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Twilighters Twilighters: il fan-forum italiano di Twilight
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Stupid Lamb

Joined: 04 Feb 2008 Posts: 1283 Location: Casa mia XD
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Posted: Fri Jul 25, 2008 10:31 pm Post subject: Io e te (Storia Vera) - PLAYLIST pag 39 (Indice a pag. 1) |
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I capitoli di questo mio immenso delirio diventano sempre più numerosi. Prendendo spunto da angellyca2, creo un indice in modo che chi vuole leggere non dovrà perdersi fra tutte queste pagine
Parte I, II, III, IV, V e VI
Parte VII
Parte VIII
Excursus Storico
Parte IX
Parte X
Ultima Parte
Extra 1, 2
Extra 3
Extra 4
Extra 5
Extra 6
Extra 7
Extra 8
Extra 9
Extra 10
Extra 11
Extra 12
Extra 13
Extra 14
Extra 15
Extra 16
Extra 17
Extra 18
Extra 19
Aggiornamentino
Aggiornamentino II
Aggiornamentino III
Dunque, siccome le OS iniziano a diventare tante e le mie dita continuano a scrivere, ho deciso di raccogliere i miei scritti in un unico topic, in questa sezione che mi sembra la più adatta.
Quello che leggerete (o che avete già letto) è quello che sto vivendo da un mese o poco più.
Ho deciso di condividerlo con voi, come scrittura terapeutica. E devo dire che questa condivisione mi sta aiutando molto.
Di seguito troverete le 5 parti che ho postato singolarmente nella sezione One Shot. Più tardi, se riesco, posterò di nuovo.
Ringrazio tutti coloro che hanno letto e commentato, e anche coloro che hanno letto e hanno preferito non commentare.
Ringrazio pinefertari85 e *Marghe* che mi hanno guidata e consigliata nel trasloco da una sezione all'altra
Bene, la smetto di blaterare.
Un'ultima cosa: siate clementi con i miei deliri
________
PRIMA PARTE
Sabato scorso, mentre ero a lavoro, mi si è materializzato davanti agli occhi un angelo.
Alto, biondo scuro, occhi verdi ipnotizzanti e voce dolcissima e vellutata.
Ho faticato non poco per rimanere concentrata, pensare alle domande che mi faceva e trovare una risposa adeguata, sensata e non comprensiva di bava.
E’ bastata una sua sola frase, un suo solo sguardo, e sono caduta in ipnosi. Non c’erano altro che i suoi occhi a trascinarmi in un mondo fatto di dolcezza, non c’era altro che la sua voce a farmi sentire come se mille usignoli cantassero per me.
Quando l’angelo è andato via, mi è dispiaciuto. Tanto. Troppo.
Mi ha salutata con calore, fermando il mio sguardo con il suo a cui è impossibile dire di no, ed è andato via.
Il giorno dopo l’angelo è tornato, cercando fra tante persone, proprio me.
Aveva il solito sguardo ipnotico, i soliti occhi belli e verdi, le solite labbra pronte a muoversi per parlarmi.
Abbiamo parlato: di lui, di me.
Abbiamo passato del tempo assieme. Non c’era altro che la sua voce, non c’era altro che il battito del mio cuore, per un completo sconosciuto.
E poi quella carezza sulla mia mano appena accennata. Io che mi ritraggo quasi per paura che l’elettricità che c’è nei suoi occhi possa arrivargli nelle mani.
“Ci vediamo domani?” mi dice, con gli occhi pieni di adrenalina, pieni di gioia per quei pochi istanti passati assieme.
“Domani non lavoro…” rispondo io, ricordando a me stessa che questo vedersi, parlarsi, guardarsi, sorridersi era senza senso.
Gli occhi gli si spengono, mi guarda come se gli avessi dato uno schiaffo, mi guarda aspettando che io dica dell’altro.
E lo faccio.
“Sabato prossimo ci sono però…” mi pento di quello che gli ho detto nello stesso istante in cui il suo sguardo torna quello felice, pieno di adrenalina come al solito. I miei occhi sono nei suoi, perché sento che anche il mio sguardo cambia. Risponde, felice, al suo.
“Allora verrò sabato prossimo”.
“Ok”.
Ieri sono andata a lavoro, e lui era già lì ad aspettarmi. Il mio cuore a mille, il suo sorriso perfetto, le mie guance rosse, i suoi occhi sempre più verdi. E’ stato di nuovo difficile concentrarmi per ascoltarlo quando mi parlava, per pensare a risposte coerenti con le sue domande. Mi ha fatto un sacco di domande: su di me, su quello che penso, su quello che mi piace; sulla musica che ascolto, sui film che guardo. Di solito le domande mi mettono a mio agio, ieri era diverso però.
Non riuscivo a pensare a niente, ma solo a bearmi dei suoi occhi, del suo viso, del suo fisico perfetto.
Il senso di colpa e il senso del dovere mi riportano alla realtà. Sento di dover fare qualcosa per allontanare da me colui dai cui occhi sto diventando dipendente.
“Ora scusami, devo lavorare…”
“Si, certo. Ci vediamo presto”. E’ sempre così pacato, sempre così gentile, cortese e raffinato. Non dice mai una parola in più, né una in meno. Sorride quando deve sorridere, è serio quando deve esser serio. E questo mi manda fuori di testa.
‘Ci vediamo presto’ mi ha detto, e presto è giunto quando mi sono incamminata verso casa, a notte fonda, dopo il lavoro.
Era lì, ad aspettarmi, seduto sui gradini di un negozio chiuso, con in mano 2 piattini.
“Scommetto che questa ti piace” mi dice, e mi tende un piattino.
Per poco non svengo, e lo guardo con gli occhi sbarrati, di stupore e di meraviglia.
“Come fai a sapere che mi piace la crêpe alla nutella?” è l’unica cosa che riesco a dire, mentre mi siedo accanto a lui sui gradini.
“A me piace tantissimo, sentivo… o meglio volevo che piacesse anche a te” e mi sorride.
Mangiamo e parliamo.
Parliamo e ci guardiamo negli occhi.
Ci guardiamo negli occhi e sento il mio cuore che va a mille.
Mi dico che tutto questo è senza senso, che non c’è ragione per sentirsi così.
Mi dico che ho un ragazzo, che non posso comportarmi da stupida.
Mi dico che nonostante tutto vorrei che quel momento non finisse mai.
E’ così semplice, così spensierato, così emozionante. Vorrei rinchiuderlo in un barattolo e portarlo con me per sempre.
“Vorrei vederti ancora” mi dice quando abbiamo finito di mangiare.
“Domani non lavoro…” inizio io, ma lui mi blocca.
“No, intendevo fuori dal lavoro. Pensi sarebbe possibile vedersi fuori dal lavoro?” e mi guarda speranzoso, il verde dei suoi occhi mi colpisce anche alle 2 di notte.
E mentre penso a cosa dire, mentre penso a quello che vorrei rispondergli (“si, vediamoci ogni giorno, tutti i giorni”) sento il cellulare in borsa che vibra.
E’ il mio ragazzo, lo so. Mi chiama come al solito dopo il lavoro. Quando si presuppone che io stia a letto, e non sui gradini di un negozio chiuso col mio angelo. Il mio angelo.
Allontano da me la borsa, come se bruciasse, come se fosse veleno.
Lo guardo e gli dico “Io sono fidanzata”.
Mi sento quasi in colpa quando glielo dico, come se ciò fosse giustificabile, concepibile. Glielo dico guardandolo negli occhi, occhi che immediatamente si spengono, tristi come quando gli dissi che di Lunedì non avrei lavorato.
Perde il suo sguardo adrenalinico, perde il suo sguardo ipnotico; e io perdo il mio punto di riferimento, i suoi occhi, che si abbassano sui gradini e sui piattini vuoti.
Poi si alza, prende i piattini e li butta nel secchio poco distante. Mi dico ‘ecco che va via, ecco che va via; digli qualcosa, digli qualcosa’ ma non riesco a dire niente; il cuore mi batte fortissimo e non riesco a fermarlo.
Torna ai gradini, mi si inginocchia davanti.
I miei occhi si fissano sul colletto della sua camicia, non riesco a guardare altrove, non riesco ad alzare lo sguardo.
Inclina la testa fino a trovare i miei occhi con i suoi, e senza dire niente, come una calamita che ha trovato il suo opposto, riesce a farmi alzare lo sguardo. I suoi occhi verdi attirano i miei finché non lo guardo dritto in viso. Non riesco a dire niente, non so neppure cosa dire ad esser sinceri.
Mi sorride, si avvicina.
‘Baciami, ti prego. Baciami, Paolo. Baciami.’ Lo penso e lo voglio, voglio che mi dia un bacio, voglio che se ne freghi di quello che gli ho appena detto, voglio che mi dia un bacio.
Si avvicina, e mi dà un bacio sulla guancia. Ha le labbra caldissime, o forse sono io gelida, senza più una goccia di sangue in corpo.
Resto immobile, non penso a nulla, non faccio nulla, non dico nulla. Sento il cuore a mille e il respiro affannarsi. Cerco di riprendere il controllo di me stessa, di riprendere a pensare cose sensate.
Si allontana un po’, ma i miei occhi restano saldi ai suoi.
“Pensi che se non fossi stata fidanzata…” non lo lascio finire.
“Si” gli dico, tutto d’un fiato.
A quel ‘si’ gli occhi tornano di quel verde lucente che amo. Mi sorride, gentile e pacato come sempre.
“Allora sarò ugualmente felice”. Si alza da terra tenendomi per mano, io mi alzo con lui. Mi tiene la mano destra, me la gira e mi bacia il palmo.
Non riesco a dire o fare niente, inizio a sentire di nuovo il cuore che va a mille. Resto immobile come prima.
“Buonanotte, Alessia. Fai tanti bei sogni.”
Si è voltato ed è andato via. Lasciandomi con la mano a mezz’aria, la guancia ancora caldissima, e il cuore vuoto. Lo osservo andarsene ed entrare in un vicolo che lo porterà chissà dove.
