa al suo destriero. Tutti i suoi uomini lo imitarono, e le uniche che rimasero a terra furono le due ragazze. Con un sorriso, Juppiter e Alexis smontarono di nuovo e si avvicinarono a loro, aiutando rispettivamente Alessandra e Giulia a montare a cavallo.
“Grazie, ragazzi…” Sorrisero loro, arrossendo. Dopotutto erano guerriere da un paio d’ore, non si poteva pretendere molto da loro…!
Finalmente si misero in marcia. Il generale Andreia diede ordine di mantenere un passo al trotto, in modo che le due fanciulle non si stancassero subito all’andatura sostenuta alla quale i soldati erano abituati. Alexis si portò vicino a Giulia, in modo da cavalcare al suo fianco. Lo stesso fece Juppiter con Alessandra – di Kristal non c’era più traccia.
“Allora? Come va?” Chiese il giovane alieno, sorridendo. “Ti è piaciuta l’accoglienza?”
Giulia ricambiò il sorriso, annuendo. “Devo ammettere che non mi aspettavo ci fosse l’esercito, ad accoglierci… Anche perché ero convinta che la profezia fosse conosciuta da pochi.”
Alexis si fece serio. “Oh, no. Purtroppo tutto il regno conosce la profezia… Anche i traditori.”
“Ti riferisci al vostro imperatore?”
“Il nostro imperatore non ha colpe, tranne, forse, quella di essere stato troppo ingenuo… Non ha mai voluto prestare ascolto agli avvertimenti del suo consigliere, preferendo fingere che suo fratello fosse giusto come lui…” Sospirò. “E’ per colpa sua se ora ci ritroviamo a combattere contro la nostra gente. Da questo punto di vista, si, è lui il traditore.”
La ragazza non rispose, guardando fisso davanti a sé. Dunque era questa la situazione… I Ribelli combattevano rischiando la vita, per restituire il trono al legittimo imperatore, che però era colpevole di averli delusi su tutti i fronti. E loro… Loro due avevano il dovere di aiutarli in questa guerra, di mettere a disposizione le loro forze e i loro poteri per ripristinare un minimo di giustizia in quel regno avvelenato dall’odio… Avrebbero anche dovuto uccidere…? Deglutì, sconvolta per ciò che aveva anche solo osato pensare. Lei non lo avrebbe mai fatto, qualunque fosse la posta in gioco.
“Giulia… Tutto bene?”
La voce dell’alieno la distolse dai suoi cupi pensieri, costringendola a non pensarci.
“Scusami, Alexis. Stavo pensando a quello che mi hai detto…”
“La colpa è mia, eh? Mi dispiace, molte volte dovrei tacere e invece non riesco a tenere chiusa questa boccaccia!” Sorrise, sghembo. “Non volevo turbarti… Non era mia intenzione.”
Giulia scosse la testa. “Tanto, prima o poi qualcuno ce l’avrebbe detto… E’ qualcosa con cui dovremo fare i conti, presto o tardi. Meglio che me l’abbia detto tu.”
Le sembrò di notare il ragazzo sorridere imbarazzato e distogliere lo sguardo, ma poteva essere semplicemente perché aveva il sole negli occhi. Sorrise, dedicandosi allo studio del panorama intorno a lei.
Lentamente, vide il paesaggio cambiare. Ora il bosco, che fino a qualche minuto prima era luminoso e turbinava di colori e rumori familiari, diventava più cupo, la luce iniziava a diminuire e in alcuni punti era addirittura assente. Non si sentivano più nemmeno il cinguettio degli uccelli o lo scrosciare del fiume che li aveva accompagnati per tutto quel tratto: erano quasi giunti alla fine della cavalcata.
Improvvisamente, il generale diede ordine di fermarsi. Giulia spronò il cavallo al fianco dell’amica, seguita da Alexis, e si guardò intorno preoccupata.
“Perché ci siamo fermati?” Chiese, parlando istintivamente a bassa voce.
Alessandra scosse la testa, ma Juppiter sorrise. “Non temete, ragazze. Siamo arrivati…”
Non ci fu bisogno che aggiungesse altro. In quel momento, nel silenzio della foresta tuonò una voce, possente, che scandì un perentorio comando: “Identificarsi!”
Il generale a capo della piccola armata si fece avanti, dignitosamente, e rispose secco. “Andreia di Algor, comandante delle truppe dei Ribelli.” Esitò un attimo, prima di continuare. Poi, a denti stretti, aggiunse: “Pappa, ciccia, molla!”
Le due ragazze si fissarono stupite, divise tra l’inopportuna necessità di scoppiare a ridere e quella di deprimersi definitivamente. Ma la voce di prima impedì loro di prendere una decisione, tuonando, seriamente. “Comandante Andreia di Algor riconosciuto.”
A quel punto accadde una cosa che le ragazze trovarono alquanto strana e bizzarra. Davanti a loro si ergevano cinque enormi massi disposti a semicerchio, che sembravano elevarsi verso il cielo. Sul terreno ai piedi di queste pietre, dove prima non c’era assolutamente niente, si aprì una sorta di crepaccio che ricordava l’entrata di una grotta, abbastanza grande per poterci entrare anche rimanendo sui cavalli. I soldati iniziarono a scendere nella cavità come se fosse stata la cosa più naturale del mondo, ma le due terrestri non si mossero di un centimetro.
“Dovremmo… Dovremmo infilarci là sotto?” Mormorò Alessandra, terrorizzata. “Io ho paura degli spazi chiusi, vi avverto…”
“Già! Non avrete intenzione di farci passare da lì, vero?” Aggiunse Giulia, fissando sconvolta i loro due accompagnatori.
“Coraggio, non avrete paura… Siete o no le fanciulle della profezia?” Fece Juppiter, iniziando a scendere nella caverna.
“Nessuno mi aveva detto che avrei dovuto infilarmi sotto terra!” Sbottò Alessandra.
Con un sospiro, Alexis scese da cavallo e afferrò le redini dei cavalli delle ragazze, conducendoli verso l’entrata della piccola grotta.
“Lascia il mio cavallo, Alexis!” Gridò Giulia, terrorizzata.
Lui si voltò. “Se avete così tanta paura, allora chiudete gli occhi! Non possiamo rimanere qui fuori, aspettando che qualche spia nemica scopra il nostro nascondiglio!”
Le due amiche si scambiarono uno sguardo spaventato, poi chiusero forte gli occhi. Preferivano non vedere… Entrambe avevano una paura matta degli spazi chiusi, bui e sotterranei, ma questo non sembrava toccare minimamente i due alieni!
Deglutendo impaurite, si lasciarono condurre in quella nuova avventura.
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Shahrazàd



