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Il canto della sirena
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^Miki^



Joined: 25 Jan 2007
Posts: 588

PostPosted: Wed May 14, 2008 7:09 am    Post subject: Reply with quote

in che senso? Non ho aggiornato così tanto tempo fa!
_________________
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^Miki^



Joined: 25 Jan 2007
Posts: 588

PostPosted: Sun May 25, 2008 7:48 am    Post subject: Reply with quote

Allora, stavolta ci ho messo un pò di più a postare, ma così va il mondo^^!
Buona lettura^^!

Capitolo 26
-Bad day-




Il letto era morbido e vuoto, sentivo la stanza deserta e fredda intorno a me, il rumore confortante della pioggia al di là delle pareti riempiva le mie orecchie, nei miei ricordi udivo l’eco lontano del rumore delle onde che si infrangono sugli scogli.
Mi mossi lentamente verso la direzione in cui sentivo provenire dei passi e aprii lentamente gli occhi, Elle mi fissava dalla soglia della porta con aria preoccupata, aveva in mano una bottiglia d’acqua.
-Come ti senti?- domandò entrando nella stanza totalmente sfoglia.
Non riuscivo a mettere a fuoco niente, la vista era annebbiata e confusa. Chiusi gli occhi respirando lentamente.
-Dov’è Hanry? Come sta?- domandai, stranamente la mia voce era normale, mi aspettavo che fosse in qualche modo alterata.
-Hanry sta bene, non preoccuparti. Si è ripreso quasi subito dopo che hai perso i sensi. È uscito per cercare qualcosa da mangiare per te. Ti va un po’ d’acqua?- chiese con gentilezza sedendosi accanto a me sul letto.
Riaprii gli occhi lentamente e tentai di mettermi seduta mentre lei mi porgeva un picchiere pieno d’acqua. Mi appoggiai al cuscino del letto e presi il bicchiere, l’acqua evaporò all’istante prima ancora che potessi berla, ma io mi sentii molto meglio.
-Ma cosa …?- farfugliò Elle confusa. Mi prese il bicchiere dalle mani e ci versò dell’acqua, poi me lo porse di nuovo e l’acqua sparì di nuovo. Allungai la mano per toccare la bottiglia, la vedevo doppia. Tempo pochi istanti e l’acqua sparì di lì velocemente, più velocemente di quanto fosse possibile. Sembrava quasi che la bottiglia fosse sempre stata vuota. Mi sentii molto meglio e misi per bene seduta sul letto.
-Non è che ne hai un'altra bottiglia?- domandai sentendomi meglio, Elle mi posò la mano sulla fronte.
-La febbre è scesa.- bisbigliò. -Ti porto altra acqua.- si alzò ma io gli afferrai il polso e la fermai.
-Aspetta. Dov’è Hanry? Perché non è qui?- domandai di nuovo.
-Te l’ho detto, è uscito.- rispose con gentilezza rimettendosi seduta.-Tornerà presto, lo giuro.- aggiunse vedendomi ansiosa. -Tu intanto riposati, okay?-
Feci un cenno d’assenso con la testa e mi distesi nuovamente sul letto e chiusi gli occhi, non avevo idea di dove mi trovavo, non sapevo nemmeno quanto avevo dormito. Rimasi sdraiata con gli occhi chiusi per tutto il tempo, senza muovermi, senza fare assolutamente niente, ascoltando solo il rumore della pioggia, non so quanto tempo era passato da quando Elle se ne era andata. Il ”tempo” per me non aveva importanza, non aveva forma, non aveva significato in quel momento. Nella mia mente riecheggiava il nome e l?immagine di Hanry e non riuscivo a pensare ad altro.
Elle entrò nuovamente dalla porta e si mise seduta sul letto, ma io non mi mossi, rimasi ferma.
-Ti ho portato altra acqua- disse Elle -E qualcosa da leggere.-
Aprii gli occhi e incrociai il suo sguardo, sorrisi afferrando la bottiglia che mi porgeva, la stappai, l’acqua svanì nel nulla di nuovo, ma ne rimase un po’ sul fondo.
-Due litri, devo dire pensavo ti ci volesse di più.- bisbigliò soprapensiero. -Ecco.- disse poi gettandomi un libricino. -Leggi quello, è carino. Ti distrarrà.-
Lo fissai inarcando un sopracciglio: l’immagine del libro già la diceva tutta sulla trama. -No, grazie.- dissi posandolo sul comodino.
-Non ti piacciono?-chiese inclinando la testa -Non dovresti avere pregiudizi.-
-Ho gai letto.-
-Quel libro?-
-Quel genere. È sempre la solita storia: c’è una ragazza … pura, innocente, comunque una che non ha fatto niente di male, a cui brilla l’aureola di santa e martire in testa. La suddetta ragazza è o un indifesa che viene salvata e si innamorare del suo salvatore, o un indifesa che viene rapita e si innamora del suo rapitore. La trama non varia.-
-Beh, veramente …-
-E nel caso in cui la suddetta ragazza non venga rapita o salvata, si tratta solitamente di una ragazza forte che si innamora di un tipo ancora più forte, che non vuole innamorarsi di lei, e crede non provare niente per lei tranne attrazione. Ma poi, verso la fine, ecco il colpo di scena: è innamorato anche lui! E che sorpresa, visto che si era comportato come un allocco tutto il tempo!-
-Ecco … in effetti … è vero.- assentì facendo una smorfia un po’ buffa.
-Ma sai cosa mi irrita veramente? In ogni libro c'è un punto, non so dove, all'inizio, al centro, verso la fine … durante tutta la storia anche … in cui il bello di turno fa una stronzata, si comporta da bastardo o simile. Ovviamente lei si arrabbia e poi che fa? Lo manda al diavolo? No! Gli dice che è un cretino e gli tira un calcio nelle parti basse? Macché! Gli dice "guarda : amici come prima, e considerando che prima non eravamo amici, addio!” No! Assolutamente! Lei di solito dice “Non importa amore, è stata anche colpa mia”. Colpa tua? Come colpa tua? Dove colpa tua? Ma eri veramente presente a quegli avvenimenti o avevi mandato una sosia decerebrata, perché allora mi viene il dubbio. Spiegami perché? Come fa a essere colpa tua?-
Elle ridacchiava, ma io ormai avevo iniziato e non riuscivo a fermarmi.
-La maggior parte delle volte l’equivoco è dovuto al fatto che lei non gli aveva detto qualcosa. Ma perché lei non glielo aveva detto? Perché lui non la faceva parlare! E come faceva a dirlo allora? Con un messaggio subconscio? Con l’alfabeto mors? Le lettere non sono da prendere in considerazione perché, si sa, in questi romanzi le lettere fanno tutti i giri del mondo, ma al destinatario non arrivano mai. È più probabile che la lettera la veda il papa che il vero destinatario!- conclusi incrociando le braccia la petto.
-Oh, wow! Siamo davvero nervosi oggi è?- scherzò Elle guardandomi. -Cosa è successo?-
-Niente! Assolutamente niente!- assicurai sempre in tono aggressivo.
-Oh, andiamo! Non hai la faccia da niente, non hai nemmeno la voce da niente, che cosa è successo? Sono stata via solo una mezz’oretta.-
-Non è niente. Davvero. Non è colpa tua … - le assicurai con tono un po’ affranto. Non era davvero lei il problema, il problema era un altro - … è solo una brutta giornata .-
-Cosa? Una brutta giornata? Perché?- chiese confusa inarcando un sopracciglio.
-Ecco, forse Hanry mi ha un po’ … viziato … ma mi sembra strano che non sia qui accanto a me dopo che … ho perso i sensi. Di solito è fin troppo protettivo.- spiegai con un po’ di incertezza. -Mi sembra strano … e mi fa sentire nervosa.-
Elle rimase in silenzio fissando il vuoto.
-Elle! Di qualcosa- la chiamai dopo poco, seccata da quel silenzio continuo.
Le si voltò a guardarmi rivolgendomi uno sguardo abbastanza incerto, si grattò la testa fissando il vuoto. -Che casino! Che faccio ora?- domandò al nulla -Parlo o non parlo? Se parlo rischio di venire uccisa …- proseguì, poi abbassò lo sguardo su di me emettendo un sonoro uhm.
-Elle se sai qualcosa …- iniziai a mezza voce.
-Bèh, una soluzione c’è. Tu potresti dormire. O meglio fingere di dormire. E tendere le orecchie. In fondo io come potrei sapere se stai davvero dormendo o fai finta?- disse in tono cospiratorio, alzandosi. -Si, penso che farò così! Che dici? Ti senti stanca?-
La guardai per un attimo confusa, poi feci un cenno d’assenso e mi raggomitolai sul letto chiudendo gli occhi. Non capivo bene che aveva in mente, ma se mi fidavo tanto valeva farlo fino in fondo.
Sentii Elle andarsene e accostare la porta senza chiuderla, poi dei passi avvicinarsi e un bisbiglio lievissimo.
-Si, Hanry, sta dormendo.- disse Elle a voce alta. Al solo sentire pronunciare il suo nome il mio cuore iniziò a battere più forte. -Smettila di bisbigliare, mi dai i brividi!-
-Non voglio svegliarla se sta riposando.- disse una voce bellissima, la voce di Hanry. Quanto mi era mancata quella voce! Più di quanto immaginassi!
-E non vuoi che ti senta se è sveglia. Non credi di comportarti da stupido? Lei ha di nuovo chiesto di te.- lo informò con fare accusatorio Elle.
-Davvero?- lo sentii chiedere con tono incerto … e speranzoso credo e preoccupato anche.
-Si, davvero! Quanto andrà avanti questa storia? Quanto ancora pensi di evitarla? Non ti stai affatto comportando bene nei suoi confronti, sai?- lo rimproverò con voce arrabbiata.
Hanry mi stava evitando? Ma perché? Che avevo fatto? Perché ce l’aveva con me?
-Non la sto evitando.- lo sentii ribattere, nervoso e sulla difensiva.
-Stai scappando. E quello che è peggio è che così la ferisci solo di più!- lo rimproverò ancora Elle e in quel momento avrei voluto baciarla per ringraziarla e tirarle un ceffone per come stava trattando Hanry. In fondo le emozioni più forti sono sempre contraddittorie.
-Lo sai perché lo faccio.- rispose lui mesto.
-No, non lo so Hanry! Sei rimasto accanto al suo letto ogni singolo momento finché non ti è sembrato che stesse per svegliarsi e poi sei corso a chiamarmi. Non hai nemmeno voluto che Julie entrasse nella sua stanza. Mi sembri del tutto impazzito!- rispose con foga.
Hanry era rimasto con me allora! Mi sentii pervadere dalla gioia, poi sopravvenne la depressione, alla fine se ne era andato senza dirmi niente.
-Ho solo agito come ritenevo giusto per proteggerla.- spiegò con un tono irritato dopo un istante.
-Non ti capisco affatto.- ribatté lei.
-Certo che non mi capisci! Sei un licantropo! Cosa puoi capire?-disse stavolta con voce infuriata. -IO STAVO PER UCCIDERLA!- urlò. Scese il silenzio in cui sentivo un respiro affannato, poi la sua voce riprese in un tono più basso ma sempre colmo di rabbia … e di dolore. -Ero vicino a ucciderla del tutto, lo sentivo, se fossi andato avanti avrei preso la sua vita. Ero così … assorto, così estasiato dal suo sapore da non fare caso alla sua vita che scivolava via dalle mie mani come un manciata di sabbia.-
-Ma ti sei fermato.- gli ricordò Elle con gentilezza e le fui grata perché il tono di voce di Hanry era così angosciato da rasentare la disperazione.
-Se davvero eri così preso, perché ti sei fermato?- domandò un'altra voce; era Isabelle, ne ero certa. Eppure non l’avevo sentita arrivare ... beh infondo era un vampiro, sarebbe stato strano il contrario.