Lo vedrò ancora? Incrocerò di nuovo il suo sguardo magnetico? Mi parlerà ancora con la sua dolce voce? Mi terrà ancora per mano? Mi guarderà di nuovo come se i mie occhi fossero ossigeno per i suoi?
Spero di si.
SECONDA PARTE
Uno dei miei telefilm preferiti è Desperate Housewives.
La mia casalinga preferita è Bree.
Così in gamba, autoritaria, così affascinante e perfetta in tutto, dalla cucina al giardinaggio, dal ricamo al poker con le amiche. Perfetta in superficie.
Sotto la sua scorza di perfezione, Bree è imperfetta, come ognuno di noi, con scheletri nell’armadio e debolezze che non riesce a sconfiggere.
Forse per questo è la mia preferita: come lei sono dura e sicura in superficie, ma sotto la mia scorza brulico di imperfezioni e di debolezze.
Odio dar l’acqua alle piante. Odio dar l’acqua alle piante perché odio le piante.
Vivo al secondo piano di un palazzo situato in centro, quindi non si può dar l’acqua di giorno, bisogna attendere che faccia buio e non passi più nessuno di sotto.
Decido di aspettare l’1 e 15 per innaffiare. Nell’attesa cazzeggio su internet, ascolto musica, raccolgo i panni asciutti e mi faccio del male guardando sui gradini del negozio chiuso, gradini che si vedono benissimo da casa mia. Mi ero ripromessa di non affacciarmi mai, mi ero ripromessa che non avrei mai ceduto.
Invece cedo, fra un calzino e una maglietta alzo lo sguardo sui gradini. Lo faccio di fretta, per paura che una saetta possa colpirmi o che qualcuno possa scoprirmi. Come se stessi rubando collane di diamanti dalla vetrina di una gioielleria. In una mano ho le mollette, nell’altra ho i vestiti, alzo la testa e la riabbasso immediatamente, di nuovo sulle corde dei panni. Non c’è nessuno seduto sui gradini.
Idiota, imbecille, cretina.
Chi volevi che ci fosse, eh? Sono dei gradini, la gente ci si siede da sempre, in quel momento non c’era seduto nessuno. Perché hai guardato proprio lì? Cosa pensavi di trovare, eh? Chi pensavi di trovare? Perché ci resti male?
Continuo a raccogliere i panni, senza alzare più gli occhi dalle corde.
Idiota, imbecille, cretina.
Rientro, divido le cose da piegare da quelle da stirare.
Piego quelle da piegare, metto nel cesto quelle da stirare.
Cerco di pensare a tutto, tranne a quei gradini vuoti.
Pensavi davvero che fosse seduto lì? Ad aspettare te? Con un fascio di rose ed un violino in mano magari?
Provo ad ingannare il tempo che mi resta prima di dar l’acqua alle piante: chiacchiero in chat e su msn, ascolto altra musica, leggo notizie on line, mando un sms al mio ragazzo. Il mio ragazzo, lui c’è. Sui gradini virtuali del nostro rapporto a distanza lui c’è, c’è sempre stato.
Brava, idiota, pensa al tuo ragazzo. Non al signor nessuno. Non ai gradini vuoti. Sono vuoti, punto.
L’1 e 15 arriva, e mi preparo ad innaffiare. Due secchi da 10 litri da riempire e svuotare, riempire e svuotare più volte su 3 balconi pieni di vasi: un balcone in salotto, quello da cui ho guardato i gradini; un balcone in camera mia e un balcone in camera di mia madre, che affaccia direttamente sui gradini.
Spengo tutte le luci, non voglio altre zanzare in casa. C’è solo il monitor del pc ad illuminare tutto.
Le note di Verdi mi fanno compagnia. La Traviata. Noi siamo zingarelle.
Riempio un secchio, lo trascino al primo balcone.
Non alzare gli occhi stavolta. Non alzarli. Non devi alzarli. Non puoi alzarli e rimanerci male perché non c’è nessuno seduto. E’ da stupidi, è da idioti.
Penso al mio ragazzo.
Penso alle piante.
Penso a quello che mi dice sempre mia madre, non versare l’acqua troppo velocemente, altrimenti si fanno i buchi nel terriccio.
Penso a tutto tranne ai gradini, ai piattini con le crepe, ai suoi occhi nei miei, a quel bacio sulla guancia. Non devo pensarci, non posso pensarci.
Guardo il terriccio assetato che assorbe l’acqua velocemente, guardo i sottovasi che si riempiono, l’acqua che inizia a scorrere di sotto. Mi affaccio guardando al piano inferiore, senza spostare lo sguardo verso sinistra, senza guardare dove vorrei tanto guardare. Non c’è nessuno di sotto, menomale. Torno ad innaffiare tranquilla.
Il mio ragazzo. Le piante. L’acqua. I vasi. L’acqua. Il mio ragazzo.
Sono solo degli stupidi gradini, li conosco da 20 anni, ci passo davanti da sempre. Non significano niente. Non sono niente per me. E’ stato un momento, un solo momento. Non posso sentirmi così. Non posso reagire così. Devo essere forte, devo essere come Bree. Bree continua a curare il giardino dopo aver abbandonato il figlio sul ciglio della strada. Ecco, posso farcela anche io. Sono come Bree, sono come Bree.
Passo al balcone successivo, quello della mia camera. Le piante più brutte mia madre le ha messe qui, chissà perché. C’è un bel vaso di rose però, ed è a quello che mi dedico con l’ennesimo secchio d’acqua.
Le rose. L’acqua. Il mio ragazzo. Le piante. Le rose.
Le note di Verdi sono più lontane, allora canticchio a bassa voce per non pensare.
Ma penso ugualmente. Ai suoi occhi, alle sue mani, al suo naso, al suo viso, al suo sorriso, ad ogni cosa che ricordo di lui. Cerco, nei miei pensieri, qualsiasi cosa che mi riporti a lui, la riporto a galla, la rivivo con la mente e penso a quanto mi manca.
Lui mi manca.
Mi manca la sua voce, il suo tono basso ma deciso.
Mi manca il suo sguardo, sempre fisso su di me, sempre acceso da quegli occhi meravigliosi.
Mi manca parlargli.
Quanto sono stupida, Dio quanto sono stupida.
Odio le piante, le odio.
Arrivo all’ultimo balcone, quello della camera di mia madre. Quello che affaccia sui gradini. Riempio i due secchi, mi metto a dare l’acqua in ginocchio. Non voglio stare in piedi, non voglio guardare di sotto. Strappo perfino le erbacce dal vaso dei settembrini. Tutto pur di non guardare in basso. Tutto.
Il mio ragazzo. I vasi. L’acqua. Sono come Bree. Sono come Bree.
I vasi si riempiono d’acqua; l’acqua cade di sotto.
Ho svuotato anche il secondo secchio. Ho finito.
Sono stata brava, non ho guardato neppure una volta.
Brava Alessia, brava Bree.
Mi alzo da terra, il ginocchio malaticcio mi fa male, ma non m’importa.
Tutto pur di non guardare in basso. Tutto.
“Alessia?! Alessia, sei tu?!”.
E’ lui. So che è lui. Deve essere lui. Voglio che sia lui.
Mi affaccio, e lo vedo. E’ sui gradini, in piedi, le braccia lunghe sui fianchi, la testa inclinata verso di me, gli occhi accesi, un sorriso bellissimo che non accenna a sparire.
E’ lui. E’ lui. E’ venuto. E’ venuto per me, è lì per me. Mi ha trovata. Mi ha cercata e mi ha trovata.
E’ qui per me. Sento il cuore che mi batte fortissimo, sento che la mia bocca si apre in un sorriso, sento che mi iniziano a tremare le gambe.
E’ qui per me. E’ venuto qui per me.
Poso il secchio sul balcone, mi volto di scatto, non ci penso neppure un secondo.
Devo scendere. Devo vederlo, devo guardarlo, devo stargli vicino.
Voglio scendere. Voglio vederlo, voglio guardarlo, voglio stargli vicino.
Il ginocchio mi fa male, ma faccio le scale di corsa.
Speriamo che abbia capito che sto scendendo. Speriamo che non vada via.
Sono in canotta, pantaloncini e infradito. Non m’importa. Non m’importa. Voglio vederlo. Voglio vederlo da vicino, voglio i suoi occhi, voglio che mi guardi, voglio che mi stia accanto.
Scendo le scale, esco dal portone e lo trovo lì, ad aspettarmi.
Sorrido, so che sorrido ma lo faccio senza rendermene conto. Non penso, non riesco a pensare.
E’ lì, è lì per me. Non vedo altro che lui, non vedo altro che i suoi occhi, le sue labbra, il suo viso.
Ho il cuore che corre all’impazzata, il ginocchio mi fa un male tremendo, eppure sorrido. Sorrido come un’ebete, come una stupida.
“Ciao…” è l’unica cosa che riesco a dire. Mentre aspetto una risposta, mentre continua a guardarmi con lo stesso mio identico sorriso stampato in faccia, penso: sono scesa qui per lui; sono in canotta e pantaloncini; Dio com’è bello; è qui per me, è qui per me.
“Ciao…” è tutto quello che mi dice.
Vorrei dirgli un miliardo di cose, tipo ‘Perché sei venuto qui? Da quanto tempo eri sui gradini a fissarmi? Sapevi già dove abito?’ e invece, tutto quello che mi esce è “Mi sei mancato”.
Mi sei mancato. Nel momento stesso in cui glielo dico, mi maledico 800 volte.
Mi guarda con gli occhi aperti e limpidi, dolci, buoni, belli.
“Mi sei mancata anche tu” mi risponde.
Mi sento morire, sento di tremare tutta e mi dico subito che è perché sono mezza nuda e fa freschetto.
“Non sarei dovuto venire qui, ma volevo cercarti, volevo trovarti. E ti ho trovata.” mi dice.
Sento che tutto inizia a girare, i suoi occhi afferrano i miei come al solito e non mi lasciano più. Sento che tutto inizia a girare e di nuovo vorrei dire un miliardo di cose.
Di solito so sempre cosa dire, ho sempre la battuta o la frase pronta.
