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yokuccia^^



Joined: 07 Sep 2006
Posts: 1174
Location: ....my dream....

PostPosted: Fri Nov 03, 2006 7:46 am    Post subject: Reply with quote

>.< belliscima ---posta posta....povera Bella, alla fin fine le tocca sempre la parte di quella che ci capisce sempre meno sob
_________________
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*frenci*



Joined: 05 Oct 2006
Posts: 940
Location: carpi (modena)

PostPosted: Fri Nov 03, 2006 10:39 pm    Post subject: Reply with quote

ecco il..quarto capitolooo!! dopo 2 notti a pensare cosa diavolo potesse succedere..spero k vi piaccia!
fatemi sapere!! Very Happy Very Happy
1bacio a tutte!


Quarto capitolo
_______________________________

Mi alzai lentamente da terra, per non perdere l’equilibrio; scossi la neve dalla giacca e dai miei capelli.
Mi appoggiai a un albero poco più avanti, il mio sguardo che passava distratto sui ballerini, che all’apparenza avevano ripreso la loro danza, incuranti dell’accaduto.
Ma sapevo che non era così, l’atmosfera si era appesantita, e nessuno rideva più.
Avanzai di alcuni metri all’interno dello specchio di ghiaccio, osservando le sue venature, concentrata
Fu allora che accadde, tutto troppo veloce perchè potessi rendermene veramente conto.
Il grido di una voce esile ma decisa, inconfondibile, mi costrinse ad alzare lo sguardo. Era la voce di Alice.
“Edward!”, aveva gridato, la voce rotta dal terrore.
Ancora una volta, niente rallentatore, ma come quando avevo rischiato di essere investita da Tyler, l’adrenalina mi fece vedere tutto più velocemente.
La mia testa scattò verso Edward, che mi stava già fissando.
Fu solo per il più breve degli attimi, perché poi i miei occhi furono attratti da qualcosa, qualcosa che veniva verso di me, troppo, troppo veloce.
Ero paralizzata, incapace di muovere un passo. Mi preparai a sentire il dolore dello schianto.
E non dovetti aspettare molto.
L’urto fu così violento che mi fece volare diversi metri indietro, senza che potessi urlare, dato che mi mancava il fiato.
Non atterrai sul ghiaccio, come avevo previsto; finii addosso a qualcosa di altrettanto freddo e duro, ma infinitamente più rassicurante.
Nel momento in cui mi aveva afferrata, dopo uno scatto fulmineo di cui solo lui poteva essere capace, Edward aveva lanciato un imprecazione, talmente carica di rabbia da farmi temere che avrebbe perso il controllo, qualunque cosa fosse ciò che mi aveva colpita.
Dopo questo, non fui però in grado di pensare altro. Un dolore lancinante al fianco sinistro non me lo permise.
Il mio salvatore mi posò sul ghiaccio, delicatamente ma evidentemente spaventato.
“Bella??” gridò, la voce carica di paura.
“Bella mi senti??”. Era terrorizzato.
“Ungh..”.
“Bella, ti prego, dì qualcosa!”.
“Ed..Edward..sto bene..”, tentai di dire, ma la mia voce dolorante e ridotta a un sussurro, mi tradì.
“Carlisle!”, gridò il mio angelo, benchè non ve ne fosse bisogno, dato che il padre mi era già accanto.
“Dove ti fa male, Bella?” mi chiese, con tono professionale e rassicurante.
“Qui..”.
Mi posò una mano sul fianco, leggerissimo, ma non fui capace di trattenere un gemito di dolore, e Edward se ne accorse.
Sentii Carlisle dirgli : “Presto, manda Jasper a prendere l’auto, più veloce che può”.
In quel momento aprii gli occhi, in tempo per vedere l’intenso scambio di sguardi tra i due, poi Edward si alzò, e guardò il fratello che aveva naturalmente già sentito tutto.
Poi, guardando altrove, emise un ruggito talmente potente e furioso da far tremare la radura.
“Rosalie!”, ruggì, furente.
Terrorizzata, mi ritrovai raggomitolata accanto a Carlisle, tenendogli la mano, senza nemmeno accorgermene.
Poi capii.
La cosa troppo veloce, che mi aveva colpita, era Rosalie.
Riaprii gli occhi, e la vidi, gli occhi grandi e azzurri puntati su di lui.
Lei non parlava. Lo fissava e basta.
“Cosa credevi di fare? Hai rischiato di ucciderla!” ruggì di nuovo, la voce piena di rabbia e tensione.
“Non è colpa mia” gridò lei, la voce talmente acuta e dura da farmi pensare a quella di un aquila. “Non è colpa mia se ci hai obbligati tutti a reprimere tutto ciò che siamo, la nostra velocità, i nostri sentimenti, per lei”.
Quelle parole mi colpirono, ferendomi ancora di più del colpo.
Rosalie mi odiava ancora, e forse anche gli altri Cullen la pensavano come lei.
Grosse lacrime, non più per il dolore al fianco, mi riempirono gli occhi, ancora puntati su quel duello impossibile.
Capii. La ragazza doveva essersi lasciata andare, e andando troppo veloce per vedermi, mi aveva travolta.
Edward ruggì di nuovo, ancora più forte. Cercava di controllarsi, ma era sempre più aggressivo e avevo paura che l’avrebbe aggredita.
Carlisle si alzò, probabilmente incerto se interrompere la discussione o evitare il rischio di aumentare ancora la tensione.
“Edward”, disse, con voce dura, “Prendi Bella e vai incontro a Jasper.Io sarò ad aspettarvi a casa”.
Per fortuna Carlisle reputava di potermi curare a casa loro; di sicuro il mio arrivo all’ospedale in quelle condizioni non sarebbe passato inosservato, e non volevo pensare a cosa avrebbe detto Charlie.
Edward ringhiò un ultima volta, cercando di reprimere tutta la rabbia, per poi puntare i suoi occhi nei miei, in cerca di qualcosa che potesse suggerirgli come stavo.