-Perché era Grace, la mia Grace. Quando nella mia mente l’ho realizzato mi sono sentito ghiacciare. Era come se qualcuno mi avesse tirato una secchiata di acqua gelata. Il sangue che mi scorreva nelle vene, lo stesso che le avevo rubato, mi dava alla testa.- la sua voce era più affannata e disperata di prima -Sapevo che era lei eppure non mi sono fermato. Non subito.- terminò con un voce appena udibile, colma di senso di colpa. La sua sembrava una confessione, se adesso lo avessi guardato negli occhi ero certa che vi avrei letto la disperazione più totale.
-Era così buono … il sangue di quella sirena?- domandò con esitazione e una certa curiosità la vampira.
Scese di nuovo il silenzio, ma fu solo breve. Sentii un ruggito lieve e fui certa che fosse Hanry.
-Era solo curiosità.- assicurò Isabelle.
Di nuovo silenzio, poi Hanry le rispose -Era un sapore dolce e salato insieme, mentre scivolava sulla mia lingua rimaneva una sensazione di estasi nella mia bocca.- lo sentii quasi rabbrividire, non potevo vederlo, ma ero certa che fosse così. -Ma dentro la testa e nel cuore sentivo come se stessi commettendo un peccato imperdonabile è per questo che io mi sono fermato.-
-Un peccato imperdonabile?- ripeté Isabelle.
-Ed è per questo che non vuoi vederla?- chiese Elle con voce sommessa.
-Si, esattamente per questo.- sentii rispondere Hanry.
-Si è offerta lei Hanry, nessuno l’ha costretta. Neppure tu.- gli disse Isabelle.
-Beh, allora qualcuno avrebbe dovuto fermarla! Perché nessuno l’ha fatto? Si può sapere che avevate in testa?- le rimproverò lui.
Scivolai giù dal letto lentamente, attenta a non fare il minimo rumore, e mi diressi verso la porta socchiusa. La luce nella stanza era sempre accesa, ma si trattava di una piccola lampadina appoggiata sul comodino, non di una luce forte. Mi avvicinai con cautela alla porta, non volevo che mi vedesse, chissà come avrebbe reagito se l’avessi aperta di botto … ?
Abbassai gli occhi per guardare come ero conciata: bèh, i jeans erano sempre gli stessi e un po’ sporchi, la maglia notai era macchiata di sangue e aveva dei brutti tagli dove erano presenti le miei ferite che erano state bendate. A parte quella sulla pancia che avevo fatto scomparire.
Spalancai la porta con un po’ di esitazione, tre paia di occhi mi fissarono, ma solo due di loro erano sorpresi. Scambiai con Elle un occhiata complice prima di voltarmi verso Hanry. Mi fissava inchiodato alla porta, lo sguardo fisso sulla mia maglietta, alla base del collo, dove c’erano macchie di sangue.
Mi appoggiai allo stipite delle porta, mi sentivo stanca e non riuscivo a staccare gli occhi da Hanry: era bellissimo, i capelli biondi gli finivano in faccia, gli occhi blu erano brillanti, più scuri del solito, e la pelle candida era perfetta, senza nemmeno l’accenno di una ferita. Sorrisi felice che stesse bene.
-Ciao straniero.- salutai con un sorriso felice, non riuscii a reprimerlo: era bello vederlo lì, in piedi davanti a me, intero, stava bene.
-Ciao Grace.- bisbigliò, allungò una mano come per toccarmi il viso, ma la ritirò quasi subito.
-Noi ce ne andiamo.- disse Elle prendendo Isabelle sotto braccio e trascinandola via, verso la fine del corridoio. La vampira la seguì senza dire niente e le fui grata per questo.
Allungai una mano e gli afferrai la maglietta attirandolo verso di me, Hanry mi venne incontro senza dire niente, senza protestare o opporsi, sembrava spaventato da ogni mai mossa, o ogni mia possibile mossa. Quando fu a pochi centimetri da me, mi abbandonai contro di lui e appoggiai la testa alla sua spalla. Le sue braccia mi circondarono con una certa esitazione e con gentilezza, non mi strinse a se, le sue mani rimasero lente intorno al mio corpo.
-Sono contenta che tu stai bene.- bisbigliai contro la sua maglietta.
Mi strinse forte solo per un attimo, poi mi allontanò con gentilezza da se. -Non farlo mai più! Mai! Per nessuna ragione al mondo! Non importa quello che succede, tu non farlo e basta!- disse con rabbia, stringendomi forte le spalle, i suoi occhi erano pieni di angoscia.. -Avrei potuto ucciderti. C’è mancato poco che lo facessi.-
-Lo so, ti ho sentito prima.- bisbigliai.
-Come hai potuto farlo? Come…- il tono ancora infuriato.
-Avrei fatto qualunque cosa per salvarti. Io non esisto senza di te.- gli dissi con sincerità, sentendomi però anche in colpa. Ora capivo perché mi aveva evitato.
Chiuse gli occhi e abbassò la testa, ma non mi lasciò le spalle. Respirava lentamente. Allungai le mani e gli presi il volto costringendolo ad alzare la faccia per incrociare il suo sguardo.
-Va tutto bene sai?- gli assicurai con dolcezza. -E’ tutto a posto, davvero.-
-Grace, come può essere tutto a posto? Ti ho quasi ucciso.- disse con tristezza, poi sussultò. -Non dovresti essere in piedi.- rifletté prendendomi in braccio.
-Sto benissimo! Posami a terra!- protestai, reggendomi alle sue spalle.
Hanry entrò nella stanza e mi depositò sul letto con dolcezza, mi guardai intorno per la prima volta: la stanza non aveva un bell’aspetto, le pareti erano stuccate di bianco, ma lo stucco si era rovinato con il tempo e aveva aloni grigi e neri, in alcuni punti era andato via. Non ‘erano decorazioni tranne una piccolissima finestra in alto, un semplice armadio era appoggiato alla parete e al pavimento perché a quanto pare era rotto. Anche il letto era composto da un semplice materasso e delle coperte di tessuto spesso e ruvido, il comodino di legno era rovinato, sembrava quasi la cella di un convento.
-Come ti senti?- mi domandò con aria preoccupata.
-Bene.- gli assicurai, di nuovo. -Cioè, ho avuto indubbiamente giorni migliori, molto migliori.-
-Immagino.- bisbigliò cupamente, abbassando lo sguardo per non incontrare il mio.
-Erano i giorni in cui il mio ragazzo non mi evitava.- dissi prendendogli la mano ed accarezzandogli delicatamente le nocche. -In cui di solito se stavo male mi stava accanto …- continuai abbassando lo sguardo -In cui ogni tanto mi baciava.- dissi a bassa voce fissando le nostre mani unite, certa di essere davvero arrossita.
Hanry mi mise un dito sotto il mento e mi fece alzare la faccia, si avvicinò per baciarmi, un bacio a fior di labbra. Quando si allontano lo bloccai prendendogli il volto tra le mani e ripresi a baciarlo. Lui ricambiò il bacio, le sue labbra si muovevano sulle mia con forza, non provò ad andare oltre quello e a me andava bene perché non volevo forzarlo troppo.
Hanry strofinò il naso contro il mio prima di baciarmi ancora, poi si allontanò bisbigliando -Ora è meglio se riposi.- mi accarezzò il volto con gentilezza.
-Non ho molto sonno.- assicurai, allungai la mano e presi la bottiglia d’acqua dal comodino accanto al letto. -Ho sete però … forse è strano.-
-E lo dici parlando al ragazzo che ti ha dissanguato.- mi ricordò con uno sguardo un po’ triste, passandomi il bicchiere.
-Grazie.- bisbigliai prendendolo, ci versai dell’acqua e ne bevvi un sorso, sentendomi subito meglio.
Hanry sospirò. -Mi dispiace per quello che è successo …-
-Sono stata io a volerlo, non preoccuparti.- lo rassicurai -Lascia perdere, non ci pensare. È solo un brutto ricordo...-
Sorrise, un sorriso un po’ ironico che raggiunse appena gli occhi, un sorriso che amavo. -Un brutto ricordo?- ripeté divertito -Non sai cosa dici?-
-Che vuoi dire?-
-Pensavo tu capissi cosa sono, la mia essenza. Grace quello che è successo è il ricordo più … eccitante, estasiante che io abbia. È questo che mi fa infuriare!-
Ci pensai su un attimo a mente lucida. -Non capisco.- dissi infine.
Lui mi guardò un attimo, esitante. -Va bene.- bisbigliò infine. -Sappi che sono molto, molto, molto arrabbiato con te. Hai messo in pericolo la tua vita. Avrei potuto non fermarmi, avrei potuto ucciderti, in quel momento quasi lo desideravo. La ragione per cui i vampiri sono così pericolosi è che molti di loro, una volta trasformati perdono del tutto il loro lato umano perdendosi nell’estasi del sangue. Il sapore del sangue, pochi istanti prima che una vita si spenga, è il migliore, come un vino incredibilmente pregiato.- rabbrividì chiudendo gli occhi, quando lì ripari li fissò nei miei, furiosi. Si avvicinò e mi riprese il volto tra le mani mentre io rimanevo inerme, confusa dalla miriade di sentimenti che mi si agitavano dentro senza prendere una forma chiara: paura, eccitazione, senso di colpa e, irrazionalmente, gioia. -Non farlo mai più, capito? Devi giurarlo! Se no io…- la sua voce si spense di colpo.
-Non mi perdonerai?- domandai preoccupata.
Scosse la testa, il volto contratto dal dolore. -Non avrà importanza che ti predoni o no, non ci sarà un dopo la prossima volta. Sicuramente ti ucciderò.-
Mi lasciò andare e si voltò dall’altra parte, dandomi le spalle.
Rimasi in silenzio per un momento, riflettendo: mi aveva appena detto che se avesse di nuovo bevuto il mio sangue mi avrebbe uccisa; sapevo di dover avere paura, ma il fatto che comunque senza di lui sarei morta la frenava molto. Tra il morire per mano di Hanry e il lasciarlo morire preferivo la prima opzione. Preferivo ancora di più che nessuno morisse e che ci fosse un lieto fine. Sapevo che lui aveva voluto mettermi in guardia, ma che non voleva che avessi paura di lui, sentivo che era preoccupato della mia reazione e non sapevo come comportarmi.
Troppi pensieri per una che al massimo ne riusciva a formulare uno solo coerente in quel momento. Alla fine allungai la mano e gli afferrai la maglia tirando verso di me. -Mi spiace.- bisbigliai, non sapevo che altro dire.
Lui chiuse gli occhi e scosse di nuovo la testa. -Non dovresti scusarti.- mi fece notare, con la voce colma di tristezza.
-Potremmo solo … dimenticare tutta questa storia e stare semplicemente insieme?- lo pregai, lui aprì gli occhi per incrociare i miei. -Ora voglio solo … stare con te.-
Lui sospirò, poi sorrise. Si avvicinò per darmi un bacio sulla fronte. -Va bene. Ora dormi però.- bisbigliò con preoccupazione. -Dovresti riposare.-
Sospirando scivolai sotto le coperte, volevo disperatamente farmi una bella doccia e indossare dei vestiti puliti.
-Resti con me?- domandai stringendomi al petto la coperta.
-Sicura di volermi accanto?- domandò con una punta di incertezza.
-Non vorrei nessun altro.- assicurai subito. -Non vorrei nessun altro per sempre.-
Hanry si sdraio accanto a me , reggendosi su un gomito appoggiò la guancia alla mano e mi guardò con dolcezza. Prese a giocare distrattamente con i miei capelli. -Potrebbe essere una pessima idea.-
-Ne ho avute molte di cattive idee, ma da quando ti ho incontrato ho sempre avuto la certezza di fare la cosa giusta. Io voglio stare con te.- dissi senza però trovare il coraggio di guardarlo. -Voglio solo te. - continuai -Voglio solamente te.- ripetei, stavolta guardandolo.
Mi osservò, il suo sguardo così intenso da togliere il fiato.-Allora non mi muovo. Non mi muoverò mai.- mi assicurò, sembrava quasi una promessa.
Chiusi gli occhi e sprofondai in un sogno tranquillo, mi sentivo al sicuro, forse non lo ero, però mi ci sentivo. Mi bastava Hanry per questo, mi basta Hanry …
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anna 88