Ora non so che dire, non so che fare. Sono scesa per lui, volevo vederlo e l’ho visto. I suoi occhi sono meravigliosi, sono gli occhi più belli che io abbia mai visto. Penso cose poco razionali, poco coerenti. Mille flash mi attraversano la mente, e nessuno riesce a produrre un pensiero sensato.
Sposto lo sguardo sulle sue labbra. Sono chiuse, un sorriso appena abbozzato, ma perfette come sempre.
Mi avvicino, e gli do un bacio. Sulla guancia sinistra, accarezzandogli l’altra guancia con una mano.
Non so che mi è preso, perché l’ho fatto; so solo che volevo farlo, so solo che volevo dargli un bacio. Lui non si muove, resta fermo, immobile.
Mi stacco dal bacio ma la mano resta sulla guancia; me la prende e ne bacia di nuovo il palmo, come l’altra sera. Tremo ancora, tremo di più.
Mi guarda negli occhi mentre lo fa; lo guardo anche io. La testa mi gira.
“Ti ho trovata.”, mi dice a voce bassissima.
“Mi hai trovata.” gli faccio eco.
"Ed ora che si fa?” mi chiede.
La mia mano e’ ancora fra la sua, quasi non la sento più. Mi sembra staccata dal corpo, totalmente assente.
Anche qui, vorrei dirgli miliardi di cose, tutte sagge e sensate, tutte cose che lo farebbero fuggire via, che mi farebbero tornare alla mia vita, al mio mondo, al mio ragazzo. Il mio ragazzo.
“Io…” ma non so cosa dire, non so come continuare. Non voglio rovinare un momento così bello, non voglio mandarlo via.
Ci pensa lui a continuare. “Io… ti ho trovata. E per adesso mi basta questo. Buonanotte Alessia. Fai tanti bei sogni”.
Mi ha lasciata lì, come l’altra sera.
Con la mano a mezz’aria, col cuore ancora più vuoto, con la mente ancora più confusa, con il corpo ancora più scosso.
Sono tornata di sopra, lentamente, piangendo in silenzio, come se qualcuno potesse sentirmi nel palazzo vuoto.
Ho messo a posto le cose usate per dar l’acqua alle piante, lentamente, piangendo sempre in silenzio, col timore che mia madre potesse tornare e vedermi in quello stato.
Mi sono sdraiata a letto, lentamente, piangendo. E piangendo ho preso sonno.
Sono come Bree.
TERZA PARTE
“…Leggi questa lettera, per favore. Io sarò di nuovo qui domani sera, alle 2. Se vuoi rispondere, io sarò qui…”
Non esiste, non mi affaccerò. E non scenderò. Devo chiudere questa cosa immediatamente, non posso continuare in questo modo, non faccio che farmi del male. Non importa quello che penso, quello che provo; non importa che ormai conosca questa lettera a memoria, non scenderò. Che aspetti pure fino a che gli spuntano i capelli bianchi.
“…pensi che potremmo passare del tempo assieme? Mi fa schifo dirlo, perché non è quello che voglio in realtà, ma sono disposto a fare di tutto pur di vederti ancora: pensi che potremmo vederci DA AMICI? Pensi che potremmo essere amici?...”
Se fossi più forte, forse. Ma non sono una persona forte, o almeno non come vorrei, quindi no, no e no. Non possiamo passare del tempo assieme, non possiamo essere amici. Non voglio essere tua amica. No, no e no.
“…Mi basta un tuo sguardo e io sono felice. Io mi sento a mio agio con te, mi piace parlarti, mi piace tenerti la mano, mi piace anche solo guardarti. Mi sento tranquillo anche a stare qui seduto…”
Perché devi scrivere queste cose, eh? Perché devi tormentarmi così? E perché, tutto sommato, dentro di me c’è una voce sadica che continua a dire ‘lasciati tormentare, lascia che ti tormenti fino a che gli spuntano i capelli bianchi’?
“…Leggi questa lettera, per favore. Io sarò di nuovo qui domani sera, alle 2. Se vuoi rispondere, io sarò qui…”
Non esiste, non mi affaccerò. E non scenderò.
Alle 2 e 30 ero di sotto. Camicetta e jeans io, polo e bermuda lui. Sembra appena sceso da una barca a vela; io fino a 10 minuti prima cercavo di calmare l’ansia e mi dicevo ‘non scenderai, non scenderai mai e poi mai’.
Si alza dai gradini e mi viene incontro, sorridendo. Mi fermo e lo aspetto, ho la sua lettera fra le mani.
“L’hai letta?” mi chiede immediatamente.
“Si, l’ho letta. Grazie”.
“Grazie a te per essere scesa”.
E cala il silenzio. Io non so come iniziare, lui probabilmente aspetta me. Mi tornano in mente tutte le cose che mi ha scritto, e perdo quel filo di concentrazione che avevo sviluppato nelle scale, quando scendendo pensavo ‘Gestirai bene la situazione, dirai quello che devi dire e tornerai su. Semplice, diretta, efficace’.
“Ti va di camminare un po’?” gli chiedo, preoccupata come non mai che mia madre possa affacciarsi e vedermi in piena notte con uno sconosciuto.
“Si, certo. Certo, dove vuoi andare?”
“Non lo so, cominciamo a camminare e vediamo dove arriviamo”.
Ma che risposta è? Te ne rendi conto che ha mille significati sottintesi? Ti rendi conto che potrebbe capire mille cose. Non importa, tutto tranne rimanere sotto casa.
Rimaniamo in silenzio a camminare per una ventina di metri, io guardo dritto dinanzi a me, lui guarda me. Mi ha scritto, devo rispondergli. Sono scesa per farlo, devo farlo.
“Ok Paolo, tu mi hai scritto delle cose bellissime, delle cose belle e profonde anche se pensi il contrario. Mi hai scritto delle cose davvero belle…”
“…ma?” mi blocca.
“ma?!” ripeto.
“Sento che stai per dire ‘ma…’” mi dice, fermandosi ed appoggiandosi allo schienale di una panchina.
“Si, stavo per dire ‘ma’” dico sorridendo, e abbasso gli occhi.
Nel momento stesso in cui lo faccio mi prende il viso fra le mani e riporta i suoi occhi nei miei.
Le sue mani sul mio viso unite ai suoi occhi nei miei uguale completa perdita della memoria. Non ricordo più niente, quello che stavo dicendo e quello che volevo dire. Dove siamo e che ore sono. “Lasciati guardare” mi dice, quasi a bassa voce. In piazza non c’è nessuno: noi, i bar chiusi, le fioriere e i lampioni accesi.
“Paolo, tu non puoi fare così” gli dico ad alta voce, forse troppo alta, visto che mi ha lasciato il viso immediatamente come se gli avessi dato 2 schiaffi sulle mani.
“Tu non puoi trattarmi così, parlarmi così, guardarmi così. Non puoi. Non puoi venire sotto casa mia, lasciarmi lettere nella cassetta ed aspettare che io esca sul balcone come Giulietta. Non puoi. Non devi farlo, non lo devi fare più”.
Mi sento come una madre che sgrida il figlio piccolo che ha fatto cadere qualcosa, o come la padrona che sgrida il cagnolino che ha fatto la pipì in salotto. Lui mi guarda come se lo stessi ancora schiaffeggiando, come se gli stessi dicendo le cose peggiori della Terra. Per lui è così. Forse ho detto troppo, forse ho detto troppo e male.
“Ti ho dato fastidio? Sono stato troppo maniaco?”
“No, Paolo, non sei stato un maniaco e non mi hai dato fastidio”.
Fa finta di non capire o non ci arriva?
Riprendo a camminare, anche perché quando camminiamo ho la scusa per non guardarlo in faccia;
sto in silenzio, penso a come ricominciare. Ma lui parla per primo.
“Non pensavo che saresti venuta. Mi ero già preparato ad aspettarti per ore e poi a tornarmene a casa”.
“Io non so neppure dove abiti, sai? Tu invece conosci perfino la mia cassetta della posta”
“Quella la conosco perché c’è scritto il tuo nome sopra, e sei l’unica Alessia del palazzo a quanto pare”
Brava cretina, sii ancora più tonna. Brava idiota.
“Quanto a dove abito, se vuoi ti ci porto”.
“E’ molto lontano?” chiedo.
“No, abito giù al porto”
Si tratta di 5 minuti di passeggiata. Dovrei dire di no. Per un milione di motivi.
“Ok, andiamo” è tutto quello che dico.
Camminiamo verso il porto, attraversando il corso alla cui destra e sinistra riposano sedie ed ombrelloni dei bar chiusi.
“Ci sediamo un po’? Così parliamo meglio”.
“Ma non dovevi portarmi a casa tua?”
“Si, ma lì possiamo andarci dopo.”
Dopo… non ho tutta la notte. Non posso restare fuori con te per tutta la notte.
“Per favore” mi dice, e mi guarda dritto.
“Ok” rispondo spazientita. Mi dà fastidio questa situazione. Dovevo essere io a gestire tutto, e non sto gestendo un bel niente. Andiamo dove vuole lui, ci fermiamo quando vuole lui, devo persino guardare dove vuole lui. Mi dà fastidio essere così in sua balìa. Perché sono completamente in sua balia, sua e dei suoi occhi, del suo viso, della sua voce. Ok, basta. Non griderò come prima, ma parlerò decisa, ferma e diretta.
Ci sediamo sulle sedie di vimini, uno di fronte all’altro.
“Paolo, noi non possiamo più vederci. Né come amici, né come altro. Io ho un fidanzato, non intendo tradirlo e per come sono fatta io mi sento come se lo avessi già tradito. Non è giusto, niente di tutto questo è giusto. Nei suoi confronti, nei miei e anche nei tuoi. Noi non possiamo più vederci.”
Ok, ce l’ho fatta. Ho detto tutto quello che dovevo dire. Ho detto quello che c’era da dire, non una parola in più.