La sua espressione si addolcì, mentre mi guardava, poi, mentre mi prendeva in braccio, disse :“Stai tranquilla Bella.
Non ti succederà nulla, te lo giuro”.
Iniziò a correre, e feci in tempo a scorgere Alice che partiva di corsa a sua volta, seguendoci.
Mentre sfrecciavamo nella neve non fui capace di chiudere gli occhi, e mi ritrovai a piangere di dolore e sconforto, traumatizzata da quelle parole, da quegli occhi di cristallo che mi fissavano con odio.
Forse lo avevo sempre sospettato, ma fu una vera coltellata scoprire cos’ero agli occhi di Rosalie, e forse anche degli altri Cullen.
Sentivo Edward che borbottava imprecazioni, troppo arrabbiato ma soprattutto preoccupato per riuscire a controllarsi.
Il fianco mi doleva in modo impossibile, e ogni singhiozzo era una fitta nuova e sempre più intensa.
A un certo punto ci fermammo e davanti a noi si materializzò la jeep di Emmett, con Jasper a bordo; salimmo velocissimi, io ancora in braccio a Edward, Alice sul sedile del passeggero.
“Bella?”.
“Sto bene”, cercai di convincerlo, di tranquillizzarlo, ma i suoi occhi mi rivelarono che non ci ero affatto riuscita.
“Come stai?Ti fa molto male il fianco?”.Era preoccupato, anzi, preoccupassimo.
“Niente di insopportabile, tranq..” . Mi ma mancò il respiro, mentre al jeep sobbalzava.
“Mi dispiace, non sai quanto” disse una voce, troppo esile quasi per essere udita, ma perfettamente riconoscibile.Era Alice.
“Non ti preoccupare Alice, sto bene” risposi, ma lo sguardo di Edward era già fisso su di lei, indecifrabile.
Immaginai che Alice avesse visto tutto, e che avesse cercato di proteggere Rosalie, avvertendola senza dir nulla agli altri.
“Siamo arrivati. Forza”. La voce di Jasper spezzò la tensione, e in un attimo mi trovai in casa Cullen, dove Carlisle era già ad aspettarci.
“Jasper, Alice, andate su”, disse, la voce neutra.
Mi trovai sul divano immacolato,e prima che potessi accorgermene, Carlisle aveva già sollevato la mia maglia per controllare il mio fianco.
Inorridii, vedendolo completamente livido; guardai subito il dottore, per cercare di capire la situazione dal suo volto, ma era impassibile.
Dopo alcuni minuti, mi disse “Sei stata fortunata. E’ solo una brutta botta, ma passerà, anche se dovrò fasciartela per proteggerla dagli urti. Poteva andare molto peggio” si lasciò sfuggire, seguito immediatamente da un ringhio di Edward.
“Vado a prendere una benda, per fasciarti” disse alzandosi, lasciandoci da soli nel candido salotto.
Fu Edward il primo a parlare.
“Bella, non sai quanto mi dispiace. Sono stato un vero idiota, e per la mia ingenuità avresti potuto..”.
Gli posai un dito sulle labbra, impedendogli di continuare.
“Non è stata colpa tua. Non è stata colpa di nessuno. Tranquillo, io sto bene; l’ha detto anche Carlisle. Ma ora devo capire dove ho sbagliato”.
Mi guardò cercando di capire a cosa stessi alludendo, e vedendo le lacrime che rigavano le mie guance, capì.
“No, Bella, no. Tu non hai sbagliato nulla, come potresti?Il problema è lei”, disse, la rabbia che riaffiorava sempre più violenta a ogni parola.
“Lo pensa solo lei?” chiesi a bruciapelo dopo alcuni istanti di silenzio, certa che lui lo sapesse.
“Si. Anzi, gli altri sono rimasti molto sorpresi dalle sue parole, come lei stessa, del resto”.
“Cosa intendi, per ‘lei stessa’ ?”, chiesi, non riuscendo a capire.
“Rosalie non sapeva di non averti ancora accettato, prima che tutti l’accusassero a..causa tua”, terminò, guardandomi, per osservare la mia reazione.
Sentii un nodo alla gola.
Era colpa mia. Stavo distruggendo tutto l’equilibrio che la famiglia Cullen aveva raggiunto in otto decenni.Mi sentivo davvero un disastro.
Non ebbi tempo di ribattere, perché entrò Carlisle, una grossa benda in mano.
Sollevò di nuovo la maglietta, preparandosi a fasciarmi, e poi, con mia sorpresa, disse: “ Edward, vai al piano di sopra da Alice, per favore”.
Lui si limitò ad annuire, lanciò un ultimo sguardo dolcissimo verso di me, e in un attimo era già al piano superiore.
Allora mi voltai verso Carlisle e, con mia sorpresa, incrociai il suo sguardo, fisso su di me.
Vedevo una grande tenerezza nei suoi occhi, come se stesse guardando una bambina.
Continuammo a fissarci per alcuni secondi, poi disse, con voce estremamente tranquilla e dolce: “Bella, non fartene una colpa”.
Annuii, sentendo i goccioloni rispuntare nei miei occhi.
Lui se ne accorse, ma proseguì facendo finta di nulla, continuando a scrutare i miei occhi, nel profondo.
“Tutto questo non è colpa tua, anche se sono sicuro che è esattamente ciò che stai pensando. Rosalie, dietro la facciata, è la più debole di tutti noi, e non ha ancora del tutto accettato..la sua vera natura”.
Vidi un lampo di rammarico nei suoi occhi, come se si sentisse in colpa per questo, ma fu solo un attimo.
“Vedi”, continuò, “lei è sempre stata molto gelosa della nostra famiglia, perché il nostro supporto è l’unica cosa che le dà forza. E ora che ci sei tu, confonde l’amore e le attenzioni che abbiamo verso di te con un suo passaggio in secondo piano. Ha paura, una paura che non confessa nemmeno a se stessa. Teme di non essere più ascoltata, di non essere più vista come la più bisognosa d’aiuto, e anche che qualcuno possa scoprirci”.
Lo guardai, incapace ormai di trattenere le lacrime, odiandomi per ciò che stavo causando a Rosalie.