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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 8:40 am    Post subject: Reply with quote

Deuccia Cullen wrote:
Esitò un attimo, prima di continuare. Poi, a denti stretti, aggiunse: “Pappa, ciccia, molla!”
Le due ragazze si fissarono stupite, divise tra l’inopportuna necessità di scoppiare a ridere e quella di deprimersi definitivamente.


ahahahahahaha Laughing Laughing
sempre bravissime! Wink

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Cristel



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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 6:35 pm    Post subject: Reply with quote

SCUSATE!!!
MI SONO ACCORTA SL ORA DEI 2 NUOVI CHAPY!!!! Embarassed Embarassed
SONO DAVVERO FANTASTICII!!!!^^
DEVO DIRE che MI DISPIACE UN PO' PER KRISTAL ... MA .... LE VITE è VITA!!!!^^ Wink
INVECE NN HO ANCORE LE IDEE KIARE SUL PRINCIPE ERIK! Confused Confused
NN SO ... NN RIESCO A FARMELO STARE ANTIPATICO ANCORA ... Confused
MAH! VEDREMO! Confused
COMPLIMENTI ANCORA!!!!^^
NN SMETTERò MAI DI RIPETERE che MI PIACE TNTSSIMO!!!!^^
POSTATE PRESTO PLEASE!!!^^

BACI BACI!^^
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WOLF - KIRYA'S STORY
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Deuccia Cullen



Joined: 10 Aug 2008
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PostPosted: Thu Aug 28, 2008 7:07 pm    Post subject: Reply with quote

oooh siamo contente!! Embarassed Embarassed bene, siamo arrivate al 5...prima di postarlo devo rifinirlo un pò perchè ho scritto qualcosa che non mi andava bene, mentre il sesto è in fase di elaborazione (la mia amica Giulia si sta rimboccando le maniche, e vi ringrazia tantissimo) quindi dovrete attendere un pochino prima di leggere il seguito, ma non troppo tranquille! Wink
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