Joined: 24 Oct 2007
Posts: 2357
Location: idealmente vicino ad Edward, materialmente tra veneto e friuli...

PostPosted: Sun May 25, 2008 9:36 am    Post subject: Reply with quote

miki, questo capitolo è davvero dolcissimo.. henry è così tenero.. povero, si sente in colpa!! e lei la adoro, mi piace che sia così diretta!
sei una grandissima scrittrice! non importa se abbiamo dovuto aspettare un pò, il capitolo ha decisamente compensato l' attesa!
bacio
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I'm a stalker. An obsessed stalker. An obsessed vampire stalker.

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elisabeth



Joined: 30 Nov 2007
Posts: 287

PostPosted: Tue May 27, 2008 5:24 am    Post subject: Reply with quote

k capolavoro!!!!! mi piace tantissimo come scrivi!!!!
come sn dolci quei due......henry somiglia un po' ad edward così premuroso e attento verso la persona k ama di più al mondo!!!!
sei straordianria!!! nn importa quanto ci metterai a postare il prox capitolo aspetterò cn ansia!!!! Very Happy Very Happy Very Happy

kisses
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^Miki^



Joined: 25 Jan 2007
Posts: 588

PostPosted: Sat Jun 07, 2008 7:23 am    Post subject: Reply with quote

Grazie a tutte e due per i commenti^^!
E grazie anche a tutti voi che leggete questa storia.
Sto lentametne giungendo alla fine quindi allegria gente (veramente io sono una via di mezzo tra l'essere allegra e l'essere depressa... almeno stavolta non me l'hanno copiata, pensiamo positivo.).