“Carlisle”, dissi, cercando di contenere i singhiozzi, “come potete essere tutti così buoni,con me?Sto distruggendo tutto, tutto ciò che avevate conquistato in tanti anni. E nonostante questo, mi accogliete sempre come un..membro della famiglia. Perché?”.
Mi guardò,la compassione visibile negli occhi, e disse, a bassa voce: “Bella. Tu non sei come un membro della famiglia, tu sei un membro della famiglia. Sei la persona che ha restituito la vita a Edward, che l’ha sottratto dalla spirale di disperazione di cui era prigioniero, senza che noi fossimo in grado di aiutarlo ad uscirvi. Sei sempre così coraggiosa, rischi la vita ogni volta che ti avvicini a noi, eppure sempre in grado di offrire un sorriso, una parola di conforto, a tutti noi. Come potremmo odiarti?”.
Ormai stavo singhiozzando, e non mi stupii di sentire di sentire una mano di Carlisle sui miei capelli, che cercava di darmi un po’ di conforto. Ancora non credevo alle parole che aveva detto.
Non credevo che io fossi tutto questo per loro, non potevo credere di aver salvato Edward più di quanto lui non avesse salvato me, non potevo credere di essere io a donare qualcosa ai Cullen.
Poi, dopo un ultimo sguardo comprensivo, iniziò a fasciarmi il fianco.
Appena lo toccò sentii un dolore lancinante, che mi fece sobbalzare e gemere.
“Mi sa che ci sia qualche costola incrinata..”, pensò ad alta voce Carlisle, “ma niente che non possa essere curato con una fasciatura stretta”, ripetè.
Per fortuna.
Dopo pochi minuti, in cui le sue mani mi avevano delicatamente sollevata e fasciata con cura, velocissime, mi disse che potevo alzarmi.
Non fu facile, dato che non potevo muovermi molto, ma ce la feci.Quindi, prima che potessi chiedermi dove fosse, Edward era già accanto a me e mi sorreggeva, cercando di capire cosa mi avesse fatto il padre.
“Come sta?”, chiese.
“Bene, nulla di grave, qualche costola leggermente incrinata, che si rimetterà a posto in poco tempo, grazie a una buona fasciatura”.
Edward annuì, poi gli rivolse uno sguardo indecifrabile, per poi tornare a me: “Ti va di salire in camera mia?”.
“Certo. Cerca di non correre troppo, però” dissi, accennando un sorriso.
Delicatissimo, mi prese in braccio, e iniziò a salire le scale a velocità umana.
Quando fummo in camera sua, si sedette sul divano nero, continuando a tenermi in braccio e a cullarmi, come una bambina.
“Come stai, Bella?”.
Dal tono, capii che non stava parlando delle mie costole.
Si riferiva ai miei occhi lucidi, di nuovo persi nei suoi, color topazio, ma velati di tensione.
“Mi sento così..sbagliata, Edward” dissi, appoggiando la testa al suo petto scolpito, respirando il suo profumo per calmarmi.
“Non devi. Non sei tu ad essere sbagliata, ma tutto ciò che riguarda me e te, dal giorno in cui ti ho incontrata. Ma, come dissi tu quella sera di ritorno da Port Angels, non mi importa. Ormai è troppo tardi per anche solo poter pensare di salvarti, lasciandoti, amore mio”, disse.
Il mio cuore si fermò. Era la prima volta che mi chiamava così. Credetti di aver sognato, ma la sua espressione mi convinse del contrario.
“Ti amo. Solo ora penso di aver capito quanto questo sia più forte di qualsiasi ragione, di qualsiasi mio tentativo di dare un lieto fine alla tua storia”.
“Io non voglio un lieto fine. Voglio solo il mio principe azzurro, null’altro. Ma..Edward, potrai mai perdonarmi, per averti messo contro Rosalie, per aver frantumato l’equilibrio della tua famiglia?”.Non rispose, semplicemente posò le sue labbra sulla mia fronte. Questo contò più di una risposta.
Allora guardai l’orologio.
Senza che me ne fossi accorta, erano già arrivate le quattro e mezza del pomeriggio.Edward diede un’occhiata veloce al quadrante, poi osservò me, di sicuro incerto se riportarmi a casa o meno.
Poi disse: “Bella, è ora che ti riporti a casa”.
Annuii, e poco dopo ero sistemata sul sedile, l’auto che puntava silenziosa verso la villetta di Charlie.
Arrivati lì davanti, il mio angelo mi aiutò a scendere e poi, dopo avermi accompagnata fino alla veranda, disse : “Bella, cerca di non far capire a tuo padre che sei ferita, non vorrei dover dare spiegazioni su una tua caduta sui pattini..”.
Accennò un debole sorriso, poi fui io a parlare : “Adesso torna a casa e rilassati “dissi, “ne hai bisogno. Io me lo caverò benissimo. Starò in camera mia, fingerò di essere stanchissima. Ma tu vai, la tua famiglia ha bisogno di te”.
Mi scrutò, indeciso sul da farsi, poi prese il mio viso tra le mani, e respirando a pochi centimetri dalle mie guance fredde, disse “Va bene. Ma tu riposati, e non uscire per nessun motivo”.
Prima che potessi elaborare una teoria soddisfacente per spiegare la sua ultima frase, mi baciò, tanto intensamente da farmi rischiare la solita iperventilazione.
Poi si chinò velocissimo a raccogliere la chiave da sotto lo zerbino, per evitarmi una pericolosa acrobazia, me la porse e se ne andò, regalandomi un ultimo, sofferente, bellissimo sorriso sghembo.
Aprii la porta, per niente sorpresa di trovare la cucina vuota e buia; accesi la luce e iniziai a salire le scale.
Si rivelò un’impresa ardua, ma alla fine riuscii a raggiungere il mio letto e a sdraiarmici, stanchissima.
Mi allungai fino al comodino, presi il mio lettore cd e, senza neanche tentare di togliermi i vestiti, iniziai ad ascoltare un cd di musica classica, tentando di calmarmi, di pensare solo alla mia ancora di salvezza: Edward Cullen.