“Va bene. Ok, lo accetto. Hai ragione, hai perfettamente ragione. Tu hai la tua vita, le tue cose. Hai ragione, hai ragione, lo so che hai ragione, hai ragione su tutto. Sono stato egoista e maleducato nel cercarti, dopo che mi hai detto di essere fidanzata, sono stato maniaco nel venire ancora sotto casa tua e scriverti, sono ostinato e cocciuto adesso, mentre penso a milioni di modi per farti restare qui altri 2 minuti. Ora, nella mia testa, penso a mille modi per farti restare qui con me. E so che convinta come sei te ne andrai, e neppure uno dei milioni di modi servirà, perché tu hai deciso. Io non posso fare niente per farti rimanere, perché hai deciso di andartene: hai preso la tua decisione e io non posso fare niente. Niente!”. Inizia a voce normale, finisce di parlare ad alta voce, agitato.
Un po’ mi fa paura. Sono in piazza, da sola, con uno sconosciuto. Mi guarda con gli occhi aperti, quasi sconvolti per quello che ha detto.
“Scusami” mi dice, e si alza di scatto, dirigendosi non più verso il porto, ma verso casa mia. “Ti riaccompagno a casa e poi me ne vado” dice, con le mani in tasca e la testa bassa.
“No.”
Che sta facendo? Che sta dicendo? Perché gli rispondo ‘no’, perché non voglio che finisca così? “Aspetta…” Mi alzo dalla sedia di vimini e gli vado accanto. Non mi piace vederlo così, a testa bassa. Non mi piace che parli agitato, non mi piace leggergli negli occhi l’agitazione e l’impazienza. E non mi piace come si stanno mettendo le cose. Dovrei gestire la situazione tornandomene a casa, dicendogli addio e mettendomi a letto.
Invece mi lascio andare, come voglio, come desidero da sempre, come sento di voler fare. Voglio lasciarmi andare, voglio lasciarmi andare con lui, fregarmene di quello che è giusto e pensare per una volta a quello che voglio io.
“Fammi rimanere, Paolo. Usa uno dei tuoi modi e fammi rimanere. Non riaccompagnarmi a casa.” dico con un filo di voce, con le gambe e le mani che mi tremano e con il cuore che va a mille. Mi lascio andare completamente, non m’importa di niente e di nessuno, solo di me e di lui.
Mi guarda negli occhi, con quel verde che viene messo in risalto dal verde della polo. Mi guarda e si avvicina. Ecco che lo fa, ecco che lo fa.
Sgrano gli occhi: “Vuoi darmi un bacio?” gli dico terrorizzata. Se mi dà un bacio è la fine, è la fine. Ma non è forse quello che voglio?Lasciarmi andare completamente?
“No, non voglio darti un bacio” mi dice sorridendo.
Vai tonna, sempre più tonna. Brava la tonna.
Si avvicina, piano piano, mi prende le mani e intreccia le mie dita alle sue. Avvicina il suo viso al mio e con la punta del naso tocca la mia punta del naso. La strofina da sinistra a destra, e poi su e giù. Tiene gli occhi aperti, limpidi e sereni nei miei. Io mi sento morire. Sono ferma come una statua. Guardo solo nei suoi occhi e fatico a tenere i miei aperti. Sento le mie dita che si stringono alle sue.
Nella mia mente gira solo una frase, che moondance mi ha detto qualche giorno fa: E’ un Edward, E’ un Edward, E’ un Edward.E' un Edward, Agnella. E' un Edward.
E’ un Edward, non c’è dubbio. Ha il suo stesso sadismo sessuale.
“Sono riuscito a farti rimanere?” mi sussurra, staccandosi da me quel che serve per guardarmi ancora meglio.
Annuisco, mi sento troppo elettrizzata per parlare. Alla fine riesco ad aggiungere un ‘si’, anche se sussurratissimo.
“Perfetto” aggiunge. In volto gli torna il sorriso favoloso, gli occhi tornano di quel verde che adoro; mi prende la mano e iniziamo a camminare, vicini, diretti al porto. Mi sembra di camminare sollevata da terra: ho dimenticato le parole dette prima, la necessità di dover gestire la situazione, ho perfino dimenticato mia madre. Ogni tanto si volta a guardarmi, mi sorride beato e aspetta che io gli sorrida in risposta. E’ così facile per me sorridergli, è così facile esprimergli con un sorriso tutte le parole che non riesco a dire. E infatti parlo pochissimo durante il tragitto verso il mare, sempre mano nella mano.
Mi sento leggera, fin troppo leggera accanto a lui. Mi sento come se il mio cuore fosse uscito dal mio corpo e avesse preso posto nei suoi occhi, fra le sue mani, sul suo sorriso. Chissà se anche per lui è così, chissà cosa prova, chissà cosa pensa.
“Quella è casa mia” mi dice una volta arrivati sulla banchina illuminata.
Mi indica qualcosa sulla collina a ridosso del porto, dovrei vedere una casa, ma lì è tutto buio.
“Non vedo niente…”
“E’ quella col terrazzo e l’ombrellone, vedi? Quella rosso pompeiano”
Come se alle 3 di notte, su una collina buia, si potesse distinguere il rosso pompeiano.
“Non la vedo, mi spiace” e mi spiace davvero.
“Vabbè, non importa, tranquilla, non dispiacerti. Ti va di fare un gioco?”
“Che gioco?”
“Un gioco antico e difficilissimo: tu fai una domanda a me e io ne faccio una a te” mi risponde sorridendo.
“E’ un gioco bellissimo” gli rispondo seria. “Comincia tu”
E inizia a chiedermi tantissime cose. La data del mio compleanno, la mia materia preferita, perché ho scelto di studiare Marketing, a che età ho dato il primo bacio, se sono contenta di essere figlia unica, la mia canzone preferita.
Al mio turno, ho rigirato alcune domande e gliene ho fatte di nuove: come si trova a Milano, se gli piacciono i gatti, il suo scrittore preferito.
Abbiamo camminato avanti e indietro sulla banchina illuminata fino alle 4 e mezza, chiedendoci di tutto, sedendoci alla fine su una panchina perché il ginocchio mi faceva un po’ male. Non esiste niente, solo lui; solo io e lui. E il campanile della chiesa che affaccia sul promontorio, che scandisce il nostro tempo suonando ogni 15 minuti.
“Andiamo sugli scogli?” mi chiede dopo un po’.
“Sugli scogli? Ma non si vede niente, è ancora buio!” più che altro temo di inciampare e nell’ordine: rompermi la gamba; fare una figuraccia.
“Ma non andiamo lontano, restiamo vicini. Se hai paura di cadere ti reggo io”. Mi prende la mano e si alza, è automatico per me seguirlo. Potrebbe anche chiedermi di ballare la mazurca in bilico su un pontile galleggiante, lo farei.
Alle scalette che portano agli scogli sale prima di me, mi tiene sempre per mano.
Quanto mi sento tonna.
Sento il rumore del mare, ma riesco a vederlo a malapena. Le luci della banchina sono lontane e la luna, se c’è, è coperta. Però c’è lui accanto a me, e anche se stare in un posto isolato con uno sconosciuto dovrebbe preoccuparmi, mi sento tutto, fuorché preoccupata. C’è un po’ di venticello, ma non mi dà fastidio, non fa altro che far aumentare i brividi che ho.
Ci sediamo su uno scoglio, vicini. Molto vicini.
Mi abbraccia; gli viene naturale, spontaneo, così com’è spontaneo per me rispondere al suo abbraccio, lasciarmi andare ancora, sempre di più, come desidero fare.
Mi bacia: le mani, i polsi, la fronte le guance, i capelli. Mi bacia ovunque, tranne che sulle labbra. Ogni bacio è un brivido fortissimo, il cuore mi va a mille e la salivazione è completamente azzerata.
Sono quasi imbarazzata dalla veemenza, dalla passione che mette in ogni bacio: come se non lo meritassi, come se non ci fosse motivo per essere baciata così. Non riesco a far altro che arrossire, sospirare e sentire il mio cuore battere fortissimo.
Mi parla, piano, a bassissima voce: mi sussurra cosa dolcissime ad ogni bacio, mi fa complimenti che nessuno mi ha mai fatto, e ad ogni complimento mi guarda, vicinissimo, e mi dà un altro bacio.
Mille baci, ovunque sulla mia pelle scoperta, tranne che sulle labbra.
“Riprendiamo il gioco?” mi dice all’orecchio dopo un po’.
“Si” rispondo immediatamente. “Tocca a me”
“Ok, vai. Spara.”
“Perché non mi hai baciato sulle labbra?” gli chiedo senza vergogna. Ringrazio il buio, non può vedere quanto sia diventata rossa.
“Io non ho mai baciato per primo una ragazza, sulle labbra.” Mi dice tutto d’un fiato. “Sono sempre state loro a baciare me” aggiunge.
Lì per lì la cosa mi infastidisce, mi viene quasi voglia di gettarlo in mare. Cos’è, si sente talmente così bello e impossibile da credere che io non sia degna di un suo bacio?
“Ah, capito…” gli dico, cercando di non far trasparire il fastidio dalla mia voce.
“No, non hai capito. Se vuoi ti spiego”
Ora dubita anche della mia intelligenza. Bene.
“Ok, spiega pure” gli dico, mentre si avvicina e mi prende la mano.
“Io penso che il bacio completo, il bacio sulle labbra, sia un punto d’arrivo importante per 2 persone. Io tocco te, tu tocchi me: intimamente, con passione, con la lingua io tocco la tua lingua, e tu la mia” mi dice queste cose in un sussurro, con la voce calda e morbida e la mano stretta nella mia.
Tremo.
“Io penso che a nessuna donna piaccia che un ragazzo si avvicini e la baci senza la dovuta conoscenza, senza che ti abbia dato il suo permesso o che comunque ti abbia fatto capire che lo vuole anche lei. A te piacerebbe che uno ti mettesse la lingua in bocca così, senza provare niente o solo perché arrivati ad un certo punto ci si deve baciare per forza?”
Mai nessuno mi ha parlato così. Mai.
“No” dico in un sussurro, con la mia voce e col mio capo, scuotendolo.