Capitolo 27
-Blu -




Qualcuno mi stava accarezzando con gentilezza, lo sentivo, lo percepivo, mi sentivo così bene, così coccolata. Non mi andava di aprire gli occhi, stavo così bene. Delle labbra mi sfiorarono dolcemente la fronte, una pioggia di baci delicati mi accarezzò il volto, carezze delicate fatte con leggerezza.
Aprii lentamente gli occhi, il naso di Hanry sfiorava il mio, le sue labbra sfioravano le mie con leggerezza, in baci lievi. Sorrisi quando si allontanò da me appoggiando la fronte alla mia bisbigliò -Buongiorno amore.-
-Devo dire che questo è un bel modo per svegliarsi.- bisbigliai con un filo di voce e un po’ di imbarazzo.
-Sono contento che ti sia piaciuto.- bisbigliò con un sorriso molto soddisfatto. -Scusa se ti sono saltato addosso, non ho resistito.-
Sorrisi, per niente seccata.-Quindi ora non sei più … arrabbiato con te stesso o con me?- domandai un po’ cautamente Il suo sguardo si incupì un istante, ma tornò sereno quando gli accarezzai la guancia, i suoi occhi si incatenarono ai miei. -Posso alzarmi?- domandai.
Hanry si mise a sedere sul letto e mi trascinò con se, mettendomi seduta sulla sue ginocchia, lo guardai negli occhi sorridendo.
-Come ti senti?-domandò con preoccupazione.
-Benissimo.- gli assicurai. -Però vorrei farmi un bagno e cambiarmi, certo mancano la vasca, l’acqua, il sapone e i vestiti. Ma…- mi bloccai: dietro ad Hanry c’era una finestra che dava su un bosco, una finestra che prima non c’era. Mi guardai intorno spaesata: eravamo in una stanza con carta da parati rosa chiaro con una fantasia a fiori, i letto era matrimoniale, con due comodini di legno scuro ai lati e infondo alla stanza c’era un cassettone dello stesso legno dei comodini, con sopra un grande specchio rettangolare, con cornice dorata. -Ma dove siamo?- domandai scioccata.
-Indovina? Siamo in una casa. Più specificamente nella vecchia casa dei genitori di Crystal. A quanto pare dopo la morte dei genitori l’ha ereditata lei, in modo indiretto, tramite una sorta di strana organizzazione.- raccontò.
-Ma … ma quando …?- farfugliai confusa. Lui mi attirò più vicino a se e mi strinse forte.
-Mentre dormivi ce ne siamo andati, Crystal ha detto che era più prudente muoverci frequentemente per evitare di essere ritrovati. Dobbiamo stare all’erta, quell’invasata di tua sorella ci vuole veramente morti. A proposito, cos’è quella strana organizzazione?- bisbigliò tra i miei capelli.
Sospirai con tristezza. -Demetra, dea della terra e le sue figlie si occupano dei nostri collegamenti sulla terra e anche delle vecchie proprietà. Probabilmente è stata la sua piccola ma ricca organizzazione a occuparsi di tutto.- spiegai sbrigativamente -Crystal ha detto perché?- chiesi poi cambiando argomento.
-Perché cosa?- domandò Hanry baciandomi i capelli.
-Perché Lucy agisce così. L’ho vista combattere a volte.- raccontai. -Lei era sempre … molto aggressiva quando c’erano di mezzo i vampiri. Sempre. Si impunta. Una volta non riuscimmo ad acchiappare un demone e lei non se la prese tanto, invece stavolta si è impuntata in maniera assurda!-
-Già. Forse è solamente …- iniziò.
-Non è pazza!- specificai con irritazione.
Lo sentii sospirare mentre le sue labbra mi sfioravano la tempia. -Che devo fare con te?- domandò un po’ esasperato.
-Amarmi.- risposi senza riflettere, un secondo dopo avrei voluto che qualcuno mi avesse chiuso la bocca con il nastro adesivo.
Hanry si scostò da me per guardarmi, i suoi occhi cercavano costantemente i miei senza risultato, sentivo di aver raggiunto una tonalità di rosso tanto accesa da ricordare il viola. -Che hai detto?- bisbigliò nel mio orecchio per prendermi in giro.
Mi voltai a guardarlo, timidamente, sempre evitando il suo sguardo, scivolando con la fronte sulla sua guancia mi appoggiai contro di lui e chiusi gli occhi. -Ho bisogno che mi ami, che mi ami davvero. Voglio che tu mi stia accanto, voglio sapere che ci sarai sempre qualunque cosa accada. È molto importante.-
-Lo so.- bisbigliò. -Io non ti lascerò. Non aver paura. Non me ne andrò mai.-
Mi allontanai da lui per guardarlo negli occhi, in quel momento ero certa di stare sorridendo. I nostri occhi rimasero incatenati a lungo, mi accorsi della sfumatura blu delle sue pupille.
-Ho bisogno di una doccia.- dissi infine.
Hanry sorrise, poi mi prese il volto tra le mani e mi baciò dolcemente, intensamente, febbrilmente, a lungo. Alla fine mi lasciò andare e io mi sentii stordita e disorientata, mi ci volle un po’ per alzarmi in piedi e lo feci così velocemente solo perché pensavo che se no Hanry mi avrebbe preso in giro.
Mi diressi verso il bagno, una volta dentro chiusi la porta, ma non a chiave, e mi tolsi la maglietta e il reggiseno, fu un po’ difficile perché il sangue secco li aveva fatti appiccicare alla pelle, ma alla fine riuscii a levarli. Mi tolsi i jeans con un po’ di difficoltà e poi li allontanai con un calcio e mi sfilai i calzini con attenzione perché anche lì c’era finito del sangue, Grazie al cielo gli slip erano più o meno immacolati.
Quando entrai sotto la doccia l’acqua tiepida mi accarezzò la pelle e mi fece sentire meglio, con attenzione mi pulii il sangue di dosso. Era bello stare così a contatto con l’acqua, mi sentivo meglio, più tranquilla, più serena e molto più forte. Con gli occhi chiusi mi perdevo in quelle sensazioni quando sentii qualcosa. Era una sensazione famigliare e fredda, la sensazione di un blu scuro, in cui la luce non arrivava … una distesa scura senza fine. L’acqua mi avvolse, la sentivo danzare introno a me e quando aprii gli occhi mi accorsi che di fatto era così, mi circondava con dei cerchi spezzati che danzavano a spirale continua intorno al mio corpo. Una sensazione fredda e limpida che conoscevo, che avevo gia sentito in precedenza. Sapevo che cosa erano, il loro significato, perché erano lì e sapevo anche quello che sarebbe successo. Senza pensarci gridai il nome di Hanry, ma era già troppo tardi.
Dinnanzi a me c’erano le statue, ricavate da un unico blocco di marmo bianco, di tre ragazze che sembravano degli angeli per la loro bellezza e l’aria eterea, erano appoggiate su una sorta di piccolo altare fatto di marmo, con colonne gotiche in bassorilievo agli angoli. Erano tutte e tre in posa, l’una accanto all’altra.
La prima era seduta per terra con le gambe, le cui forme si intravedevano dal vestito scolpito, appoggiate di lato; la lunga gonna le ricopriva lasciando intravedere con chiarezza soli i piedi e le caviglie incrociate. Nelle mani appoggiate sulle ginocchia, teneva un libro che guardava con le palpebre vagamente abbassate, così da avere un aria misteriosa. Al polso, al collo e alle orecchie aveva dei gioielli che avevano un che di mistico, i capelli le arrivavano alle spalle e sul corpo aveva della sorta di bassorilievi che assomigliavano a dei tatuaggi.
L’altra accanto a lei era inginocchiata, un ginocchio era posato a terra, all’altro aveva appoggiato un gomito, con entrambe le mani reggeva una spada che aveva un impugnatura incredibilmente elaborata, la sua faccia era rivolta verso il basso e al contrario dell’altra era stata scolpita con un abito corto e senza alcun tatuaggio. La faccia era rivolta verso il basso, i capelli corti coprivano solo in minima parte i volto. Lo sguardo era rivolto verso l’alto, come se guardasse qualcuno da cui non voleva farsi scoprire.
L’ultima era in piedi, aveva le mani allungate in avanti, in cui spiccava un lungo bastone simile al tridente di Lucy, solo che l’estremità non era a forma di “forcaâ€, al contrario in cima era incastonata una grande pietra tonda. La ragazza teneva il bastone con entrambe le mani e guardava davanti a se con quello che a me era sembre sembrato uno sguardo sicuro, aveva i capelli lunghi che le scendevano per tutto il corpo e anche il suo abito era molto lungo.
Le statue erano così belle da sembrare vere, mi ero chiesta più volte in passato chi fosse stato a scolpirle.
Già, in passato, perché io l’ c’ero già stata e anche a lungo: ci avevo passato parecchio tempo quando ero diventata una sirena e durante tutto l’addestramento.
Mi c’era voluto un attimo per capire dov’ero.
Mi trovavo nella sala principale del tempio sottomarino di Nettuno.
Non c’era nessuno nella sala e c’erano alte probabilità che nessuno a parte chi mi aveva portato lì, probabilmente Nettuno stesso, sapesse dov’ero.
Nemmeno Crystal sarebbe riuscita a ritracciarmi o a raggiungermi.
In aggiunta a ciò ero completamente nuda.
Accidenti!
-Bentornata.-disse una voce gentile, come un canto. Mi voltai molto imbarazzata verso Leslie, una delle sacerdotesse del tempio. Anche lei era una sirena, ma la sua indole gentile l’aveva fatta diventare una sacerdotessa, non un combattente. Aveva gli occhi e i capelli blu, la pelle chiara, indossava un semplice vestito bianco un po’ scollato, senza maniche, i bracci erano avvolti da tatuaggi blu che apparivano anche sulla fronte e al centro del petto. Indossava un ciondolo con una pietra acquamarina incastonato in una catenina argentata. Tra le mani aveva un panno bianco, me lo porse e mi accorsi che era un asciugamano. Lo presi e mi ci avvolsi, asciugandomi, i capelli gocciolavano ma io gli ignorai e fissai Leslie.
-Perché sono qui?- domandai un po’ intimorita.
-Nettuno desiderava parlarti.- rispose con la voce calma. -Seguiti, ti accompagno a cambiarti.-
-Cosa è successo?- domandai seguendola per il tempio, attraversando stanze ornate da affreschi e murali. -Perché mi ha convocato ora? Centra Lucy? Oppure Hanry?-
-Non lo so, per ora è meglio se vai a cambiarti, poi potrai chiedere direttamente a lui. Ha già scelto i tuoi abiti.- mi informò con voce piatta, priva di inflessioni.
Sospirai, per niente sorpresa, Nettuno stabiliva sempre come ci si vestiva nel suo tempio, solitamente erano abiti che ricordavano quelli delle sacerdotesse greche, fermati con nastri e strania fili, e sandali alla schiava. Sempre sandali alla schiava. Alla fine avresti fatto qualunque cosa per indossare un altro paia di scarpe, anche quelle con il tacco a spillo alto dieci centimetri e scomode da morire.
In silenzio attraversammo il cortile esterno al tempio che portava in un'altra ampia struttura, incorniciata da colonne corinzie come quelle dell’edificio che ci eravamo lasciate alle spalle. Entrammo in silenzio, lì solo le stanze interne avevano porte, ci dirigemmo verso la parte sud dell’edificio dove c’erano le camere da letto. Era strano essere di nuovo lì, dove ero vissuta per la maggior parte della mia vita, dove avevo imparato a combattere, dove avevo iniziato a vedere il mondo con occhi diversi. Ricordavo il mio arrivo lì, come era all’inizio. Sentivo dolore, tanto, non riuscivo a muovermi. Non era un dolore reale, non era fisico, non poteva essere guarito. In me non c’era niente di fisico a quel tempo, anche la mia coscienza era confusa. Finché non mi trasformavo in sirena non riuscivo a muovermi, era come se sentissi un dolore immenso anche solo a cercare di alzare le palpebre.
Lentamente tutto era cambiato, era diventato più facile o forse io ero diventata più forte, ma ricordavo il canto che mi accompagnava sempre, la voce di Lucy che dolce intonava una melodia. È uno dei ricordi più vividi e chiari di quel periodo. Non avevo ancora incontrato Crystal, sembra che molte sirene non riescano a trasformarsi perfettamente perché lo shock che subiscono è troppo grande, l’anima viene permeata di energia mentre il corpo muore, c’è il rischio che non riesca ad integrarsi con il nuovo corpo. In realtà non ne capivo molto di tutta quella faccenda ma quello che capivo è che io in un qualche modo ero stata molto fortunata.
Entrai nella mia vecchia stanza, tendaggi bianchi con ricami blu scendevano dal soffitto lungo le pareti, un cassettone era abbandonato da una parte della stanza, in un altro luogo c’era una specchiera, sul grande letto a due piazze era ripiegato un vestito azzurrò piuttosto ampio.
-Ti aspetto fuori.- mi informò Leslie rimanendo sulla porta.
Le sorrisi e mi diressi verso il letto, poi mi asciugai i capelli con l’asciugamano con cui mi ero avvolta fino a quel momento, dopo che furono strizzati e solo umidi lo gettai da una parte, sopra il tappeto. Mi diressi al cassettone mi indossai la biancheria intima, grazie al cielo lasciavo sempre dei vestiti lì. Poi presi l’abito azzurro e lo indossai, presi il nastro e lo avvolsi in vita con tre giri, poi legai il nastro dietro e ci feci un fiocco, infilai i sandali alla schiava e li legai sotto il ginocchio. Andai alla specchiera e osservai un attimo il mio riflesso: non stavo male con quel vestito, anche se sembrava un po’ retrò, un bel po’ retrò. Lanciai un occhiata al cofanetto di lato allo specchio, conteneva i gioielli cerimoniali, lo aprii e presi una coroncina bassa, in stile diadema fatta di un delicato intreccio di fili d’argento rigidi che si incrociavano al centro della fronte, con una pietra blu notte incastonata al centro. Mi osservai di nuovo: la mettevo o no? Meglio di no, era un po’ esagerato.
Lo posai sopra il cofanetto e mi alzai, mi diressi verso la porta, poi arretrai di un paio di passi sentendomi incerta. Mi voltai a fissare il muro lasciando che la domanda che mi tormentava ma che avevo cercato di scacciare dalla mia mente mi arrivasse nella mente in modo limpido: perché ero lì? Perché io? Che voleva da me? E se fosse stato per Hanry? Se non volesse che stessi con lui? Se avesse voluto fargli del male?
Qualcuno bussò alla porta interrompendo le incessanti e angosciose domande che continuamente mi giravano nella testa. Sospirai tristemente e con rassegnazione aprii la porta trovandomi davanti Leslie che mi guardava con lo sguardo paziente e le mani giunte rivolte verso il basso, inclinò dolcemente la testa e i capelli blu come l’acqua le scivolarono sul collo scoprendo la pelle bianca della spalla che contrastava con il colore dei capelli. Mi guardò con gentilezza piegando le labbra in un sorriso tranquillo che esprimeva calma più che felicità, un sorriso di cortesia.
-Sei pronta?- domandò.
Mi passai le mani tra i capelli ancora umidi e feci un cenno d’assenso con la testa. Leslie si voltò lentamente e mi fece strada, la seguii con il cuore che batteva a mille e lo stomaco in subbuglio, mi sembrava di camminare nella gelatina perché ogni passo era difficile, pesante, stressante. Avevo voglia di gridare, mi sentivo nervosa e ansiosa, perché non riuscivo a capire perché ero lì e non riuscivo nemmeno a immaginare il perché mi avessero allontanato da Hanry. Chissà come stava ora? Il tempo lì nel mare scorreva diversamente. Quanto tempo stava passando? Dovevo sbrigarmi a tornare.
-Com’è tornare qui dopo essere andati nel mondo normale?- domandò con una voce tranquilla e curiosa. -Ti è mancato … questo posto?-
Per un attimo mi fermai e mi guardai intorno: mi era mancato quel posto, dovevo ammetterlo. Magari trascinata dagli eventi non ci avevo mai fatto troppo caso, ma la verità è che ne sentivo nostalgia. Le alte colonne e le pareti bianche di marmo, le stanze ampie dai soffitti alti, quasi sempre vuote, le statue abilmente scolpite, l’azzurro che si estendeva ovunque in modo infinito, i pesci che circondavano quel luogo, come una miniatura in una bolla di vetro. Era splendido, tutto era bellissimo e donava una sensazione di pace che ti spingeva quasi sempre a riflettere e a fare autoanalisi.
I ricordi di quel luogo in cui ero vissuta, il dolore che avevo superato, la tristezza, e anche l’ansia e la paura. E poi le cose che avevo scoperto di saper fare, la forza che non credevo di avere ma che avevo scoperto essere mia, tutto ciò che mi apparteneva, tutto era diventato chiaro in quel luogo, come acqua limpida. Poi i ricordi della mia vita che lentamente sbiadivano, anche quelli più dolorosi riuscivano a non distruggermi più, in quel luogo tutto sembrava colmarsi di una sorta di strano sentimento neutro. La rabbia o il dolore non rimanevano forti così a lungo. Tutta via c’era sempre una sorta di malinconia che non svaniva, ispirata soprattutto dai ricordi passati.
-Si, credo si …- risposi guardandomi attorno.
Lei si voltò a sorridermi, i capelli sfrusciarono leggermente. Glieli avevo sempre invidiati, i capelli azzurri, ma in quel momento non mi piacevano molto, li trovavo un po’ infantili, d’altronde l’aspetto di Leslie era quello di una tredicenne, sebbene il suo sorriso e il suo modo di fare fossero quelli di una persona molto più adulta. Mi chiesi come fosse possibile che questi aspetti del suo carattere non riflettessero sul suo aspetto.
Entrammo di nuovo nel tempio e ci dirigemmo verso la sala in cui di solito appariva Nettuno. Dico “appariva†perché lui non stava sempre lì, non so dove andasse, a volte pensavo che lui fosse ovunque c’era acqua, quasi fosse una sorta di spirito dell’acqua o simile, invece in realtà era il dio greco del mare... Quando arrivammo mi ritrovai davanti a due gigantesche porte bianche finemente decorate, sembravano fatto di qualche materiale particolare che sembrava incredibilmente delicato come la porcellana, ma che era più resistente del marmo. Leslie si fermò e rimase immobile, senza dire niente, improvvisamente le porte si aprirono con uno scricchiolio rivelando ciò che c’era al di la di esse.
Entrammo in una grande sala per metà bianca e per metà azzurra, con una parete che sembrava trasparente, si vedevano i pesci che nuotavano e un basso fondale, la luce arrivava alla sabbia del fondale in modo più chiaro, dove eravamo ora invece i luoghi erano illuminati da spruzzi di luci piccole, come un insieme di lucciole.
-Grace.- chiamò una voce, fu un bisbiglio che mi fece sentire nel luogo più profondo e scuro del mare, una voce dolce e crudele al tempo stesso. La voce del mio signore, della persona a cui di fatto apparteneva la mia vita, ma non il mio cuore. Mi voltai in silenzio verso il luogo da cui proveniva quella voce cercando inutilmente di scorgere qualcosa.
-Lasciaci.- bisbigliò ancora, fu come se dell’acqua fredda mi scivolasse addosso.
Leslie fece un breve ed elegante inchino e si voltò uscendo a passo leggero dalla sala. Non fece alcun rumore, non ero mai riuscita a capire come facesse.
Le porte si chiusero dietro di lei con uno scatto, non so perché ma in quel momento mi sembravano una sorta di condanna.
-Bentornata, mia sirena.- disse Nettuno richiamando la mia attenzione, la sua voce sempre magnetica e profonda -Abbiamo molte cose di cui parlare.-
“Si!†pensai tra me e me “Una vera condanna!â€