____________________________
Fine Quarto capitolo
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Time would make it easier- that's what everyone always said. But I didn't care if time healed me or not (Bella-Eclipse)
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EleBells



Joined: 29 Oct 2006
Posts: 256

PostPosted: Sat Nov 04, 2006 12:30 am    Post subject: Reply with quote

sei troppo bravissima!!
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+++Dana+++



Joined: 28 Oct 2006
Posts: 1129
Location: From fabulous town: Cambridge.

PostPosted: Sat Nov 04, 2006 1:54 am    Post subject: Reply with quote

bellissima!!! ti prego, continua il prima possibile!!! che succede poi??? (suggerisco di fondare un club anti-rosalie! XD)
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A Happy Game! Wink http://www.talesofmagic.it/?c=1&u=169020355
http://world5.knightfight.it/?ac=vid&vid=147026457
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yokuccia^^



Joined: 07 Sep 2006
Posts: 1174
Location: ....my dream....

PostPosted: Sat Nov 04, 2006 8:51 pm    Post subject: Reply with quote

Very Happy bellaaa....mi sa che se continua così Edward metterà le mani addosso a Rosalie!! >.< prossimo capitolo!!!!
(quoto il club anti-rosalie XD )
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ingrid



Joined: 23 Sep 2006
Posts: 640
Location: RoMa

PostPosted: Sun Nov 05, 2006 12:31 am    Post subject: Reply with quote

belllaaaabellabella!!! continua!!! sempre + interessante la faccenda Cool
ci sn anche io x iol club anti-rosalie, xò in fondo mi dispaice x lei....
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Margot



Joined: 22 Sep 2006
Posts: 298

PostPosted: Sun Nov 05, 2006 7:00 am    Post subject: Reply with quote

wow... Shocked Shocked è veramente bella...ti prego continuala è proprio scritta bene...wow...
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Queste gioie violente hanno fini violente.
Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco.
Che si consumano al primo bacio.
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trappy



Joined: 12 Sep 2006
Posts: 157
Location: Graffignano -VT-

PostPosted: Mon Nov 06, 2006 3:15 am    Post subject: Reply with quote

Con-ti-nuo!Con-ti-nuo!Con-ti-nuo!Con-ti-nuo!Con-ti-nuo!Con-ti-nuo! *continua a strillare a gran voce*
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"Per favore, Bella. Ti scongiuro".
Nei suoi occhi scuri brillavano le lacrime. Sentii un nodo in gola.
"Jake, devo...".
"Invece no. Proprio no. Puoi restare qui con me. E sopravvivere. Fallo per Charlie...Per me!"
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*frenci*



Joined: 05 Oct 2006
Posts: 940
Location: carpi (modena)

PostPosted: Mon Nov 06, 2006 5:03 am    Post subject: Reply with quote

ciao a tutte!! Very Happy
grazie per i complimenti!..mi fate arrosscire.. Embarassed
e siccome questo finesettimana ho avuto molto tempo per scrivere..eccovi un altro capitolo! Wink
..commentate, commentate!!
1bacione enorme!!!!!!