“Ecco, è per questo che non ti ho ancora baciata sulle labbra. Non pensare che non lo voglia. Sto solo aspettando che TU lo voglia”.
E io lo voglio. Voglio che mi baci, voglio sentire le sue labbra sulle mie, voglio sentire il suo sapore. Ma non glielo dico, non dico niente. Resto in silenzio, e mi appoggio al suo petto, nell’ennesimo abbraccio di una notte che non so se, quando e come finirà.
“Stai pensando che sono un maniaco, vero?”
Ancora con la storia del maniaco, dell’oppressore. Magari gli uomini mi avessero oppressa così in vita mia. Magari.
“No che non lo penso… basta con questa storia del maniaco!” gli dico scostandomi e guardandolo negli occhi.
“Sono quasi le 6, ci avviamo? Ti va di fare colazione?”
“Si, ok” gli rispondo, ricordandomi che mia madre non sa dove sono e che sono senza cellulare.
Camminiamo, mano nella mano, senza dire una parola, fino alla cornetteria che sta vicino casa mia. Mi fa vedere di nuovo casa sua, e stavolta, con più luce, riesco a vedere la villetta rosso pompeiano col terrazzo.
Ogni tanto ci guardiamo sorridendo, ogni tanto mi stringe a se, ogni tanto mi bacia la mano.
Mi sono lasciata andare completamente, lo sento. Come volevo, come desideravo. Ed ora? Che faccio?
La cornetteria è aperta, non so se perché non ha ancora chiuso o perché ha appena aperto. Prendiamo 2 cornetti alla Nutella, io mi siedo al tavolo mentre lui paga.
“Tieni” mi dice, porgendomi un foglietto “questo è il mio numero. Io voglio baciarti, Alessia. Chiamami, quando lo vuoi anche tu”. Manca poco a che non mi sbrodoli con il cioccolato caldo del cornetto, annuisco e metto il foglio in tasca.
Mi riaccompagna sotto casa, sono le 7 meno 10.
Fa una cosa che adoro: mi bacia le mani, e se ne va.
QUARTA PARTE
“Pensi che sia possibile vederci domani sera?” mi dice alle 3 di notte, dopo quasi 2 ore passate a parlare al telefono. Me lo dice con quella voce morbida che mi fa sciogliere il cuore, che mi riempie la testa di melassa come non accadeva da tempo.
“L’accordo diceva che dovevamo vederci se avessi voluto essere stata baciata…” rispondo io.
“Ammettiamo che tu non voglia un mio bacio. Questo esclude anche il fatto che tu possa volere semplicemente vedermi?” risponde immediatamente, come se avesse saputo che avrei risposto così.
“A che ora e dove?” mi arrendo.
“Al parcheggio sotto casa tua, alle 9 meno un quarto. Sarò in macchina.”
“Dove andiamo?”
“A mangiare qualcosa, poi boh”
“Boh è un bel posto, mi piace”
“Allora a domani?”
“Va bene. Buonanotte Paolo”
“Buonanotte Alessia”.
Scendo con 5 minuti d’anticipo e lo vedo già lì, appoggiato alla sua auto. Camicia color carta da zucchero che amo, jeans, sempre più abbronzato (io ho perso la mia tintarella con 3 docce), stringe tra le mani un fiore rosso. Lo guardo da lontano e comincia a battermi il cuore: per fortuna ho le scarpe basse, non potrei tollerare uno scivolone sui tacchi proprio stasera. Ha un fiore in mano, uno solo. Lo raggiungo all’auto. Mi sorride con i suoi denti perfetti e bellissimi e mi afferra subito la mano, che io non gli nego. “Sei bellissima” mi dice. Il parcheggio è pieno di macchine, da cui scendono un sacco di persone pronte ad affollare il centro di Sabato sera. Mi guardo attorno, temo che qualcuno possa vedermi e riconoscermi mano nella mano con uno sconosciuto. Poi guardo lui, che mi sorride di nuovo e mi porge il fiore rosso.
“Grazie, è bellissimo” gli dico mentre lo prendo con la mano libera e lo annuso.
“BellissimA, è una Camelia” mi corregge.
“Uh, non lo sapevo. Io non sono brava con fiori. Mi piacciono ma non conosco i nomi”.
“Ma se hai i balconi pieni di vasi!” mi dice, ridendo.
“Delle piante si occupa mia madre, io le annaffio e basta” rispondo con vocina da bimbetta di prima elementare.
Si avvicina, tenendomi sempre la mano, alla mia guancia destra. Mi dà un bacio e mi dice: “Sei bellissima”.
Sorrido come un’idiota. Ogni sua parola mi dà alla testa, mi tocca dalla punta dei capelli alla punta delle dita. La sua voce è sempre così calda, così morbida. E lui ha un profumo buonissimo, mi sembra muschio, ma non ne sono certa.
“Andiamo?” cerco di dire, per evitare di sciogliermi sulle strisce bianche del parcheggio.
“Dove vuoi andare?” mi risponde.
“Ti va se torniamo sugli scogli?”. Adoro il mare, adoro il porto, adoro gli scogli. Adoro andarci con lui.
“Per me va bene, ma non dovevamo mangiare?” mi dice mentre saliamo in macchina.
“Possiamo prendere delle fette di pizza da Occhio di Lince… Ti va?”
“Si che mi va”
Occhio di Lince era il proprietario della pizzeria a taglio più famosa del nostro paese. Lo chiamavamo tutti così perché era strabico, ed ogni volta che col dito gli indicavi una fetta di pizza nella vetrina, lui puntualmente ne prendeva un’altra. Occhio di Lince è morto un mesetto fa; ora c’è sua moglie a fare e vendere fette di pizza buonissime, però la pizzeria continua a chiamarsi Occhio di Lince. Ignoro quale sia il vero nome del posto; è lì da 30 anni e da 30 anni la gente lo chiama Occhio di Lince.
Arriviamo al porto con 3 fette di pizza Margherita, 1 per me e 2 per lui; 2 birre in bottiglia; una montagna di tovaglioli: temo da morire per il mio vestitino, è bianco, ed una macchia di pomodoro si noterebbe subito. Lui porta la busta con la nostra cena, io reggo in mano la Camelia rossa, è bellissima. Il gambo è corto e il fiore non è completamente sbocciato.
“L’hai presa nel tuo giardino?” gli chiedo. E’ impossibile che abbia comprato un solo fiore per me.
“No, da quello di mia zia. Ero a pranzo lì oggi, l’ho vista ed ho pensato subito a te” mi risponde, come se con quella risposta dovessi capire chissà che.
“Ah…” perplessa.
“Ogni fiore ha un significato, questo lo sai, vero?” mi dice ridendo. Con la mano libera mi afferra la vita e mi attira a se, continuando a camminare. Il tessuto del vestito è sottilissimo, non mi aspettavo un contatto del genere. Mi dà i brividi, e mi irrigidisco.
“Scusa, non volevo sembrare…”
“Se dici ‘maniaco’ ti butto a mare e mangio e bevo da sola” dico ridendo a mia volta.
“Ok, ok, non lo dico”.
Arriviamo sullo scoglio dell’altra mattina, e iniziamo a mangiare. Ci raccontiamo cos’abbiamo fatto durante il giorno e mille altre cose. Ammettiamo reciprocamente che in 25 anni non ci siamo mai visti in giro per il paese, un paese relativamente piccolo ma a quanto pare relativamente grande, visto che ci siamo incontrati solo adesso.
Mi piace il modo in cui mangia, né da principino perfettino né da troglodito affamato dopo una giornata di lavoro. Mangia con gusto, mastica, assapora, si pulisce la bocca prima di parlare e di bere, mi chiede se voglio una parte della sua pizza, quando io finisco prima di lui.
Restiamo sullo scoglio a parlare anche dopo aver finito la pizza. Il mare è calmo, anche se c’è un po’ di venticello. Fingo di non aver freddo, anche se quel po’ di vento mi entra dallo scollo, dalle maniche, dalla gonna. Devo portarmi una maglia di filo la prossima volta.
Guardo l’orologio, sono le 11 meno un quarto. Entro mezzanotte lui deve essere alla stazione a prendere i suoi di ritorno da un viaggio.
“Tra un po’ dobbiamo andare” gli dico, fin troppo triste, perfino al mio udito.
“Tra un po’” ripete, e mi stringe a se. Non mi tiro indietro, non mi irrigidisco. Mi afferra fra le sue braccia e ritrovo un po’ di calore, o almeno un po’ di riparo dal venticello. Mi strofina le mani sulle braccia, come se avesse capito che ho freddo. Mi strofino a lui, come farebbe una gatta in cerca di coccole. Ci siamo solo io e lui. Mi sento in Paradiso.
La mia testa è poggiata sulla sua spalla, con gli occhi semi aperti vedo il suo mento e le sue labbra.
Ho la mente vuota da mille pensieri, c’è solo lui accanto a me, lui che mi stringe a se, che mi coccola, che tiene stretta.
Lui guarda davanti, al mare, come se avesse la mente piena di pensieri.
“A che pensi?” gli chiedo a bassa voce.
“ Penso che mi piace stare qui con te, che non mi va di andare via tra un po’. Penso che sei bellissima. E spero che tu mi chieda di baciarti”.
Lo dice con tranquillità, usando un tono di voce basso, tenendomi stretta al suo corpo.
Sento tante lucine che si accendono nella testa, nella mia testa. ‘Spero che tu mi chieda di baciarti. Spero che tu mi chieda di baciarti’. Se lo bacio, è la fine. Se lo bacio, è la fine.
L’unico neurone che mi gira nel cervelletto sembra dirmi ‘La fine del mondo forse? Non credo. Bacialo. Chiedigli di baciarti. Chiediglielo’.
Il cuore mi batte fortissimo, sembra quasi contento perché la testa per una volta è d’accordo con lui.
Mi scosto dalla sua spalla e cerco i suoi occhi: li trovo immediatamente, aperti, svegli, pronti.
“Baciami” gli dico, con la voce che mi trema.