I diritti della storia e di tutti i capitoli sono ovviamente meiei quindi siete pregati di non riprodurla altrove senza il mio consenso e senza citarmi come autrice. (mi hanno consigliato di scriverlo, ma non è una cosa ovvia? Mah ... =_=)
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anna 88



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PostPosted: Sat Jun 07, 2008 8:02 am    Post subject: Reply with quote

tranquilla, anche secondo me non c'è il bisogno di dirlo.. è allucinante che ci sia gente che si comporta in maniera tanto ignobile!! davvero ti è successo??

comunque il capitolo è bellissimo! henry diventa sempre più dolce.. ma mi preoccupa il discorso che deve fare con nettuno.. cosa vorrà farle??

mi dispiace davvero molto che si stia avviando alla fine.. ne sentirò molto la mancanza.. Crying or Very sad

bacio
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benevampire



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PostPosted: Sat Jun 07, 2008 7:58 pm    Post subject: Reply with quote

wow!!! bellerrimo!!!!!!!
ma signore che gente che c'è!!! anche a te copiano le storie?!?!?! è successo ank ad ale!!!!
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^Miki^



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PostPosted: Sat Jun 07, 2008 10:41 pm    Post subject: Reply with quote

Si, è successo con l'altra toria che ho scritto. Ci sono rimasta vermaente male e per un mese non ho più postato, ho ricominciato dopo aver parlato con Yoko (merito dei suoi vampireschi poteri di persuasione XD ). Comunque grazie al cielo con il canto non è successo niente di smile.

Sono contenta che i miei capitoli vi piacciano sempre^^. Il fatto di stare arrivando alla fine mi esalta e mi deprime insieme. Ma tanto posso sempre scrivere un seguito( me lo ripeto tutte le volte che finisco una storia e non lo scirvo mai, però almeno pensando così non vengo presa dallo sconforto).
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elisabeth



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PostPosted: Thu Jun 12, 2008 1:40 am    Post subject: Reply with quote

scusa il ritardo ma ho il pc rotto.....come sempre Cool
capitolo fantastico,ma davvero siamo alla fine? Sad nooooooooooooooooo! ti prego nn dirmelo!!!! e adesso cosa vorrà il capo? Confused speriamo bene!!!! vai grace!!!davvero ti hanno fatto una cosa così meschina? mi dispiace, certo k certa gente nn si vergogna proprio di nulla!!!! Evil or Very Mad

comunque sei divina nello scrivere e ancora una volta lo hai dimostrato!!!! Very Happy Very Happy

kisses
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^Miki^



Joined: 25 Jan 2007
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PostPosted: Fri Aug 01, 2008 6:09 am    Post subject: Reply with quote

Ciao a tutti^^!
Scusate se ho aggiornato così tardi (so che ultimamente è la mia frase tipo), ma ero davvero sommersa dagli esami e non avevo tempo nemmeno per respirare! -.-
Quindi anche se incredibilmente in ritardo eccovi il capitolo.