Quinto capitolo
___________________________
Driin. Driin.
Mi alzai di soprassalto, pensando che fosse la sveglia, ciò che suonava.
Invece no, era il mio cellulare, che vibrava a squillava nella mia borsa, che ricordai di aver appoggiato ai piedi del letto.
Mi mossi verso il bordo, ma una fitta lancinante al fianco mi costrinse a fermarmi un attimo a riprendere fiato; dopo alcuni secondi avanzai di nuovo, questa volta più lentamente, e riuscii ad afferrare il telefonino.
“Pronto?”, ansimai.
“Bella?Dove sei?”. Era Charlie.
“Ehm..sono a casa, mi ero un attimo addormentata.Comunque, dimmi”.
“Volevo solo dirti che c’è un piccolo problema alla centrale, la neve ha abbattuto alcuni alberi, che hanno bloccato la circolazione.Tornerò verso le nove, va bene, tesoro?”.
“Certo, nessun problema, papà. Starò bene, non preoccuparti”.Cercai di nascondere il mio sollievo; in questo modo non avrei dovuto cenare con Charlie, rischiando che vedesse la mia ferita.
“Grazie, Bells. A dopo”.
Feci scattare lo sportellino per terminare la chiamata, e quando mi sdraiai di nuovo sul materasso, sentii di nuovo il dolore, ancora più intenso che nel pomeriggio.
Avrei dovuto stare molto attenta.Guardai di nuovo la sveglia; erano le sei.
Decisi di scendere in cucina a preparare qualcosa da mangiare per me e per Charlie; poi avrei fatto una doccia e con la scusa della stanchezza mi sarei chiusa in camera.
Anzi, avrei detto a mio padre che mi sarei messa avanti con il saggio da consegnare al termine delle vacanze di Natale.
Già, Natale. “Com’è diverso quest’ anno”, pensai, tornando indietro agli anni passati, quando lo festeggiavo con Reneè a Phoenix, senza neve, senza mio padre..ma, cosa più importante, senza Edward.
Avrei potuto sentirmi triste, al pensiero di trascorrere il mio primo Natale lontano dal luogo della mia infanzia, invece mi ritrovai a pensare a quanto fossi fortunata, e a quanto la mia vita fosse improvvisamente, meravigliosamente cambiata.
Non potei fare a meno di ricordarmi, a quel punto, di quanto anche la vita dei Cullen fosse diversa.
Sentii l’ansia riaffiorare quando realizzai che solo un Natale prima la famiglia di vampiri era felice, serena, e che quest’anno sarebbe stato diverso anche per loro.
Una parte della mia mente mi costrinse a bloccare i miei pensieri, nel tentativo di non far tornare le lacrime e l’ansia; ancorandomi al parapetto della scala, riuscii a raggiungere il piano inferiore senza muovere troppo il mio sfortunato fianco.
Presi un sacchetto di biscotti dalla dispensa e, senza troppo entusiasmo, ne mangiucchiai qualcuno, per poi bere un bicchiere di latte e iniziare a preparare un panino per Charlie.
A un certo punto, un rumore che proveniva dall’ingresso mi fece girare all’improvviso; il movimento veloce mi provocò una fitta e, come se non bastasse, il coltello mi sfuggì di mano, e mi procurai un bel taglio su un dito.
Ero già allarmata, e mi spaventai a morte quando un fulmine nero attraversò la cucina, silenzioso e quasi invisibile, fino a fermarsi accanto a me.
Quando riuscii a mettere a fuoco, mi accorsi che si trattava di Alice; doveva essere entrata dalla finestra socchiusa, e ora stava studiando il mio dito tagliato, ancora l’ombra di un’espressione preoccupata sul viso.
“Bella”, disse, “mi hai fatta preoccupare. Entrando ho sentito l’odore del sangue, credevo che la ferita..”.
Non terminò la frase, ma dal modo in cui squadrò ansiosa il mio fianco capii perfettamente quale fosse stato il suo primo pensiero.
“Tranquilla, Alice”, dissi, “io sto bene. Semplicemente, quando sei entrata ho sentito un rumore e voltandomi di scatto mi sono fatta un piccolo taglietto”.Accennai un sorriso, per rassicurarla.
Tuttavia lei non stava guardando me, ma dritto davanti a se, lo sguardo teso e ansioso.
“C’è qualcosa che non va?” chiesi.
Scosse la testa, e rimase in silenzio per alcuni secondi. Poi mi fece un cenno, invitandomi a sedere con lei sul divano.
Presi velocemente un piccolo cerotto dal cassetto, per poi mettermi accanto a lei, attendendo che parlasse.
“Bella..io..ti devo delle scuse”, disse, i suoi grandi occhi neri pieni di rimorso.
Prima che potessi sputare l’involucro del cerotto, che avevo strappato coi denti, riprese :“ Per colpa mia..hai rischiato la vita. Potevi..morire”.
Le sue frequenti pause erano cariche di dispiacere, stava cercando parole giuste per farsi perdonare; solo allora iniziai a capire quanto il suo dono fosse in realtà un peso molto grande da portare.
“Alice” dissi, approfittando della pausa, “non ti devi preoccupare. Tu non centri nulla, e nemmeno Rosalie.
Tutto questo non sarebbe successo se io..”.
“Smettila di prenderti colpe che non hai, Bella”, mi disse, con voce severa e sguardo deciso, “non tutto dipende dalle nostre azioni. Esiste un destino, e il tuo è sempre stato e per sempre sarà legato a quello di Edward, chi meglio di me può saperlo?”.
Poi si accorse dell’errore che aveva commesso. E, se possibile, impallidì.
Puntai i miei occhi nei suoi, tentando di non darle altra scelta, di costringerla a parlare; lottai per non mostrarle quanto fossi tesa e, lo ammetto, anche un po’ spaventata, in quel momento.
“Per sempre”, aveva detto.
Benchè continuassi a cercare qualcos’altro di eterno, non mi veniva in mente altro.
“Alice, cos’è che non so?” chiesi, continuando a scrutare i suoi occhioni neri, che ora mi fissavano tormentati, fra ciò che avrebbe voluto fare e ciò che riteneva giusto.
Non parlò. Rimanemmo in silenzio, nella cucina calda, per alcuni minuti.
Poi guardai l’orologio appeso alla parete.
Fra un’ora Charlie sarebbe tornato a casa; non potevo permettere che Alice se ne andasse prima di avermi raccontato tutto.
“Alice, cos’è che non so?”, ripetei, con tono dolce ma volutamente più deciso.
Mi guardò, poi disse : “Bella, non posso”.
“Ho il diritto di sapere. Hai detto ‘per sempre’. Questo vuol dire che..diventerò come voi?”.