Non finisco neppure di parlare e lo fa. Mi bacia. Mi bacia col più bel bacio che io abbia mai ricevuto, con la labbra più calde che io abbia mai sentito posarsi sulle mie. Lento e delicato prima, come a chiedere il permesso alla mia bocca di schiudersi, passionale e impetuoso poi, quando la sua lingua è intrecciata alla mia, in maniera decisa ma delicata e sensuale. Lo seguo e lo assecondo in ogni movimento, come se non riuscissi a fare altro, come se non potessi immaginare di fare altro. Mi tiene il viso fra le mani e io tengo il suo tra le mie. Si stacca e mi guarda dritta negli occhi.
Fatico a riprendermi, a riprender fiato e a riprendere a ragionare. Gli accarezzo il viso; non voglio che si allontani troppo, voglio che mi baci ancora.
“Baciami ancora” gli dico, con la voce che mi trema ancora di più.
E mi bacia di nuovo, con più passione, con più calore. Mi stringe come se il venticello potesse portarmi via, mi bacia come se non volesse altro per il resto della serata.
E continua a farlo.
E continuo a farlo.
A mezzanotte mi riaccompagna a casa, continuando a riempirmi di baci.
“Buonanotte, Paolo”.
“Sogni d’oro”.
Arrivata in casa, cerco immediatamente il significato della Camelia rossa.
“La camelia è simbolo di perfetta bellezza. La Camelia rossa significa: sei la regina del mio cuore.” Mi sento il cuore in gola. La regina del suo cuore… la regina del suo cuore… Sono la regina del suo cuore…
Alle 2 mi manda un sms: ‘Stavolta un bacio te lo chiedo io… scendi?’.
Come faccio a dirgli di no.
QUINTA PARTE
Domenica
12.43: Buongiorno… hai dormito bene? Io BENISSIMO. Bacio
Adoro, letteralmente adoro, ricevere il messaggio del buongiorno. Mi è sempre piaciuto, più che ricevere quello della buonanotte. Non capisco perché la gente si ostini a mandare la buonanotte e a fregarsene del buongiorno. Come se di mattina non ci fosse bisogno di essere salutati. La gente… tranne Paolo.
12.44: Buongiorno a te Ho dormito BENISSIMO anche io . Bacio :*
Non riesco ad evitare i sorrisi mongoloidi; neppure in un sms.
13.17: Ti va di uscire un po’ oggi pomeriggio?
13.17: Con te?
13.18: No, da sola. Ti metti in macchina e giri in paese solo perché te l’ho chiesto io. Si, scemina, con me. Io e te.
Io e te. Io e te. Io e te. Non credo di aver guardato il mio telefonino con così tante espressioni idiote come negli ultimi giorni. Ogni sms è una gioia. Gioisco quando sento il suono dell’sms ricevuto. Gioisco e sorrido da ebete non appena vedo il nome Paolo e la bustina del messaggio chiusa.
13.20: Scemina no. Proprio no. Tutto tranne scemina.
13.20: Scusami. Idiotina va meglio?
13.21: Deficiente… a che ora ci vediamo?
13.22: Facciamo verso le 6?
13.22: Di mattina?
13.23: Si, certo, di mattina. Dai, facciamo alle 6? O anche prima se vuoi.
13.28: Alle 18 ora italiana mi va benissimo. A più tardi. Bacio :*
13.28: Mi hai fatto attendere 5 minuti. Ti rendi conto di quanti sono 5 minuti in attesa di una tua risposta?? TROPPI. Buon pranzo :*
13.29: Buon pranzo anche a te :*
14.47: Hai mangiato tutto? Fatto il ruttino? Io ho mangiato come un porcello.
14.48: Lo sai che fine fanno i porcelli? XD
Non riesco a non essere ironica con lui. Di solito ci metto un po’ di tempo per raggiungere questo livello di umorismo con le persone, mentre con lui è automatico. Anche perché lui è ironico quanto me, se non di più.
14.48: Poveretti, preferisco pensare ad altro. Ai tuoi baci per esempio.
14.50: Paolo…
14.51: Due minuti per scrivere il mio nome… Hai impiegato 120 secondi per scrivere 5 caratteri + 3 punti. Mi aspettavo come minimo un ‘Anche io penso ai tuoi baci, ho davanti agli occhi ogni istante di ieri sera e non vedo l’ora di baciarti di nuovo’. Come minimo.
14.51: Paolo…
14.52: Va bene, la smetto. A più tardi, ora riposo un po’. Bacio
14.53: Bacio.
Provo a riposare anche io, ma non ci riesco. Ho davanti agli occhi ogni istante, ogni momento. Ogni bacio, ogni carezza, ogni sospiro. E’ così dolce con me, così premuroso e delicato. Ma non scade mai nello smielato, nel dolcissimo a tutti i costi, nello scontato. Ha sempre il sorriso sulle labbra, la battuta pronta, è sempre così solare. E dice addirittura che è merito mio. “Tu mi calmi, mi fai sentire sereno, felice”. Non so cosa faccio per farlo sentire così, a dire il vero non so cosa ho fatto e cosa faccio per ricevere tutte queste attenzioni e lusinghe. Attenzioni e lusinghe che da un lato mi imbarazzano da morire, dall’altro mi riempiono di gioia. Perché non ne ricevo spesso.
Ultimamente ne ricevo sempre meno.
Mai un fiore, mai un regalo al nostro anniversario (“Viene subito dopo Natale, i regali ormai te li ho fatti”), mai un camminare mano nella mano, a meno che non sia io a farne specifica richiesta.
Non che mi aspetti un bouquet di rose rosse ogni giorno, o un diamante ogni anno. Non che mi aspetti di camminare appiccicati come i ragazzini di 13 anni.
Vorrei solo sentirmi più desiderata, voluta, amata.
‘Paolo ti dà queste cose, prenditele e non fregartene di niente e di nessuno’ dice il mio cuore.
‘Ti stai comportando male, con lui e col tuo ragazzo. Sganciati da questa situazione e torna a fare la brava ragazza’ dice il mio unico neurone. Me li immagino, il mio cuore e il mio neurone, appollaiati sulle mie spalle come il puffo angioletto e il puffo diavoletto.
Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Barricata dietro questa frase da Bacio Perugina, mi preparo e scendo sotto casa, alle 18.
Mi aspetta seduto in macchina.
“Cos’è questa, la Domenica Pink Power?” esordisce così quando salgo.
“Eh?!”
“Occhiali da sole rosa, maglietta rosa, borsa rosa. Sembri caduta in una vasca di Big Babol” mi dice ridendo a gran voce.
“Ohi, ma come ti permetti! A me il rosa piace!”
“E si vede!” continua ridendo ancora di più.
Non riesco a portargli il muso, il suo sorriso mi mette troppo di buonumore.
Anche quando mi prende in giro.
Anche quando mi si avvicina e mi dà un bacio all’improvviso, sulle labbra chiuse.
“Posso chiamarti Panna e Fragola per tutto il pomeriggio?” mi dice a 2 centimetri dalla mia bocca.
“Solo se io posso chiamarti Calippo’ rispondo di getto.
Calippo? Calippo? Perché ho detto Calippo? Perché hai detto Calippo, stupida tonna idiota? Calippo? Perché pensi al Calippo sei lui sta parlando di gomme da masticare? Quanto sei deviata da 1 a 10?
“Calippo?” mi chiede, guardandomi stralunato e pensando probabilmente le cose che penso io.
“Non mi veniva il nome di una gomma al maschile, e ho detto Calippo” dico, sperando di finirla subito.
“Una gomma al maschile? Non ti veniva il nome di una ‘gomma al maschile’ e hai pensato al Calippo? Signorina Alessia, lei mi dà da pensare” mi dice sorridendo e mettendo in moto.
Giriamo in macchina parlando dei miei occhiali da sole (‘ma guarda che sono dei RayBan’, ‘si, ma sono rosa’), dei suoi genitori (‘stanno assieme da 30 anni, li invidio’), della mia attitudine allo sport (‘lo sport uccide, meglio riposare e leggere un buon libro’) e del destino (‘pensa se quella sera non avessi dato l’acqua alle piante, non ti avrei mai più rivista’, ‘pensa se quella sera non avessi avuto voglia di pizza, piuttosto. Non ci saremmo mai conosciuti’).
Arriviamo sulla collina che da est del nostro paese affaccia direttamente sul mare. Il panorama è favoloso, il sole sta tramontando e non fa neppure troppo caldo.
Ferma la macchina nella piazzetta che fa da belvedere. C’è una staccionata che affaccia sul bellissimo panorama, e un panchina davanti alla staccionata.
Ci sediamo e mi stringo subito a lui. E subito mi cinge con le sue braccia. Mi coccola, mi accarezza, sempre gentile e delicato. Mi stringe le mani, me le bacia, e non smette mai di guardarmi negli occhi.
“Quando tutto questo finirà, perchè tutto questo finirà, io soffrirò. Il modo in cui mi guardi adesso però, mi dice che soffrirai anche tu, e questo non fa altro che farmi soffrire fin da ora” mi dice tutto d’un tratto. Pacato, soave e tranquillo come al solito.
Non so cosa rispondere. E’ chiaro che debba rispondere qualcosa, ma non so cosa dirgli.
‘Digli che non deve pensare adesso a queste cose, che adesso quello che conta è che state bene assieme’ dice il mio cuore.
‘Digli che ha ragione, e che quindi è meglio troncare tutto adesso, prima che le cose peggiorino’ risponde immediato il neurone.
“Perché pensi alla fine?” gli chiedo. Sento un’improvvisa tristezza che si fa strada nel mio corpo. Nello stomaco, nel cuore, ovunque.
“Tutto ha una fine, questo lo sai anche tu” mi dice continuando a fissarmi. Non mi sembra triste, ma quasi rassegnato.
“E allora? Tutto ha una fine, quindi? Perché devo pensarci adesso? Perché dobbiamo pensarci proprio in questo momento?”. Mi rendo conto di parlare in maniera agitata, isterica forse. Ha ragione, tutto ha una fine, e io dovrei raggiungere la fine di questa strana storia il più in fretta possibile. Ma non voglio. Non voglio che tutto questo finisca. Non voglio che lui vada via, non voglio perdere il mio angelo.