Capitolo 28
-Tell him -




-Che genere di cose?- domandai sulla difensiva. Una sfera di luce azzurra fece il sui ingresso nella stanza irradiando deboli raggi.
-Potremmo iniziare dalla tua missione.- mentre pronunciava queste parole la sfera ebbe un fremito, come se i raggi di luce si espandessero per poi ritirarsi.
-Se vuoi parlare almeno abbi la decenza di mostrarti in carne e ossa, non come una … sfera fluttuante! Come … qualcosa di tangibile. Cos’è? Non vorrai farmi credere di non saperlo fare?! >> protestai cercando di prendere tempo. Mi sentivo un po’ in trappola, non sapevo se avevo una buona ragione per sentirmi così, ma non potevo fare a meno di irrigidirmi e stare sulla difensiva.
La sfera si illuminò di una luce intensa, tanto che divenne impossibile guardarla, mi riparai gli occhi con una mano cercando di vedere qualcosa senza riuscirci. Lentamente la luce si attenuò e io abbassai la mano, davanti ai miei occhi c’era un uomo dall’età indecifrabile, alto e molto bello. Aveva dei lunghi capelli neri dai riflessi blu, gli occhi blu scuri e la belle candida risalta in contrasto con quei colori tanto che sembrava quasi luminescente. Il volto aveva dei lineamenti forti, la mascella squadrata e alta gli dava un aria severa, che era addolcita dai capelli che gli incorniciavano almeno un poco il volto. Indossava un attillato vestito blu e nero che gli fasciava completamente il corpo tonico e muscoloso, esaltandone i dettagli. Incrociò le braccia al petto e mi fissò con sguardo rilassato.
-Questo aspetto ti soddisfa?- domandò inarcando un sopracciglio con aria impassibile. La sua voce bellissima e profonda mi stupì immensamente, non importava in quale involucro, la sua voce era splendida come era sempre stata, non subiva alterazioni. Lo guardai con gli occhi sgranati, tanto che le sue labbra sottili si stesero in un sorriso appena accennato.
-Ah … beh … si … - farfugliai confusa. Mi voltai e feci un paio di passi verso la porta, poi mi girai nuovamente sentendomi più calma. -Perché sono qui?- domandai con uno sguardo e un tono di voce preoccupato, ero troppo nervosa per stare attenta anche a quello.
-Questa è una domanda interessante.- disse Nettuno, che dal niente, con un semplice gesto, fece apparire due comodi sofà che comparvero con una scia azzurra. -Sediamoci.- propose facendo un gesto con la mano per indicare i mobili.
Lo fissai negli occhi, ma non riuscii a reggere a lungo quello sguardo scuro e profondo che mi faceva sentire come se affondassi nel mare. Infine mi misi lentamente a sedere, senza però distogliere lo sguardo da lui per un solo istante, un po’ come se fossimo dei lottatori di karate durante un torneo. Questa ovviamente era solo la mia sensazione, lui sembra molto rilassato e a proprio agio. Lui si mise a sedere davanti a me con un gesto fluido.
-È la prima volta che ti vedo così.- dissi più a me stessa che a lui. Mi sentivo davvero nervosa.
-Gli esseri umani danno molta importanza all’apparenza. Le forme, le sembianze, come le cose appaiono, come le vediamo, questo rende quelle cose “belle”. Ma la vera bellezza … il più delle volte sfugge alla loro comprensione, così come ciò che rende te bella sei tu stessa Grace. È la tua essenza, la tua anima che affascina.- parlò con voce calma e sguardo profondo.
-Un discorso molto filosofico. Come “Ho bisogno di te, ti cercavo da tanto tempo disperatamente.” Già, molto realista, solo per gli idioti che ci credono.- risposi sarcastica, incrociando le braccia al petto.
Lui sorrise, poi scoppiò a ridere in modo incontrollato. -Non posso più passare per un tipo assennato, presumo. È uno … come dicono gli umani …? “Divertimento”? È un vero divertimento prenderti in giro!- dissi con un ghigno.
-Il solito strafottente.- assentii lasciandomi andare contro lo schienale.
-Non è un termine molto educato Grace.- mi fece notare con il solito ghigno sulla faccia.
Mi limitai a guardarlo senza dire niente, lui alzò un sopracciglio e poi scosse la testa.
-Immagino che io debba essere serio in questo momento.- disse congiungendo le mani e guardandomi diritto negli occhi.
-Non guasterebbe.- acconsentii.
-Sei partita per una missione all’incirca un mese fa e dall’ultimo rapporto che ho ricevuto, rapporto non fatto da te tra l’altro, mi è parso chiaro che la tua missione è stata un fallimento completo. La tua prima missione. Direi che come combattente non hai un grande avvenire …-
-Ho affrontato tre vampiri e ho vinto.- lo informai.
-Ma … hai dormite per la bellezza di un mese nella stessa stanza con uno di loro senza accorgerti di niente. E ti sei perfino messa con un vampiro, almeno questo è ciò che mi ha riferito Lucy.- raccontò.
-Loro non hanno fatto niente di male. Non fanno male a nessuno e …- iniziai a spiegare.
-Lo so.- mi assicurò, fermandomi -Crystal me lo ha detto e io non ho nessuna voglia di mettermi contro la piccola e caparbia Diana. Ma questa è solo una ragione Grace. Ci sono molte cose che non sai. Tu sei la mia piccola sirena, la più giovane, la più inesperta. Il tuo potere è ancora puro e incontrollato, ma può scatenare una forza immensa, una forza superiore a quella di quelle che sono diventate “le tue sorelle”.- la sua voce calma aveva qualcosa di ipnotico.
-Superiore a quella di Crystal? E di Lucy? Io?- domandai sconvolta, interrompendolo. Si stava sicuramente sbagliando, eppure le sue non sembravano solo belle parole.
-Si Grace, sei molto potente. È per questo che non riesci a controllare bene i tuoi poteri. Per ciò che speravo di te, per ciò che desideravo realizzare preferivo che tu non conoscessi mai l’amore. Sembra che sia troppo tardi …- abbassai lo sguardo per non incrociare il suo. Non c’era una ragione precisa, ma mi sentivo in colpa, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato, come se lo avessi tradito. - Non diventerai più il mio punto di forza, ma ho sempre le altre due. - proseguì tranquillo - Sei stata come un figlia, come loro. - disse, gli sorrisi un po’ confusa. -Lucy è contro il mio ordine di lasciarli andare, Crystal vuole proteggerti. E tu cosa vuoi, Grace?- concluse con tranquillità.
Rimasi in silenzio, sorpresa da quella domanda. Lui non disse niente e alla fine io alzai gli occhi per guardarlo, era tranquillo, aspettava una risposta.
Feci un respiro profondo. -Io voglio stare con Hanry. Voglio … solo questo.-
-E lo ami, immagino.- disse lui pensieroso. -Ma io non ho intenzione di fermare Lucy, non ho intenzione di farle del male. Le mie sacerdotesse azzurre … non verranno toccate, non verranno contaminate, è così che deve essere. E stato deciso che voi sareste state i miei domini sulla terra. Non mi metterò contro di lei per te, ma non l’appoggerò mai. Questa insensata e precipitosa battaglia finirà solo in modo sanguinario, a meno che qualcuno on faccia un passo verso la riappacificazione.-
-Lucy non ci pensa nemmeno.-
-Ma tu si - disse guardandomi negli occhi.
Mi sporsi in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e nascondendo il volto tra entrambe le mani. Che cavolo! Perché io? Sempre io?
-Grace, è più importante che tu segua il tuo cuore. Ci sono molte cose che puoi conoscere facendolo, anche la vera forza dei tuoi poteri, fin dove puoi spingerti, io posso mostrati la verità. Posso solo mostratela però. -
-Non capisco.- dissi sinceramente -Mi sembra solo che tu parli solo in modo filosofico e per darti un tono tra l’altro.-
Sorrise benevolmente, non mi aspettavo un sorriso simile da lui.
-Stai facendo il misterioso apposta.- lo accusai.
-Tu sei l’unica a cui permetto di parlarmi così Grace, mi sei cara più di altre. Non ho mentito quando ho detto che ti ho cercato e scelto. Io ho scelto te … e tu hai scelto Hanry. - bisbigliò soprapensiero.
Trattenni il fiato preoccupata, le sue parole sembravano quasi una dichiarazione d’amore ma io sapevo che non lo erano, che c’era qualcosa dietro. - Dove vuoi arrivare? -
-Non cambierai rotta vero?- domandò, con lo sguardo abbassato, poi alzò gli occhi. -No, non lo farai.- rispose dopo aver visto la mia espressione torva. -Ma mi chiedo quanto tu lo conosca. Quanto tu sappia di lui. Quanto lui ti abbia detto …-
-Che vuoi dire?- domandai lanciandogli un occhiata ansiosa. Hanry non mi aveva detto qualcosa ? Di certo allora non era una cosa importante. Non avevamo avuto molto tempo, soprattutto per via di Lucy, ma prima o poi … prima o poi mi avrebbe detto tutto ciò che fino ad ora non ero riuscito a dirmi. Eppure quando Nettuno pronunciò quelle parole mi sentii in ansia, fu inevitabile, mi sentii come se avessi un ascia che pendeva sulla mia testa.
-Stai dubitando … ?- non prosegui la domanda perché lo fulminai con uno sguardo.
-Non potresti limitarti a rispondere?- domandai seccata.
Lui mi guardò con irritazione e freddezza. -Grace, stai esagerando!- disse con tono cupo e profondo, il suo sguardo aveva qualcosa di … regale.
Abbassai lo sguardo remissiva. -Chiedo scusa.- mi scusai.
Lui rimase in silenzio, fissandomi con uno sguardo penetrante e freddo, i suoi occhi sembravano due pietre blu fredde e
-Ti mostrerò quello che vuoi sapere, la verità e poi ciò che non sai. Poi potrai dire che vorrai stare con lui per sempre e che lo ami, o potrai dirgli addio. Solo dopo.-
-Mi hai portato qui per questo?-domandai con una punta di preoccupazione.
-Si, solo per questo.- assentì con un sorriso appena accennato.
-E Lucy?- domandai.
-Ti ho già detto che non interferirò tra voi due.- ripeté con calma.
- Ma perché si comporta così?- domandai raccogliendo coraggio. -Perché non ci lascia in pace? Perché continua a tentare di ucciderci? Per quale ragione non può lasciar perdere? Cosa c’è che non va? Cos’è che la spinge a comportarsi così?-
Nettuno sospirò, non lo avevo mai visto sospirare, poi rimase in silenzio a fissarmi come valutando qualcosa, abbassò la mano e la fissò sorpreso. -Fa un effetto molto strano avere un aspetto umano.- bisbigliò soprapensiero, sempre osservandosi le mani
-Scusa, ma non è che potremmo tornare alle mie domande.- proposi con voce bassa e calma.
-Certo. Tu vuoi sapere di Lucy … e io voglio parlarti di Hanry…- bisbigliò pensieroso. -Una decisa incongruenza di interessi.-
-Il passato di Hanry è una questione tra lui e me.- risposi guardando la sua espressione, lui mi ignorava e continuava a osservarsi.
Alzò lo sguardo improvvisamente e mi osservò per un attimo. -Non vale lo stesso per Lucy?- domandò con interesse.
Rimasi un attimo in silenzio a pensarci, ma solo un attimo. -Lucy sta tentando di uccidermi, Hanry no.- risposi con un una discreta nota di rammarico. Lucy stava tentando di uccidermi, la mia Lucy, la ragazza che mi aveva fatto da sorella e che mi aveva aiutato a diventare una sirena in grado di combattere.
-Capisco.- bisbigliò osservando le sue dita mentre le incrociava. -Tuttavia non sono interessato alla tua questione con Lucy, sappiamo entrambi che non cercherà mai davvero di ucciderti.-
-Vuoi allontanarmi da Hanry ?- domandai dubbiosa, pensando che l’unica distanza tra noi poteva essere fisica e stavo sinceramente pensando di accorciare anche quella.
-Voglio mostrarti la verità.- rispose con calma, la sua aria serafica aveva qualcosa di inappropriato .
-Lo ripeti dall’inizio ma continua a sembrarmi un modo per mascherare qualcos’altro.- dissi incrociando le braccia al petto.
-Tutta via se fosse una mia scelta non potresti opporti, lo sai.- mi fece notare con pacatezza.
Non risposi, aveva ragione e qualunque cosa avessi detto questa verità non sarebbe mai cambiata. Non mi mossi, non feci niente, rimasi lì, rigida, in attesa della sua mossa successiva. Non avevo intenzione di incoraggiarlo o di arrendermi quindi tanto valeva stare zitta.
-Che ne dici di un compromesso?- domando infine con gli occhi fissi sul mio volto inespressivo.
Dentro di me avevo una gran voglia di urlare, ma mi rendevo conto benissimo da sola che anche mettendomi a urlare non mi sarei comunque sentita meglio. Mantenni la mia espressione attaccandomici con le unghie e con i denti e fissai Nettuno in un modo quasi impassibile. Un compromesso … poteva essere una buona o una cattiva idea, non sapevo quale delle due era più probabile. All’inizio scherzavamo, ora eravamo seri, Nettuno cercava sempre di trascinarmi dove voleva, e il più delle volte ci riusciva, senza che io me ne rendessi pienamente conto. Come faceva non avrei mai saputo dirlo con certezza, ma so che ci riusciva e che io non potevo farci niente.
-Che tipo di compromesso?- domandai con preoccupazione e sospetto.
Il silenzio scese nuovamente, lui mi studiò in cerca di qualcosa, non riuscivo a capire che cosa cercasse o vedesse.
-Acconsenti alla mia richiesta e io acconsentirò alla tua.- propose senza girarci troppo intorno.
-Qual è la fregatura?- domandai senza preamboli, ero diventata brava ad adattarmi a lui e hai suoi cambiamenti continui di umore.
-Nessuna fregatura.- assicurò, guardandomi male. -Non amo queste parole poco educate.-
Lo guardai soppesando le opportunità: accettare o non accettare è questo il problema! Forse la verità è che Amleto non era pazzo in quel punto, era solo stanco e sopraffatto dalle situazioni della sua vita, come me. Certo, io non arriverei mai a fare un monologo così lungo, già a metà mi stancherei di sentire la mia inutile voce riecheggiare in una sala vuota.
-Ti conosco abbastanza da sapere che in un modo o nell’altro con te c’è sempre una fregatura.- risposi guardando di sottecchi.
-Non sei molto gentile e nemmeno molto sottile.- valutò con una nota di divertimento, mi osservò incuriosito. -Sebbene il tuo aspetto sia molto femminile, le tue maniere denotano ancora un po’ di aggressività. Non mi piace molto.-
-Cosa?- domandai irritata, poi mi riscossi: come eravamo passati da una tentata contrattazione sulla conoscenza del passato di due persone per me importantissime a una strana disquisizione sul mio aspetto e il mio modo di fare?
-Non credi che dovresti essere più femminile? Sei una sirena. La tua apparenza dovrebbe essere delicata e gentile, la tua forza e il tuo potere dovrebbero perciò apparire incontrastati e dirompenti. Al contrario il tuo linguaggio poco femminile contrasta con l’aria fredda e distaccata che ho sempre ritenuto che dovessi assumere.-
Lo fissai piccata -Non credi di esagerare un po’? Non puoi decidere come devo comportarmi o quello che devo dire!-
-Non lo sto decidendo, ti sto solo spiegando quale sarebbe il comportamento più consono alla tua immagine.- rispose con aria calma e composta.
-L’immagine non è tutto, soprattutto considerando che la mia immagine è il riflesso della mia anima. Non ho intenzione di manipolarla per renderla qualcosa che non è, sarebbe sbagliato e contorto.- mi spiegai gesticolando con le mani in modo compulsivo e disgustato.
-Tornando all’argomento di prima, cos’hai deciso?- domandò increspando leggermente le labbra in un lievissimo sorriso.
-Potresti restare fermo su un concetto per cinque minuti così da non confondermi?- chiesi con tono ironico, poi sussultai -Lo hai fatto per questo! Hai agito di proposito! E io ci sono caduta come un idiota!- conclusi nascondendo il volto tra le mani.
-La risposta Grace, è quella la cosa più importante.- mi incalzò con tono dolce e cupo Nettuno, la sua voce sembrava arrivarmi direttamente nell’anima e mi confondeva, eppure prima riuscivo a rimanere più lucida.
Forse la verità è che volevo sapere quello che Nettuno aveva da dirmi su Hanry, quello che non sapevo su di lui, che lui non mi aveva ancora detto. Eppure mi sembrava ingiusto che non fosse lui a parlarmene, non era quello il modo in cui dovevo saperlo, in quel modo era un po’ come tradirlo.
-Non lo so.- bisbigliai. -Così non è molto corretto.-
-No, non lo è.- assentì Nettuno. -Né nei confronti di Lucy, ne in quelli del tuo vampiro. E il tuo comportamento non lo era nei miei.-
-Cosa?- domandai confusa.
-Grace io ti ho fatto diventare una sirena, ti ho dato dei poteri, una nuova vita e una nuova famiglia. Ti ho mandato a combattere i vampiri, eri in missione e ti messa con uno di loro. Hai tradito la mia fiducia, la mia causa …-
-Hanry non fa …- lo interruppi con la maggior prontezza possibile.
-NON È QUESTO IL PUNTO!!- mi interruppe lui in tono infuriato. Trasalii e rimasi in silenzio a fissarlo, scioccata e spaventata, la sua voce mi rimbombava dentro come una miriade di lame di vento. Strinse in una mano il pugno, respirando lentamente, mi fisso con sguardo freddo. -Non ti lascerò morire, Grace. Non potrei mai farlo. Eri così piccola e indifesa, così importante. Proprio per questo voglio che tu conosca tutta la verità. Se mai deciderai di tornare qui in mare … da me … sarai sempre la benvenuta. Sei molto cresciuta. Sei perfino riuscita a purificare le tenebre che avevi imprigionato. Non posso davvero perderti. Io non credo che sia troppo tardi per tornare indietro. Ti darò le risposte che cerchi e se poi vorrai restare con me sarai accolta a braccia aperte Grace, sempre.-
Avevo le lacrime agli occhi, mi sentivo commossa e stordita, feci un respiro profondo prima di chiedere: -E se invece decidessi di restare con Hanry?-
-Allora sarà una scelta consapevole e credo anche priva di un certo rischio.- rispose con calma, la voce densa di convinzione.
Mi lasciai cadere di lato sul divano e iniziai a fissarlo intensamente. -Farai del male ad Hanry se rifiuto?- domandai preoccupata.
-No. Non ti ho portato qui per minacciarti.- assicurò con gentilezza, la voce suadente e profonda.
Chiusi gli occhi e provai a pensare a fondo cosa fare: la verità è che io volevo sapere di Hanry e di Lucy, e questo mi faceva sentire in colpa. Poi avevo paura di come l’avrebbe presa Hanry quando fosse venuto a saperlo. Cosa dovevo fare? Perché la mia vita non poteva essere come quella di qualunque altra persona? Solo perché ero una sirena? Una sirena innamorata di un vampiro… ma perché non mi sono innamorata di qualcun altro? Sarebbe stato più semplice, ma non sarebbe stato Hanry.
Sospirai con una certa tristezza -Sono … molto restia … a considerare un opportunità quello che mi hai proposto, ma … ma, anche se so che sicuramente me ne pentirò …- mi interruppi. Non lo stavo dicendo! Non lo stavo per dire! No! Non lo stavo proprio per dire! Non volevo sentire. -Accetto!- dissi quasi urlando, tappandomi le orecchie.
Lentamente Nettuno si alzò e mi porse una mano. Mi alzai in piedi anch’io e appoggiai lentamente la mano sulla sua, mentre lui mi guardava con occhi limpidi.
-Che succede adesso?- domandai preoccupata.
-Stai tranquilla, niente di brutto. Dormirai per un po’ immersa in un sogno che definirei “magico”. Sarà come guardare un film, le scene ti appariranno in modo nitido e le conversazioni saranno chiare … un ottimo blu-ray.- assicurò scherzando con quello che doveva essere un sorriso rassicurante dipinto in faccia.
-Sarà doloroso?- domandai ansiosa.
-Non fisicamente, te lo assicuro.- rispose con tranquillità. -Sei pronta?- domandò.
Feci un respiro profondo e poi un cenno d’assenso. Ricordo il sorriso gentile di Nettuno in quel momento, poi l’acqua mi avvolse totalmente formando una sfera intorno al mio corpo. Mi sentii soffocare, ma fu solo un attimo, persi i sensi così in fretta da non accorgermi nemmeno di quello che stava succedendo.
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anna 88