La mia voce era debole, avevo un nodo alla gola.
“Bella, ti prego, non posso..non devo. Non capisci, questo cambia tutto...Non posso”.
Leggevo paura nei suoi occhi. Per la prima volta.
“Edward e Carlisle lo sanno vero?”.
“Solo in parte”. Sgranai gli occhi, incredula: cosa poteva aver visto la piccola vampira, di così terribile da non poterlo dire nemmeno a loro?
A quel punto si voltò verso di me, e disse: “Tuo padre sarà qui tra cinque minuti. Io devo andare, meglio non insospettirlo. Cerca di non fargli capire che sei ferita, e resta in casa”.
Annuii, chiedendomi perché sia lei che Edward mi avessero chiesto di restarmene in camera mia, di non uscire.
Prima che potessi chiederglielo, era già sparita.
Misi il panino sul tavolo e iniziai a salir le scale, sperando di riuscire ad arrivare in camera prima che Charlie aprisse la porta e mi vedesse arrancare in quel modo, rischiando di essere scoperta.
Mi misi a sedere davanti alla scrivania, aprii il libro di letteratura e presi un foglio mezzo scribacchiato dal cassetto; vedendomi così impegnata non mi avrebbe di certo chiesto di scendere a fargli compagnia.
Poco dopo, sentii la porta sbattere, dei passi salire le scale, e qualcuno bussare alla porta della stanza.
“Avanti, papà” dissi.
“Ah, eccoti tesoro. Grazie per la cena, mi vizi davvero troppo”. Sorrideva.
“Di niente, mi dispiace di non poterti fare compagnia, ma devo lavorare al saggio delle vacanze” dissi, indicando la scrivania.
“Certo, Bells, allora ti lascio lavorare, buona notte”. Sembrava compiaciuto, e per niente insospettito dalla mia postura alquanto poco naturale.
“Buonanotte, papà”.
Poi lo sentii scendere le scale, verso la cucina.
Trascorsi alcuni minuti a fissare la parete, cercando di scoprire qualcosa di più dalle parole di Alice; nell’ora e mezzo seguente lavorai davvero al saggio.
Verso le dieci e mezza decisi di fermarmi, anche perché non ero sicura di quali cavolate avrei potuto scrivere, data la ia scarsa concentrazione.
Aprii piano la porta. Silenzio. Evidentemente Charlie aveva deciso di andare a letto presto.
Mi avviai verso il bagno, mi feci una doccia calda, poi mi misi il pigiama e tornai nella mia stanza.
La trovai vuota; Edward non era venuto a darmi la buona notte.
Brutto segno. Evidentemente era a casa, a parlare coi propri familiari e probabilmente con Rosalie stessa dei fatti del pomeriggio.
Un brivido mi attraversò la schiena, al ricordo dello scontro tra i due fratelli, nel pomeriggio.
Mi infilai sotto le coperte, sperando di riuscire ad addormentarmi. Inutile. Il dolore al fianco, che si presentava a ogni più più piccolo movimento, mi tormentava, e il miliardo di nuove domande che mi turbinavano in testa non mi aiutava di certo.
“Forse un po’ d’aria fresca mi farà bene”, pensai.
Mi infilai un paio di jeans, una felpa sopra la maglia del pigiama, e raggiunsi la porta in pochi minuti, cercando di non fare il minimo rumore.
Presi il cappotto, e quando uscii mi accorsi che aveva smesso di nevicare, e che non faceva nemmeno tanto freddo.
Solo in quel momento mi ricordai delle raccomandazioni di Edward e Alice.
“Non mi allontanerò tanto, solo per prendere una boccata d’aria”, pensai.
Mi incamminai verso il bosco, seguendo il sentierino appena visibile sotto la neve; il bosco, immerso nell’oscurità, era illuminato solo dalla luce della luna, che lo trasformava in un paesaggio surreale. A quel punto pensai che sarebbe stato meglio prendere una torcia, ma non avevo la più pallida idea di dove Charlie la tenesse. Continuai a seguire il sentiero, persa nei miei pensieri; sapevo più o meno dove mi trovavo, quel bosco era diventato il mio luogo “privato” da quando ero arrivata a Forks.
Perché Edward e Alice mi avevano raccomandato di non uscire? Forse perché avevano paura che il fianco non mi permettesse di mantenere l’equilibrio sul ghiaccio?Probabile.
Sapevo che, pochi metri più avanti, si trovava un albero con i rami grossi e bassi, dove di solito mi sedevo quando avevo bisogno di riflettere da sola; tuttavia, quando ebbi superato l’ultima curva del sentiero, rimasi paralizzata.
Ero sorpresa, e mentre osservavo l’albero sentii le gambe diventare molli. C’era una persona, seduta su un ramo che si trovava più o meno a due metri da terra.
Una ragazza. O meglio, non una ragazza. Quando si era girata verso di me, probabilmente allertata dal rumore delle mie scarpe nella neve, avevo potuto riconoscerla.
Seduta su quel ramo, i capelli biondi, il viso e gli occhi di ghiaccio illuminati dalla luna, c’era Rosalie.
Per quelle che a me sembrarono ore, ci guardammo in silenzio; i suoi occhi di cristallo fissi nei miei.
La sua espressione era indecifrabile, pareva leggermente frustrata, ma nei suoi occhi vedevo soprattutto una grande rabbia, che evidentemente stava cercando di reprimere.
Sperai che non leggesse nei miei la paura che avevo, non tanto perché in un momento di rabbia avrebbe potuto semplicemente uccidermi, ma perché sapevo cosa le stavo causando, e non ero pronta a confrontarmi con lei, non lì, in quel momento.
A un certo punto distolse lo sguardo, e tornò a fissare un punto indefinito davanti a sé.
Non sapevo che fare; ero indecisa se tentare di parlarle, affrontarla, o tornarmene da dove ero venuta.
Il mio corpo, percorso in ogni centimetro da fremiti di tensione e paura, gridava impazzito di andarmene, ma il mio cervello ebbe la meglio, e mi ritrovai ad avanzare nella neve, il fianco che mi doleva: ero andata in iperventilazione.
Raggiunsi l’albero e solo allora, alzando gli occhi, mi accorsi di quanto Rosalie fosse in alto: doveva aver fatto un salto notevole per andare a sedersi su quel ramo.
Lentamente, mi appollaiai al mio solito posto, in silenzio; aspettavo che fosse lei a parlare, o semplicemente non avevo la forza per aprir bocca.
Dopo alcuni minuti, in cui tutte e due avevamo scrutato silenziose e immobili l’orizzonte, disse : “Bella”.