“Ale, calmati. Non sto dicendo che è arrivata la fine, non sto dicendo che dobbiamo pensarci. Sto solo dicendo che non voglio che tu soffra”mi dice tenendomi entrambe le mani e baciandomele ad ogni parola. “Non dobbiamo pensarci adesso. Io non voglio pensarci adesso e non voglio che finisca adesso”.
Sento gli occhi che si bagnano. Mi sforzo di non far uscire le lacrime. Perché deve essere così complicato, perché deve essere tutto così complicato.
“Non volevo farti diventare triste.”
“No, tranquillo, ora mi passa. Raccontami una cosa divertente, così passa più in fretta” gli dico, cercando di sorridere.
“Ok, ti racconto di quando da piccolo sono caduto dal letto rompendomi 4 dita di un piede”
“Ma sul serio?”
“Si, ero sul letto a castello con mio cugino…”
E mi torna il buonumore. Ascolto il suo racconto e sorrido, stretta al suo petto, seduti sulla panchina. Gli racconto di quando mi sono fatta male sotto al mento mentre provavo a fare la giravolta, e lui rilancia con la volta in cui una tracina lo punse in acqua. Alla fine dei racconti di incidenti e disavventure varie, mi abbraccia forte. Più forte di tutte le altre volte.
“Non voglio che tu soffra. Voglio solo che tu stia bene” mi dice, baciandomi i capelli.
Lui vuole che io non soffra.
Mi sento come se il mondo si fosse capovolto.
Lui vuole che io non soffra.
“Non preoccuparti per me” di rispondo dopo qualche secondo.
Sento il suo sbuffo sui miei capelli, chissà a cos’avrà pensato.
In macchina, sotto casa mia, qualche minuto dopo.
“Stasera mi tocca cenare con i miei…”
“Ah… vabbè, ci vediamo domani”.
Domani… sta diventando normale anche pensare ad una certa quotidianità.
‘Goditi il momento e non pensare a niente’ dice il mio cuore.
‘Andrai all’inferno per tutto questo’ ribadisce il neurone.
“Stasera sul tardi hai da fare? Se vuoi possiamo uscire un po’ dopo cena.”
“Io e te?” gli dico ironica, aspettandomi la solita risposta ironica che mi dà sempre.
“Si, io e te”. La risposta ironica non arriva. Mi parla guardandomi e sorridendo.
Si avvicina e mi bacia. Un bacio dal quale fatico a riprendermi.
“A più tardi”.
“A più tardi”.
Tutto ha una fine. Dovrei fermarmi, ma non riesco. Non riesco a rinunciare a lui.
‘Fai bene, vivi questo momento che la vita ti regala e goditelo fino in fondo’ dice il mio cuore.
‘La vita non regala proprio niente. Pagherai questi momenti fino all’ultimo, e non sarà bello’ risponde immediato il mio neurone.
Il giorno dopo mi sono resa conto di quanto il neurone avesse ragione.
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Grazie ancora a tutti :***** _________________
Solo chi segue Lost può capire: "If anything goes wrong, Edward Cullen will be my constant"
grazie Kat :***
Last edited by Stupid Lamb on Sat Oct 04, 2008 3:29 am; edited 44 times in total |
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Marianna

Joined: 30 Dec 2007 Posts: 506 Location: Nel mio mondo dove tutto è possibile...
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Posted: Fri Jul 25, 2008 10:47 pm Post subject: |
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Che dire...
Mi piace il modo in cui scrivi e te l'ho sempre detto...
Sei bravissima e non dire EresieH...
Amo questa storia... e mi piace che ti renda felice...
Io tifo per il Calippo comunque ù.ù
A parte gli scherzi... io sono sempre qui... ti voglio bene... _________________
Spike: Sei unica, Buffy.
Buffy: Io non voglio essere unica.
Spike: Io non voglio essere così bello e atletico ma ognuno ha la sua croce. |
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*Elanor*

Joined: 15 Dec 2007 Posts: 3471 Location: Toscana
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Posted: Fri Jul 25, 2008 11:12 pm Post subject: |
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Che bello, hai raccolto insieme tutte le OS!
E' splendido seguirti in questa avventura.. aspetto il tuo prossimo aggiornamento ^^ _________________ Dazzled, I guessed. As was I.
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ipuffisonoblu

Joined: 08 Jun 2008 Posts: 611 Location: Tavullia (PU)
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Posted: Fri Jul 25, 2008 11:51 pm Post subject: |
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ehm ciao!io non centro un fico secco qui, però ho seguito quello che scrivevi dall'inizio...e diciamo che mi ci sono appassionata e controllo sempre per vedere se hai aggiornato
comunque brava scrivi molto bene, riguardo al resto visto che non mi conosci non mi permetto di commentare!
comunque spero che tutto ti si risolva al meglio...  _________________ Se la vita ti offre un sogno che supera qualsiasi tua aspettativa, non è giusto lamentarsi perchè alla fine si conclude
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jwolf

Joined: 20 Nov 2007 Posts: 1290 Location: Fisicamente a FIRENZE!!! Con la mente nel BUFFYVERSE!!
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Posted: Sat Jul 26, 2008 12:11 am Post subject: |
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Premetto che ho sempre letto i tuoi aggiornamenti (apparte l'ultimo... ) e... che dire? Enunciarti quanto sei brava risulterebbe banale, perchè lo sei molto.. mi piace come scrivi e come riesci a trasmettere le sensazioni... quello che però vorrei dirti è che IL CUORE HA SEMPRE RAGIONE... ok.. forse non dovrei farmi i fatti tuoi... o esordire consigli come una maestrina... però io ho questa idea... secondo me la vita è troppo corta per farsi troppi problemi.. capisco che comunque non sia una situazione facile da affrontare, ma secondo me dovresti fare quello che il cuore ti consiglia, perchè bisognerebbe cercare di avere meno rimpianti possibili...
Adesso, dopo questo post estremamente lungo , vado... sperando che posterai presto!!!
Un bacetto
Aly
P.S. Scusa ancora se mi sono fatta i fatti tuoi...  _________________ "Sei una persona stupenda. Di quelle che ti rubano l'anima."
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bella9116

Joined: 11 May 2008 Posts: 6900 Location: Catania...in partenza x la città di eddy...
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Posted: Sat Jul 26, 2008 12:30 am Post subject: |
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Bella ^^ _________________ Le 5 regole x essere Gemelline Rivoluzionarie
1 Ridere sempre e comunque
2 Fare pensieri contorti ma divertenti
3 Non essere assolutamente pallose e seriose
4 Non avere paura di niente e nessuno
5 Dire sempre quello che si pensa |
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Stupid Lamb

Joined: 04 Feb 2008 Posts: 1283 Location: Casa mia XD
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Posted: Sat Jul 26, 2008 1:36 am Post subject: |
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Da quanto tempo
Come promesso poco fa, ecco un nuovo aggiornamento.
PARTE SESTA
Lunedì
Nella mia settimana ideale, il Lunedì non esiste. E’ un giorno che ho sempre odiato. Tutto comincia di Lunedì, o almeno tutte le cose più odiose. La scuola, il lavoro. Bruttissimo giorno il Lunedì. Proprio insopportabile.
Sms di Paolo, inviato a notte (relativamente) fonda: Ci vediamo al solito posto alle 2? Devo parlarti. Baci.
Non prevedo niente di buono… niente di bello, carino e poetico.
Scendo sui gradini poco prima delle 2.
Io: ehi, ciao.
Lui: ciao… come stai?
Io: non proprio bene. Quel ‘devo parlarti’ mi ha messo ansia. Di cosa mi vuoi parlare?
Cerco di essere tranquilla. O almeno di mostrarmi tranquilla. In fondo cosa potrà dirmi di così grave? Tutto ha una fine, ok, ma ieri mi ha detto che non vuole che finisca. Quindi non c’è bisogno di allarmarsi.
Lui: allora… ricordi che io il 25 parto, giusto?
Io: si, il 25 Agosto.
Torna a Milano per laurearsi.
Lui: e sai anche che io a te ci tengo, giusto?
Io: si, anche io ci tengo a te.
Lui: io tengo molto a te. Molto più di quanto probabilmente dovrei. Ogni minuto che passa, sento di tenere a te sempre di più. Capisci quello che voglio dire?
Sono le 2 di notte, mi ha detto che vuole parlarmi e anziché stare tranquilla, mi sento inspiegabilmente agitata. Mi parla, ma ho la mente annebbiata, non riesco ad elaborare una sola parola.
Io: Paolo per favore, cosa mi vuoi dire? Sii chiaro, non voglio fraintendere niente.
Lui: Ale, quello che io provo per te è qualcosa di importante. Sto parlando di sentimenti importanti. Ma tu sei fidanzata, e io so che soffrirò. Quindi devo cercare fin da adesso di limitare i danni.
Io: si…
Sento annebbiare tutto.
Lui: ho pensato ad una cosa, e vorrei parlarne con te. Vorrei farti una proposta.
Io: si…
Sento di nuovo quella sensazione triste che mi invade lo stomaco, il cuore, la mente.
Non riesco ad essere lucida. Non riesco a pensare a niente.
Lui: sii mia, sii mia fino a quando torno a Milano. Lasciati corteggiare, lasciati voler bene, lasciati amare, fino al 25 Agosto. E poi faremo entrambi come se non ci fossimo mai conosciuti. Tu per la tua strada, io per la mia.
Io: come scusa?
Lui: hai capito. Sii mia fino alla mia partenza, e poi dimenticami. Io farò lo stesso.
Non credo alle mie orecchie. E questo lo chiama limitare i danni? Come si fanno a limitare i danni in questo modo? Mi sta chiedendo di essere sua e poi di dimenticarlo, ma si rende conto? E poi, perché questa cosa mi sembra meravigliosa, romantica e addirittura commovente? Cos’ho nel cervello, le scimmie urlatrici?