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PostPosted: Mon Aug 04, 2008 7:38 am    Post subject: Reply with quote

tranquilla, capisco se eri impegnata..
bellissimo questo capitolo!
davvero brava!
nettuno mi piace molto, e mi piace anche il rapporto ambiguo che ha con lei.. è molto interessante!
poi sono curiosa di sapere cosa deve dire su lucy e henry.. non vedo l' ora di leggere!

bacione
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^Miki^



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PostPosted: Mon Sep 29, 2008 4:51 am    Post subject: Reply with quote

Capitolo 29
-Lacrime di pioggia –





Non avevo mai visto mai visto quel luogo, non ricordavo come ero arrivata lì. Mi sembrava di essere in mezzo al mare, le mie gambe sparivano nell’acqua, i piedi affondati nella sabbia. Avevo un vestito bianco e lievemente trasparente, l’orlo finiva nella acqua mentre io guardavo verso l’orizzonte, intorno a me c’era solamente acqua. Ovunque mi voltassi c’era sempre acqua, era come se fossi in mezzo all’oceano.
Iniziai a sprofondare lentamente, iniziai quasi immediatamente a dimenarmi, ma sprofondai sempre più velocemente e senza che riuscissi a fare niente sprofondai del tutto. Chiusi gli occhi e mi ritrovai sommersa dall’acqua, stavo sprofondando in un cunicolo circolare e ampio, non potevo attaccarmi. Non riuscivo a risalire, la corrente mi trascinava verso il basso, la cosa strana però è che riuscivo facilmente a respirare nonostante tutto. Cosa stava succedendo?
Improvvisamente mi tornò tutto alla mente: Nettuno, il patto, il sogno, il passato di due delle persone più importanti che facevano parte della mia vita. Fu come essere travolta da una valanga. Chiusi gli occhi e feci un respiro profondo per rilassarmi, quando li riaprii ero circondata dalle tenebre, toccai terra, una sorta di specchio d’acqua nero solido, quando ci appoggiai la punta del piede si formarono dei cerchi. Quando appoggiai entrambi i piedi a terra dei cerchi si propagarono tutto intorno. Dalla mia destra e dalla mia sinistra una sorta di sfera d’acqua si alzò lentamente salendo fino all’altezza delle mie spalle, allungandosi e prendendo una sorta di strana forma romboidale, un po’ sbilenca. La superficie era piatta e lucida, si riflettevano le immagini di luoghi strani che non avevo mai visto.
Che dovevo fare?
Quella sorta di strani specchi iniziarono a girare intorno a me in modo concentrico e lento, vedevo le immagini susseguirsi e mi sentivo confusa. Cosa dovevo fare, afferrarli? Allungai una mano per toccarlo, ma mi scivolò attorno alle dita come so fosse fatta d’acqua.
“Scegli” bisbigliò la voce di Nettuno.
Dovevo scegliere che passato vedere per primo, prima l’uno poi l’altro, come se fosse davvero un film. Chi sceglievo? Hanry o Lucy? Chi prima? Chi dopo?
Sospirai con tristezza.
“Lucy” pensai. “Lucy”
Uno di quei cosi si fermò danti a me e si ingrandì fino ad arrivare all’altezza di tre centimetri dalla mia testa. Dentro quell’affare si rifletteva una piccola casa che sembrava appartenere ad un tempo passato. Qualcosa di indefinibile usci da quell’affare, erano come dei lazzi o delle fruste che mi si avvolsero attorno trascinandomi dentro. Ero terrorizzata, ma non riuscii ad emettere nemmeno un suono. Che diavolo avevo fatto?