Rabbrividii, immediatamente. Il tono con cui aveva pronunciato il mio nome era tutto un programma: la sua voce era composta, fredda, ma anche carica di rabbia.
Le parole mi morirono in gola.
Dopo poco, aggiunse, con una sfumatura di frustrazione molto più evidente: “Perché?”.
“C-cosa?” balbettai. La mia voce era debole, insicura, impaurita.
“Perché la nostra vita è cambiata, secondo te?” chiese, di nuovo dura.
“Probabilmente,anzi, di certo, a causa mia”. Non fui capace di mentire, quando entrambe sapevamo che era così.
“Si, Bella, proprio per colpa tua”, rispose, la rabbia che riaffiorava a ogni parola.
“Lo so”. La voce mi tremava di nuovo, accidenti.
“Ma vedi, io non sono come gli altri”, iniziò, dura e tagliente “io non sono come loro, che lasciano che tutto vada come deve andare, che si adeguano alle decisioni, seppur sciocche e pericolose per tutti noi, di uno sciocco ragazzino novantenne ed egoista”.
Sentii il cuore salirmi in gola. Odiava me. E, ancora di più, Edward.
“Forse hai ragione” dissi, cercando disperatamente di controllare la mia voce e le lacrime di frustrazione che mi stavano rigando silenziose le guance.
Lei ancora non mi guardava. Per fortuna. O forse, mi detestava a tal punto da non poter sopportare la mia vista un minuto di più.
“Non capisco”, disse. Avrei giurato che nella sua voce ora fosse spuntato un accento di tristezza.
Rimasi in silenzio, incapace di proseguire, piangendo e vergognandomi di quanto fossi debole, in confronto alla tenace e determinata vampira che stava un metro sopra di me, in tutti i sensi.
“Benchè mi sforzi, non riesco a comprendere come tutti loro, perfino Carlisle, possano mettersi in pericolo per accontentare uno stupido capriccio di Edward, che ci impedisce di essere noi stessi, che ci mette sempre più a rischio, ogni secondo che passa”.
Appena ebbe terminato di parlare, un violento singhiozzo represso mi procurò una fitta violentissima al fianco, che mi fece piegare in due.
Lei non se ne era accorta, o almeno fingeva di non aver notato nulla.
“Sai bene che non è un capriccio” disse la mia voce, senza che io potessi fare nulla per controllarla e impedirle di parlare.
“E cosa sarebbe, amore?” disse, amaramente divertita.
“Si”. Di nuovo le parole mi uscirono di bocca senza che potessi farvi nulla.
“Sei incomprensibile per me, Bella”. Non era come quando me lo diceva Edward, alludendo al fatto che non potesse leggermi nel pensiero; era infinitamente, terribilmente peggio.
“Forse”. Fu tutto quello che riuscii a dire.
“Come puoi pensare che sia amore, quando sai bene quanto me che lui è attratto dal tuo sangue?”.
Il dolore aumentò; sapevo che, dal suo punto di vista razionale, aveva perfettamente ragione.
Tuttavia, se io ed Edward fossimo stati entrambi razionali, o anche solo uno dei due, dopo la sua confessione, di ritorno da Port Angels, avremmo fatto di tutto per evitarci.
“Ti sbagli”. Pensai di essere diventata completamente pazza, per affrontare una tale manifestazione di perfezione e carattere.
“O meglio, hai ragione, ma solo in parte. Edward è sì attratto dal mio odore, e dal mio sangue, ma il suo amore sta proprio nel vincere i suoi istinti, nel non uccidermi, nel controllare tutto ciò che è per starmi accanto”.
Non rispose. Avevo fatto breccia nel muro di odio e rancore che aveva creato intorno a sé; non avevo idea di come, ma sapevo che era così.
Non parlò. Dopo alcuni minuti, sentii un fruscio leggerissimo, e in un’istante la bellissima vampira era sul ramo accanto a me, accucciata, i suoi grandi, attenti, diffidenti, grandi occhi di ghiaccio fissi nei miei, alla ricerca di chissà cosa.
Smisi di respirare, la sua vicinanza improvvisa e il suo sguardo intenso mi avevano paralizzata.
Dopo pochi istanti, distolse lo sguardo,saltò agile giù dal ramo e atterrando parecchi metri più in la, fluida come non mai; in quel momento rammentai perché nel pomeriggio l’avessi paragonata ad una maestosa aquila, oltre alla sua voce tagliente.
Rimase in piedi, per alcuni istanti, fissando la luna di fronte a noi, come me; ormai le mie lacrime erano scomparse, lasciando il posto a un senso di paura mista ad attesa.
Poi si voltò, e camminando ondeggiando lentamente, venne verso di me, fermandosi a poco meno di un metro da me, che seduta sul ramo, ero alta quanto lei.
“Bella”.
La guardai, in attesa che proseguisse.
“Sappi che non approvo, come avrai già capito, né ho intenzione di farti del male per l’ingenuità e l’egoismo di mio fratello. Tu, dopotutto, sei solo un’umana finita nel sogno, o nell’incubo, sbagliato”.
Ero sorpresa dalle sue parole, incapace di stabilire cosa pensasse esattamente e di tirare le somme della conversazione.
Poi mi accorsi che qualcosa non andava. Rosalie aveva girato la testa verso un punto indefinito del bosco, pietrificata, le narici dilatate.
“Oh, no!” mi parve di sentirle dire, la voce troppo bassa perché potessi capire bene.
“Bella” riprese, questa volta a volume umano, “nasconditi”.
Ero incapace di muovermi, confusa, di nuovo impaurita e dolorante.
“Subito!” dalla sua voce traspariva evidente preoccupazione, ma capii che era un ordine.
Saltai giù dal ramo, ricordandomi della ferita solo dopo che atterrai violentemente a terra, e mi nascosi tra alcuni cespugli innevati, poco più in là; il fianco mi pulsava terribilmente, mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo.
Rosalie era ancora ferma accanto all’albero; scrutava il bosco, attenta e tesa.
Poi, sicuramente dopo di lei, udii un rumore provenire dalla parte opposta del sentiero, e un ombra scura si fermò a pochi metri dalla ragazza.
Quindi avanzò, venendo illuminata della luna.
Era un ragazzo, abbastanza giovane, ma di scuro più grande di Rosalie; era muscoloso, forse poco meno di Emmet, dai capelli neri e lucenti.
Ma la cosa che fece correre un violento brivido lungo la mia schiena: la sua pelle era diafana, la posizione troppo ovvia perché potessi in un qualche modo sbagliarmi: era un vampiro.