Mi sento sconsolata, vuota e triste, ma nello stesso tempo calma ed eccitata al pensiero di essere sua. Sii mia, sii mia. Essere sua e poi dimenticarlo. Dimenticarlo. Io per la mia strada, lui per la sua.
‘Se accettassi una cosa simile, saresti la peggiore delle sgualdrine, e lo sai’ il neurone non si fa attendere.
‘Accetta e goditi il momento’ è quello che invece dice il mio cuore.
Io: devo pensarci, buonanotte.
Lui: aspetta, parliamone. Ne voglio parlare con te. Dimmi quello che pensi.
Io: penso che devo pensarci. E che voglio andare a letto. Buonanotte Paolo, sogni d’oro.
Martedì
Questo Martedì fa più schifo del Lunedì. Io non cerco lui, lui non cerca me. Penso alla sua proposta, mi arrovello e sento le scimmie urlatrici che fanno baldoria nel cervellino. C’è poco da pensare tuttavia. La cosa giusta e sensata da fare è quella di chiamarlo e dirgli ‘Dimenticami fin da ora, io farò lo stesso. Non è concepibile che io accetti la tua proposta’. Eppure il mio lato egoista, il mio lato sgualdrineggiante e spudorato mi dice ‘La proposta arriva da lui, quindi se te l’ha fatta vuol dire che è cosciente delle eventuali conseguenze. Sii sua. Sii sua perché è questo che vuoi in realtà.’
Il giorno in cui il mio cervello e il mio cuore andranno d’accordo, o sarò morta o sarò morta.
Sto male pensando di accettare, sto male senza di lui. E’ normale? No che non lo è.
Guardo il cellulare: nessun messaggio, nessuna chiamata.
Mi impongo di non cercarlo. Non posso cercarlo senza prima aver preso una decisione. Ma mi manca, mi manca da morire. Muoio dalla voglia di sapere cosa fa, come sta. Muoio dalla voglia di vedere i suoi occhi, di dargli un bacio.
Basta, sii forte. Sii Bree. La decisione più giusta è quella di sganciarti da questa storia senza senso.
Pensa alle cose importanti: l’esame di Giovedì, il tuo ragazzo; sono queste le cose importanti.
Non è vero… anche Paolo è importante. E’ importante. Paolo è importante.
Mercoledì
Mi sveglio e la prima cosa che faccio è cercare il telefono. Nessun messaggio, nessuna chiamata. Cerco di pensarci poco, oggi è un giorno importante. Nel pomeriggio ho un colloquio di lavoro.
Passo la mattinata in famiglia, cerco di non pensare a Paolo e ci riesco. Verso le 11 mi manda un sms: ‘In bocca al lupo per il colloquio’. Mi sento la persona più felice della Terra, ma non rispondo. Non ho ancora deciso cosa fare con la sua proposta, non posso cercarlo prima di aver preso una decisione. Sento che mi scoppierà il cervello a furia di pensarci.
Il colloquio va alla grande. Da Settembre ho un lavoro, ben retribuito e soddisfacente. Chiamo il mio ragazzo per raccontarglielo: accoglie la notizia con freddezza, sembra che quasi gli spiaccia che sia stata presa. Mi fa male la sua freddezza, soprattutto se penso al calore di Paolo, soprattutto se penso alla sua proposta.
‘Sii mia…’.
Mi manca così tanto. Domani ho l’esame, ma non ci penso minimamente. Non mi importa del risultato, non mi importa dell’esito. Mi importa solo di Paolo. Ho bisogno della sua voce, di una sua parola, di una sua carezza, dei suoi occhi. Ma come faccio a cercarlo senza apparire egoista, senza sentirmi in colpa e cattiva?
20.42: Ciao… il colloquio è andato benissimo, inizio da Settembre. Come stai? Io sono in fase ripetitiva pre esame.
Falsissima, sto facendo tutto tranne che ripetere. Ma non potevo di certo scrivere ‘mi manchi da morire, non riesco a mettere insieme 2 pensieri che non riguardino te’.
Non risponde. Mi sento morire, minuto dopo minuto. Di solito è così veloce nel rispondermi, adesso perché non lo fa? Sarà impegnato, inutile agitarsi troppo. Non fare la bambina, prima o poi risponderà. Controllo il telefono ogni 5 minuti, ma niente bustina chiusa. Cerco di convincermi che sarà impegnato, ma dentro di me penso ‘non risponderà’.
22.15: Ale sono felicissimo per te! Molto, molto, molto felice. Io sto bene, quando leggo un tuo sms sto sempre bene Domani hai l’esame, me lo ricordo… posso accompagnarti in macchina? Così non devo svegliarti presto per prendere l’autobus.
Gli occhi a cuoricino di Hello Spank mi fanno un baffo.
Si preoccupa per me. Non ci siamo sentiti per 2 giorni quasi e si preoccupa per me.
Le sue premure nei miei confronti mi danno alla testa.
‘Vuol dire che gli interessi ancora, che ci tiene ancora a te’.
‘Digli che prendi l’autobus, il traghetto, il risciò. Digli che vai a piedi, ma non andare con lui.’
Non riesco a resistergli. Non voglio resistergli.
22.35: Sarebbe bellissimo
22.43: Ok, dimmi a che ora allora. (sono contentissimo :***)
22.44: Alle 8 va bene?
22.47: Andrebbero bene anche le 5 di mattina, non preoccuparti. Vengo sotto casa?
22.47: Facciamo al bivio della farmacia?
22.49: Va benissimo. A domani allora. Sogni d’oro :***
22.51: Sogni d’oro anche a te :**************
Giovedì
Si può passare dalla gioia più grande alla delusione più profonda nell’arco di 24 ore?
Si può provare un sentimento profondo e aver paura di dargli un nome e contemporaneamente provarne uno il cui nome si conosce ed aver paura a pronunciarlo?
Si può.
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Grazie a tutti per essere arrivati fin qui. _________________
Solo chi segue Lost può capire: "If anything goes wrong, Edward Cullen will be my constant"
grazie Kat :*** |
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Marianna

Joined: 30 Dec 2007 Posts: 506 Location: Nel mio mondo dove tutto è possibile...
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Posted: Sat Jul 26, 2008 1:44 am Post subject: |
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Ale... come la solito stupenda...
(anche se io l'avevo già letta... hihihi... ho l'anteprima)
Tu non sai il sogno che regali ogni volta che posti...
Ci stai facendo vivere un sogno...
Grazie... Grazie per averla voluta condividere con noi...
PS: ti ricordi quando la prima volta ti dissi di postare... e tu non volevi... hai visto? sei bravissima... _________________
Spike: Sei unica, Buffy.
Buffy: Io non voglio essere unica.
Spike: Io non voglio essere così bello e atletico ma ognuno ha la sua croce. |
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jwolf

Joined: 20 Nov 2007 Posts: 1290 Location: Fisicamente a FIRENZE!!! Con la mente nel BUFFYVERSE!!
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Posted: Sat Jul 26, 2008 1:46 am Post subject: |
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*me curiosissimaaaaaaaaaaaaaaa*
BRAVA TESORA!!!! Che carino che è Paolo... *me invidiosa* Piacerebbe anche a me avere un "Paolo" così!!!
baci baci
ALY _________________ "Sei una persona stupenda. Di quelle che ti rubano l'anima."
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sonietta

Joined: 29 Mar 2008 Posts: 631 Location: Inferno, con le mogli di Lucifero e in Chat ù.ù
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Posted: Sat Jul 26, 2008 1:46 am Post subject: |
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| perfetta! come sempre. |
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deboraowl

Joined: 07 Jun 2007 Posts: 1668 Location: L'Ultima Città Accogliente
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Posted: Sat Jul 26, 2008 3:00 am Post subject: |
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M sono veita alla Wonder Woman e sono riuscita a leggere gli ultimi aggiornamenti.
Grazie per aver condiviso con noi la tua vita, il tuo dolore e le tue gioie.
Non voglio dare consigli e mettere sassolini sulla tua bilancia ma pensa bene ai pro e ai contro.
Tu non lo conosci bene Paolo e forse se ripensi a com'era il tuo fidanzato all'inizio, con oggetività, ti ricordera delle cose carine che faceva per te e che non sono poi così diverse da quello ce fa Paolo.
Sei sicura che sarà sempre così?
Ma poi pensa anche a quello che provi per il tuo ragazzo.
Stai con lui solo per abitudine?
Lui apprezza quello che sei?
E tu fai i salti di gioia a ogni suo annuncio?
Lo so, da fuori è tutto più semplice, più chiaro ma noi siamo qui apposta per condividire le nostre esperienze e per fare il grillo parlante.
Forza Agnella!!!!!!! _________________ Destino?
SSS |
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*fairydancer*

Joined: 04 Nov 2007 Posts: 287 Location: prov di Padova..dove spero ci sia nascosto anche Edward!!!
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Posted: Sat Jul 26, 2008 3:09 am Post subject: |
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Posso dire che ti adoro?Posso dirlo??
Mio dio, ho letto ora la tua opera di ristrutturazione dei pensieri, e non sai quanto mi ritrovo nel tuo carattere. Insomma, essere come Bree, perfetta fuori ma piena di grane dentro, e avere sempre due voci contrastanti dentro che fanno a cazzotti e che, maledette, determinano l'andamento delle faccende più emozionanti...io non so cosa dire...sono solo super scioccata dal tuo racconto vero che mi strizza lo stomaco.. _________________ ff in corso: °il tango del cuore°...
___anima senza ossigeno___*
...x leggerle mica si paga!!
La mia personal critica delle ff: Daniela!!! =) |
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*Elanor*

Joined: 15 Dec 2007 Posts: 3471 Location: Toscana
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Posted: Sat Jul 26, 2008 3:16 am Post subject: |
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Non ci sono parole, Alessia.. sai scrivere e raccontare come nessuno.
Cos'è successo giovedì?
Io ti giuro che sto in ansia.. questa storia mi aiuta anche a capire delle cose di me e della mia situazione.
Io sono perennemente combattuta.. perciò riesco in parte a capire.
So che farai la cosa giusta ^^ _________________ Dazzled, I guessed. As was I.
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