Mi sentii come se stessi precipitando nel vuoto. Quando riaprii gli occhi ero seduta su una panca in un grande giardino, accanto a me c’erano delle gardenie e della lavanda, davanti a me stavano in un groviglio indistinto alberi di rose di tutti i colori. In un angolo una statua di granito spuntava tra varie specie di piante tra cui riconobbi solo gli anemoni rossi e gialli e le campanule. Tra le altre piante ne spuntavano alcune dai colori bianchi e gialli, una varietà incredibilmente florida, un infinità di colori diversi. Sospirai guardandomi intorno alla ricerca di qualcuno: dove ero finita?
Un forte vento mi scompigliò i capelli, avvertii l’odore dell’acqua salmastra e mi diressi verso il luogo da cui veniva, correndo tra le piante. Arrivai a una cancellata di cui si vedeva il mare che si infrangeva sugli scogli, mi fermai ad osservarlo in silenzio, chiedendomi per l’ennesima volta dove fossi finita.
Il canto di una persona alla mia sinistra mi fece sussultare, erano parole appena sussurrate e dolci che riempivano l’aria, la voce che stava cantando la conoscevo bene e quindi non mi sorpresi quando voltandomi mi trovai davanti a Lucy. Ciò che mi sorprese era che indossava degli abiti strani, in stile settecentesco: aveva un vestito lunghissimo, dalla gonna ampia, di un caldo colore giallo. Ma questo era niente! Indossava un corsetto! Un corsetto! Ma dove accidenti ero finita? Era uno scherzo?
-Lucy.- chiamai avvicinandomi, lei mi ignorò. Quando allungai una mano per toccargli la spalla la oltrepassai. Feci un passo indietro barcollando e mi fissai la mano preoccupata, non è che stavo diventando un fantasma? Ora si che Hanry mi avrebbe chiamata Casper!
-Sorellina!- gridò la voce di una bambina, Lucy si voltò in tempo per accogliere tra le braccia un batuffolo marrone e rosso. Quando lei le avvolse tra le braccia mi accorsi che era una bambina, non alta più di un metro, aveva i capelli castani lunghi tutti boccoli e un vestitino rosso. -Edmond mi fa i dispetti.- disse con una vocina tenera alzando il volto, aveva gli occhi nocciola e un visino d’angelo.
-Non è affatto vero!- disse un ragazzino di circa otto o nove anni. Lucy gli lanciò un occhiata di rimproverò. -Non troppo comunque.- confessò con un sorriso birichino, aveva i capelli biondi come quelli di Lucy e gli occhi nocciola.
Lucy sospirò, ma regalò ai suoi fratelli un sorriso, accarezzando la testa alla bambina. -Dov’è Josephine?- domandò guardandosi attorno.
-Quel damerino è di nuovo venuto a trovarla.- rispose Edmond storcendo il naso, poi le fece la linguaccia.
-Non essere scortese, Edmond.- lo rimproverò gentilmente Lucy.
Lui sbuffò, poi si voltò verso casa con uno scatto e si mise a correre; Lucy si chinò su Shanna e la prese in braccio. -Andiamo anche noi, tesoro?- domandò con dolcezza, appoggiando la sua testa a quella della bambina.
Lei sorrise felice e fece un cenno d’assenso con la testa, depositò con dolcezza la bambina a terra e le prese la mano, dirigendosi con lei verso il centro del giardino. La seguii un po’ confusa, passandomi una mano tra i capelli e chiedendomi che cosa fossi e come mai non riuscisse a vedermi.
Camminai tra fiori e piante del giardino fino ad arrivare a un grande spazio erboso semicircolare davanti a una piccola villa, c’erano un tavolo e delle sedie adagiate davanti alla porta e due persone sedute a prendere il te: una ragazza bellissima dai capelli color mogano, che portava raccolti in un semplice chignon, e dagli occhi acqua marina incorniciate da ciglia lunghe. Gli zigomi delicati e un po’ bassi erano incorniciati da qualche ciuffo ribelle, le labbra piene e rosse risaltavano sulla pelle chiara, si voltò e sorrise a Lucy e hai due bambini.
Edmond fece una smorfia fissando il ragazzo che era seduto con lei e che non riuscivo a vedere. -”Quello” è ancora qui.- bisbigliò disgustato.
-Non essere scortese!- rispose con calma Lucy. Il suo era il solito tono dolce e calmo.
Il ragazzo si voltò, i capelli neri si mossero gentilmente scostandosi dal viso, un viso bianchissimo, i suoi caldi occhi nocciola incontrarono quelli di Lucy e lui sorrise in modo cortese, le labbra sottili, ma carnose, chiuse e piegate lievemente verso l’alto.
-Benvenuti.- disse con voce bassa ma squillante. -Vi unite a noi per il tè?-
-Con piacere.- rispose lei avvicinandosi al tavolo, Edmund rimase dov’era fissandolo di sottecchi con sguardo truce.
Lucy si accomodò con eleganza sulla sedia accanto al ragazzo dopo aver aiutato la piccola ad accomodarsi accanto a lei.
-Piccolo Marin, perché non ti usci a noi?- domandò il ragazzo, il suo tono cortese, ma duro, avrebbe spinto chiunque ad eseguire gli ordini.
Edmond lo fisso con freddezza e sospetto, poi con esitazione si avvicinò al tavolo, facendo il giro si mise a sedere accanto alla ragazza dai capelli mogano con un broncio evidente.
L’altro ragazzo rise divertito.
-Signor Norton le chiedo scusa per l’atteggiamento scontroso di mio fratello.- si scusò garbatamente Lucy versando una tazza di tè a sua sorella.
BLEAH! Ma dove ero finita?! Che roba era? Sembrava un dramma storico! Io volevo solo sapere perché Lucy odiava tanto i vampiri … ma quello! Quello … era forse il suo passato? Se era così quanti anni aveva Lucy? Quello era il mondo in cui era cresciuta? Mi appariva un mondo solo superficialmente ampio, ma assolutamente claustrofobico, così come mi era sempre apparso quando studiavo storia.
-Non ti ho forse già chiesto di chiamarmi Christopher, mia incantevole Lucy.- chiese lui con un sorriso accattivante.
Oh mio Dio!
Lucy arrossì … lei arrossì! Ma… ma quella era davvero Lucy? La mia Lucy? Mia sorella? Era quella? Ma stiamo scherzando?!
-Christopher stasera ci sarai alla festa, vero?- domandò la ragazza con i capelli di Mogano.
-Ma certo Josephine, non potrei mai mancare.- assentì con un cenno del capo. -Spero che mi concederete un ballo, mia splendida e affascinante signorina.-
Rabbrividii di disgusto mentre Lucy abbassava gli occhi triste, quel tipo untuoso mi sembrava incredibilmente falso e non mi piaceva per niente.
-Con piacere.- bisbigliò sorridendo la ragazza.
Un uomo alto sulla quarantina, con i capelli biondi e bianchi fece il suo ingresso nello spiazzo. Aveva un aria autorevole e imperiosa, si avvicinò con passo elegante e fermo al tavolo.
-Buongiorno ragazze, conte Norton benvenuto.- salutò con voce cordiale e distaccata.
Il ragazzo si alzò dalla sedia e si avvicinò all’uomo per stringergli la mano. -Buon giorno a voi signore. Vi ringrazio per la cortese ospitalità e per la gentile e piacevole compagnia delle vostre figlie.-
Quindi quello … era il padre di Lucy. Il vero padre di Lucy. Il solo e unico. L’uomo che l’aveva cresciuta. Lo fissai attentamente e incerta mi avvicinai per guardarlo ancora più da vicino: mi sembrava una persona comune. Non so, forse perché era Lucy, ma in qualche modo mi ero immaginata che suo padre fosse … non so … diverso .. più … più! Semplicemente più! Qualcosa di straordinario insomma. Invece era un banale uomo sulla cinquantina dalla voce profonda.
Guardai Lucy che fissava il ragazzo alla sua destra e notai qualcosa. C’era nel suo sguardo qualcosa di dolce e di doloroso … e poi un'altra cosa, una sorta di .. “innocenza” .. un innocenza che prima non le avevo mai visto negli occhi, un innocenza che non avevo mai conosciuto. C’aera qualcosa di unico in lei, qualcosa di speciale che non avevo mai notato, in quel momento però non riuscivo a capire con chiarezza cosa fosse.
-Per la festa di stasera, non so davvero come ringraziarvi per l’invito.- disse ancora garbatamente il ragazzo.
-Per noi sarà un piacere avervi a questo ballo.-rispose l’uomo. -Ora se volte scusare me e Lucy.-
-Padre?-domandò timidamente e interrogativamente Lucy.
-Cara, c’è una visita per te nel salone.- spiegò il padre con tono tranquillo. -Un giovanotto … mi sfugge il nome ... Uno dei figli del mio vecchio amico Andrè. Il più giovane se non sbaglio.- disse inarcando un sopracciglio con fare complice.
Lucy fissò un attimo suo padre, poi sorrise. -Vincent.-bisbigliò e si alzò domandando frettolosamente scusa, si mise poi a correre verso la grande casa.
Mi ritrovai dietro di lei senza riuscire a vedere con chiarezza intorno a me, era come se venissi trascinata da un lazzo, come se per terra ci fosse dell’olio e qualcosa mi trascinasse facendomici scivolare. Mi ritrovai in un salone ad osservare Lucy che abbracciava un ragazzo sai capelli castani chiari di cui non vedevo il volto, ma che ricambiava l’abbraccio. Il suo braccio destro l’avvolgeva circondandole la vita, la mano sinistra era affondata nei suoi capelli, il volto nascosto nell’incavo del suo collo.
-Bentornato.- bisbigliò Lucy con tono dolce.
-Grazie. Mi sei mancata.- rispose lui con dolcezza.
-Anche tu.- disse subito.
Lui si allontanò lentamente sciogliendo l’abbraccio, in quel momento lo notai, notai una cosa a cui prima non avevo fatto caso. Una pelle chiarissima e bianca, occhi azzurri, così chiari da sembrare bianchi, come quelli degli aschi. Un vampiro. Accarezzò la guancia di Lucy con una mano.
-Sei freddo.- notò lei preoccupata.
Lui si limitò a sorriderle e a condurla per mano, con gentilezza, sul divano. Si misero a sedere l’una accanto all’altro fissandosi. Lui alzò una mano e con delicatezza iniziò ad accarezzarle tutto il volto: partì dalla fronte, scendendo poi sulle palpebre con leggerezza e arrivando alle guance, si diresse verso le labbra sfiorandole con la punta delle dita prima di avvicinarsi a baciarle una guancia.
-Non dovresti comportarti così.- bisbigliò mia sorella con voce calda e affannosa, il volto rosso. -E’ sconveniente.-
-Se non posso comportarmi così con la mia fidanzata con chi altri dovrei farlo?- chiese in tono scherzoso.
Lucy arrossì ancora di più e possibile, poi Josephine fece il suo ingresso in sala e sorrise seguita dagli altri.
-Mio caro Eric, che piacere rivederti.- lo salutò andando verso di lui, gli occhi che brillavano.
Eric si alzò e le fece un elegantissimo baciamano, poi i loro occhi si incrociarono, fu solo una frazione di secondo, ma vidi come una scintilla tra loro.
-Ehy, tu! Giù le grinfie dal ragazzo di mia sorella!- dissi alla rossa tentando di afferrarla. La trapassai interamente, il mio corpo non aveva consistenza.
-Stasera spero mi farete l’onore di concedermi un ballo.- disse con voce suadente Eric.
-Con piacere.-
-Certo, sempre che Lucy non mi sfinisca prima.- aggiunse scherzoso voltandosi vero Lucy, le rivolse uno sguardo gentile. In quel momento però mi parve incredibilmente falso.
Lucy gli sorrise con la sua solita gentilezza e compostezza, poi abbassò lo sguardo. Eric si sedette e le prese la mano nella sua con gentilezza, guardandola e quando lei alzò gli occhi per incrociare i suoi le sorrise.
Strano. Un comportamento decisamente strano. Che mi fossi immaginata la scintilla che avevo visto tra quei due?
Una donna bellissima dai capelli scuri fece il suo ingresso nella sala. Aveva più o meno trent’anni, dall’aspetto sembrava fragile e delicata, ma i suoi occhi rivelavano una grande forza interiore. Entrò nella sala con eleganza.
-Signora Marin.- esclamarono insieme i ragazzi che la salutarono con un elegante baciamano.
-Scusa l’interruzione, vorrei parlare un attimo con Lucy.- disse con tono gentile e calmo.
-Si madre.- rispose Lucy alzandosi.
Uscirono insieme e vedendole camminare mi fu più che chiaro che erano parenti, il loro modo di muoversi, elegante e vagamente sinuoso, era identico, senza considerare che molti tratti del visto erano simili.
-Cara.- disse la donna richiamando l’attenzione di Lucy -Finalmente è arrivato il vestito che avevamo ordinato per il tuo ballo, devi provarlo subito.- dalla sua voce trapelava l’entusiasmo
-Oh, madre.- rispose con gioia Lucy. -Non vedo l’ora. È davvero un giorno splendido.- continuò con un sospiro felice. -Sono sicura che la festa di stasera sarà bellissima.- concluse mentre saliva le scale accanto a sua madre.
-Speriamo solo che la servitù riesca a finire prima del tramonto. Dirigerli è più stancante di quanto ricordassi.- raccontò con un sospiro. -Sarà l’età forse.-
-Ma madre, voi non siete affatto vecchia!- la corresse subito Lucy arrivando prima di lei in cima alle scale.
-Ma tu piccola mia sei alquanto impaziente vedo.- rispose lei con un sorriso amorevole raggiungendola. -Sono nella tua stanza.- la informò dirigendosi verso una porta e aprendola.
Sbirciai dentro curiosa prima di entrare: c’erano due donne dentro che stavano sistemando delle stoffe, vestite in modo molto meno elegante di chiunque avessi visto fino a quel momento. Quando Lucy e sua madre entrarono si voltarono e le salutarono con reverenza, poi porsero a Lucy un abito che perfino a me parve bello, di taffetà azzurro, con dei nastri ai bordi che lo rifinivano.
Lucy entrò in una seconda stanza per cambiarsi e io non potei evitare di seguirla, anche se contro la mia volontà. Mentre si cambiava osservai la sua stanza da letto: era grandissima, con un ampio letto a baldacchino, e lenzuola e trapunte ricamate. Sul comodino oltre a una candela era posato un libro, c’era da un parte una toletta con un portagioie e un armadio che definirei immenso era a un lato della parete.
-Madre avrei bisogno d’aiuto con il corsetto …- chiamò Lucy un po’ imbarazzata.
La donna entrò con un sospiro. -Se solo avessi avuto la pazienza di aspettare le cameriere … - disse aiutandola a toglierlo e a indossarne un altro.
Mentre guardavo fuori dalla finestra lo splendido giardino e il mare in lontananza mi sentii come se tutto quello fosse irreale. Io ero finita attraverso un sogno in un tempo passato e stavo rivivendo il passato di Lucy per s