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Fine Quinto capitolo
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Time would make it easier- that's what everyone always said. But I didn't care if time healed me or not (Bella-Eclipse)
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trappy



Joined: 12 Sep 2006
Posts: 157
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PostPosted: Mon Nov 06, 2006 6:31 am    Post subject: Reply with quote

Bello!Continuaaa!!Mi inquieta la fine di questo capitolo!Devo sapere!
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"Per favore, Bella. Ti scongiuro".
Nei suoi occhi scuri brillavano le lacrime. Sentii un nodo in gola.
"Jake, devo...".
"Invece no. Proprio no. Puoi restare qui con me. E sopravvivere. Fallo per Charlie...Per me!"
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ingrid



Joined: 23 Sep 2006
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PostPosted: Mon Nov 06, 2006 6:49 am    Post subject: Reply with quote

wow Shocked e poi e poi?? continua!!!
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yokuccia^^



Joined: 07 Sep 2006
Posts: 1174
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PostPosted: Mon Nov 06, 2006 7:39 am    Post subject: Reply with quote

cavoloooo... hai preso alla lettera l'anti-rosalie eh? Cool
continua... ormai l'uomo nera fa già parte dei nostri incubi!!
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-TheRaVen-



Joined: 05 Nov 2006
Posts: 636
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PostPosted: Mon Nov 06, 2006 9:16 am    Post subject: Reply with quote

OMMIODDIO...e poi?e poi?e poi???
dai veloce col seguito!!! *.*
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gialula



Joined: 05 Nov 2006
Posts: 23

PostPosted: Mon Nov 06, 2006 8:38 pm    Post subject: Reply with quote

COMPLIMENTONI!!! aspettare un tuo capitolo è peggio che aspettare new moon della meyer...
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+++Dana+++



Joined: 28 Oct 2006
Posts: 1129
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PostPosted: Mon Nov 06, 2006 11:41 pm    Post subject: Reply with quote

bellissima!!! stupenda!!!! ti prego continua!!! ti pregoooooooooooooooooo
bravissima!!! ^^ Very Happy
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A Happy Game! Wink http://www.talesofmagic.it/?c=1&u=169020355
http://world5.knightfight.it/?ac=vid&vid=147026457
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